Wednesday, December 23, 2009

Altri numeri


Non sono certo dati macroeconomici che aprono a grandi speranze quelli arrivati oggi dagli Stati Uniti. Una doccia fredda per chi si era scaldato troppo al solicello tiepido della ripresina, anche se le borse fanno finta di niente e continuano ad andare per la loro strada.

Nel settore immobiliare vanno a fondo le vendite di case di nuova costruzione. In Novembre le vendite di case unifamiliari diminuiscono dell' 11,3% ad una quota annuale attualizzata di 355.000 case, ben al di sotto del previsto calo del 1,2% e delle 425.000 case attese dagli economisti intervistati dal Dow Jones Newswires.

Per noi nessuna sorpresa visto che il risultato era già annunciato dal dato delle vendite delle case esistenti di qualche giorno fa. Le vendite di nuove case, al contrario di quelle di case esistenti, sono registrate con la firma del compromesso e non alla conclusione della vendita. Difatti l'incremento di novembre nelle vendite di case esistenti scontava la corsa all'acquisto di una prima casa , a settembre ed ottobre, dei compratori interessati agli sgravi fiscali, in scadenza ad ottobre, acquisti che però sono stati registrati alla conclusione dei contratti, un mese dopo. Ora gli sgravi sono stati prorogati ad Aprile 2010 ma ormai chi era intenzionato a comprare casa ha concentrato le sue richieste ad ottobre e in futuro non rivedremo certo quei numeri.

Tuesday, December 22, 2009

Numeri al lotto

A Napoli si giocherebbero sicuramente il terno: 35- 28 -22. Sulla nuova ruota di Washington, D.C.. Siamo infatti alla terza revisione, al ribasso, del PIL statunitense nel terzo trimestre 2009.

Ricordate quando a fine Ottobre venne annunciato dal governo il PIL in crescita del 3,5%, notizia salutata come il segnale della ripresa economica e con il rumore dei tappi di champagne che saltavano a Wall Street? Bene, dopo qualche giorno arrivava la prima correzione, allegramente ignorata dal mercato. Scusate, ci siamo sbagliati, la crescita è del 2,8%. Ma chi se ne importa? Nemmeno se vuol dire che a questo tasso di crescita ci vorranno altri 10 anni per tornare ai livelli pre-crisi, con tutto quel che ne consegue per l'occupazione.

Ma non è finita qui. Perchè oggi siamo alla terza e forse nemmeno ultima revisione del dato, anche questa caduta nell'indifferenza generale dei mercati. OK, abbiamo scherzato, il PIL è cresciuto solo del 2,2%, giusto pari all'apporto dello stimolo governativo. Altro che il peggio è passato. La ripresa è debolissima, in coma farmacologico. E i farmaci, gli stimoli del governo, stanno esaurendo il loro effetto. Una ricaduta sarebbe pericolosissima, anche perchè è poco credibile che Obama osi chiedere al Congresso altri stanziamenti per un nuovo piano di stimoli.

Sunday, December 20, 2009

Facciamo le carte al 2010

Analisti ed economisti si cimentano in questo fine anno con previsioni che una volta erano prerogativa di astrologi, maghi e lettori di tarocchi. Tra i tanti che si azzardano a divinare un 2010 prospero e felice (dimenticando la piaga della disoccupazione in crescita) e i pochi che rimangono con i piedi per terra scelgo questi ultimi. Quella che segue è la previsione, non certo fantascientifica, degli analisti di Comstock.

Il rally del mercato azionario ha ormai raggiunto un punto in cui si prevede una ripresa a forma di V che invece non è affatto probabile che si avveri. A fare da catalizzatore di tutto questo ottimismo sono una interpretazione rialzista dell' attuale attività economica, una apparente stabilizzazione del mercato immobiliare e i risultati di diverse aziende che hanno superato le stime previste. Da non trascurare neanche la percezione della forza dell'economia cinese che incide sulla crescita globale e nel movimento verso l'alto di alcuni prodotti di base. Riteniamo che tutti questi punti sono stati sopravvalutati, mentre la paura di perdere il treno che lascia la stazione si traduce in un rialzo speculativo che potrebbe lasciare delusa la maggioranza.

Il fattore chiave da considerare è che la cosiddetta "Grande Recessione" è stata causata da una crisi del credito susseguente ad un boom artificiale e mostra quindi più somiglianza con la grande depressione avvenuta dopo il 1929 o in Giappone dopo il 1989 che con la serie di recessioni sperimentate nel periodo post Seconda Guerra Mondiale. Dopo il crollo del boom delle dot-com nel 2000 a 2002, la Fed ha mantenuto i tassi di interesse a livelli storicamente bassi per un lungo periodo di tempo, e con l'aiuto di norme permissive sui mutui, complessi strumenti finanziari di cartolarizzazione e irresponsabili agenzie di rating, ha favorito un clima che ha determinato un massiccio boom immobiliare. Le famiglie sono state in grado di incassare l'accresciuto valore delle loro case, attraverso rifinanziamenti e prestiti per la casa, che ha permesso loro di spendere liberamente e ridurre i loro risparmi, anche se la crescita dei salari è stata estremamente lenta. Il boom dei consumi ha portato allo sviluppo a livello mondiale della capacità di soddisfare la domanda artificialmente indotta dal libero flusso del credito che è stato scambiato per abbondanza di liquidità da gran parte degli economisti e degli specialisti di mercato.

Ora il conto deve essere pagato. Nonostante la grave recessione in estate, il consumatore deve ancora adeguarsi a un livello molto più basso di spesa. Se tale livello è finalmente raggiunto l'economia può ancora crescere in maniera robusta, ma oggi non siamo vicini a quel punto. Il massiccio stimolo monetario e fiscale messo in atto nel corso degli ultimi nove mesi ha attenuato la crisi del credito e impedito un collasso globale, ma non ha evitato la necessità per l'economia di riadattarsi ad una nuova serie di circostanze. Siamo ancora di fronte a livelli storicamente elevati del debito, un basso tasso di risparmio delle famiglie e una debole industria edilizia. Riduzione del debito e riportare sù il tasso di risparmio prenderà un periodo di tempo prolungato. Inoltre, a seguito della riduzione della spesa dei consumatori vi è anche un eccesso di capacità che frenerà anche gli investimenti. E non dimentichiamo che le nazioni straniere che per la crescita sono diventate dipendenti dal consumatore americano (leggi Cina) dovranno trovare un'altra strada.

Per spiegare brevemente la natura dei cambiamenti precedenti, considerate quanto segue. Dal 1955 al 1985 la spesa dei consumatori rappresenta tra il 61% e il 64% del PIL. Il 30 settembre, questa percentuale era salita al 71%, un importo che è insostenibile data l'artificiosità del boom che l'ha causata. Perchè la percentuale scenda a un più tradizionale 65% del PIL, la spesa dovrebbe diminuire del 7,8%. Anche se questo non accadrà tutto in una volta, sarà un freno alla spesa dei consumatori per qualche tempo a venire.

Un analogo ragionamento è applicabile al debito delle famiglie e al risparmio. Il debito delle famiglie ha registrato una media del 57% del PIL negli ultimi 55 anni ed era ancora al 64% nel 1995. Da allora, è salito al 98,6% (solo leggermente sotto il suo picco) dando una grande spinta alla spesa. Anche se il debito rimane ad un livello elevato l'assenza di un ulteriore aumento toglie una fonte importante di crescita che c'è stata in passato.

Il tasso di risparmio delle famiglie per lo più è rimasto in un intervallo compreso tra il 7% e l'11% del reddito disponibile dei consumatori nei decenni precedenti al 1992, e ha continuato a scendere fino a circa zero entro il 2008 per poi passare a un corrente 4,4%, non appena i consumatori hanno avviato un processo di limitazione della spesa .. In assenza di un aumento dei valori immobiliari e a causa della quasi totale scomparsa del prelievo derivante dai mutui che, al suo apice, rappresentava un annualizzato 12% della spesa dei consumatori, il tasso di risparmio potrebbe facilmente risalire a un più tradizionale 9%. Questo sarebbe ancora un altro freno alla spesa.

A nostro avviso la ripresa economica è ancora nel reparto di rianimazione e non è sostenibile. I progressi visti fino ad oggi sono quasi interamente dipendenti da programmi governativi temporanei che sono destinati ad essere ridotti al minimo. Non appena l'economia sarà in grado di espandersi per proprio conto. Condizioni molto sfavorevoli in tre settori chiave --- abitazioni, immobili commerciali e spesa dei consumatori --- rendono altamente probabile che la crescita economica sarà molto tiepida o cadrà in un'altra recessione.

Circa il 25% di tutte le case con mutui sono underwater (cioè con il valore della casa inferiore al valore del mutuo rimanente), con circa la metà di queste oltre il 20% underwater. L'esperienza indica che un gran numero di questi mutui finiranno in default se non l'hanno già fatto. Anche adesso il 14% di tutte le case con mutui sono in default o in procedura esecutiva. I prezzi delle case sono saliti leggermente rispetto ai mesi passati solo a seguito dello sconto fiscale concesso dal governo agli acquirenti di prima casa e il fatto che i pignoramenti sono stati temporaneamente sospesi per il tempo necessario agli istituti erogatori di verificare quali casi sono suscettibili di modifiche. Non appena questo processo sarà completato quelli non qualificati verranno messi in procedura esecutiva. Inoltre siamo anche di fronte ad un altro round di revisione dei tassi che porterà ancora più default e pignoramenti nel prossimo periodo. Quando ciò accadrà i prezzi delle case riprenderanno il loro declino, mettendo underwater molti più mutui di ora. Non dimentichiamo che la crescente disoccupazione e la mancanza di nuove assunzioni si tradurrà in più famiglie che non riescono a mantenere i loro pagamenti.

Quello degli immobili commerciali - Commercial real estate (CRE) - è un altro settore che esporrà le istituzioni finanziarie e l'economia a ulteriori rischi. I prezzi degli immobili commerciali sono già in calo del 33% nel 2009 e del 45% dal loro picco con una stima dal 55% al 65% a prezzi inferiori al valore dei loro mutui. Circa 1,5 trilioni in dollari di mutui CRE andranno a scadenza nei prossimi anni, e un numero consistente di essi non potrà beneficiare di rifinanziamento a meno che le già indebolite istituzioni finanziarie non mettano a segno insperati risultati. Un gran numero di mutui sono in carico a piccole-medie banche locali. Questa è un'altra ragione per cui le banche sono così restie a concedere nuovi prestiti alle piccole imprese.

La terza gamba del traballante sgabello dell'economia sono le diminuite prospettive per la spesa dei consumatori. I consumatori stanno riducendo il debito e aumentando il loro tasso di risparmio, un processo che è appena iniziato. Il debito delle famiglie / PIL è ancora circa il 100% rispetto ad una media di 57 anni del 57%. Mentre il tasso di risparmio delle famiglie è aumentato al 4,4% da un valore vicino allo zero, con una media generalmente tra l'8% e il 9% nei decenni precedenti al 1992. Ma mentre un maggiore tasso di risparmio ha benefici effetti sull'economia nel lungo termine, esso tende a frenare la spesa dei consumatori quando il processo è in corso. Inoltre il freno alla spesa dei consumatori è la causa per cui i salari sono diminuiti del 5% rispetto a un anno fa, la disoccupazione è ancora in aumento, le nuove assunzioni sono ancora in calo, il reddito netto è precipitato e il credito al consumo è molto ridotto. Il credito al consumo è sceso del 4,3% rispetto all'anno passato, il massimo in almeno 44 anni. Il reddito netto delle famiglie è diminuito del 12%, anno su anno, il massimo calo in 57 anni.

Un altro sviluppo inquietante è la recente comparsa di problemi nel debito sovrano. La rivelazione dell'insolvenza di Dubai World si è risolta in un calo del mercato di un solo giorno, presto liquidata come un evento isolato. Dopo l'emersione dei problemi per i mutui subprime, il mondo avrebbe dovuto imparare che tali eventi non si verificano mai in un vuoto. Dopo la baldoria mondiale del debito basata sulla teoria che gli asset non possono che aumentare di valore, un inaspettato severo calo del valore degli asset ha lasciato i debitori con troppa poca liquidità per onorare i propri debiti. È stato quindi ingenuo pensare che Dubai sarebbe stato l'unico paese a scontrarsi con questo problema e, difatti, altri hanno cominciato a cadere. Fitch ha abbassato il rating sulla Grecia a BBB e S&P ha proseguito con una modifica in negativo di quello della Spagna dal suo corrente rating AA+ . Questa agenzia aveva già declassato i bond portoghesi pochi giorni prima. Le difficoltà di Grecia, Portogallo e Spagna pone la BCE in una posizione difficile. La banca centrale deve fare ciò che è meglio per tutti i 16 paesi membri nel loro insieme, e quando c'è una stretta della politica monetaria le pressioni sui membri deboli aumentano. Non saremmo sorpresi di vedere altre nazioni con difficoltà nel debito, sia nella BCE che in qualsiasi altro posto del mondo.

Noi crediamo che il livello del debito privato e quello del governo degli Stati Uniti sarà diverso per i prossimi quattro o cinque anni, in quanto le autorità tentano di utilizzare il debito pubblico per sostituire il debito privato che è quasi certo diminuirà sensibilmente. Il debito totale degli Stati Uniti è attualmente poco meno di 55 trilioni di dollari (55mila miliardi), composto da debito pubblico per circa 15 trilioni di dollari e debito privato (società statunitensi e privati) di circa 40 trilioni di dollari. Le somiglianze con il Giappone al suo picco economico e di mercato del 1989 ci porta a ritenere che siamo vicini alla stessa "road map" che in Giappone partì da quel momento e continua fino ad oggi. Detto questo, ci aspettiamo che il debito corrente di 15 trilioni di dollari del governo degli Stati Uniti raddoppi a circa 30 trilioni e il debito privato scenda della metà a circa 20 trilioni nei prossimi 4 - 5 anni.

Le somiglianze tra il deleverage del Giappone in corso dal 1989 e quello in atto negli Stati Uniti sono inquietanti. Il debito totale del Giappone in rapporto al PIL è cresciuto dal 270%, quando è iniziato il loro bear market secolare, a circa il 350%, otto anni dopo (1998), per poi scendere all'attuale 110%. Gli Stati Uniti hanno aumentato il loro debito totale / PIL dal 275% del PIL, quando il nostro bear market secolare è iniziato nel 2000, al 375% attuale (10 anni più tardi), e sospettiamo un calo totale del debito simile al Giappone, anche se il debito pubblico giapponese è triplicato durante il loro deleveraging. Il debito pubblico in rapporto al PIL è stato circa il 50% sia negli Stati Uniti che in Giappone, quando il bear market secolare è iniziato. Abbiamo anche il sospetto che il nostro debito pubblico crescerà notevolmente, proprio come ha fatto in Giappone, così come prevediamo il crollo del debito privato. Il debito privato in Giappone è diminuito in modo sostanziale dal suo picco dopo sette anni dall'inizio del suo bear market secolare (passando dal 270% del PIL al 110% attuale). Se gli Stati Uniti dovessero seguire la road map deflattiva del Giappone, ci aspettiamo che il nostro debito pubblico aumenti di circa 7 trilioni di dollari (il debito pubblico netto escluso il debito utilizzato per finanziare la sicurezza sociale), a circa 21 trilioni di dollari e il debito privato diminuisca da circa 39 trilioni di dollari a circa 20 trilioni. Inoltre, il mercato azionario giapponese è raddoppiato nel corso dei tre anni precedenti il loro bear market secolare nel 1987, 1988 e 1989, mentre anche il mercato statunitense è raddoppiato nel corso dei tre anni precedenti l'inizio del nostro bear market secolare nel 1997, 1998 e 1999.

In conclusione, la recessione che abbiamo vissuto non è stata una di quelle tipiche del dopoguerra ma la fine di un'epoca, e per riportare l'economia sulla sua curva di crescita a lungo termine occorrerà un lungo periodo di tempo. Per il mercato azionario, questo comporterà una riduzione degli utili societari e prezzi rapportati agli utili. Alla luce di ciò riteniamo che i grandi incrementi dei profitti previsti per il 2010 e oltre sono di gran lunga troppo alti. E' probabile che il recente rally sia andato sù più di quanto si possa andare senza una prova che l'economia può recuperare ad un forte ritmo, e riteniamo che probabilmente questa prova non arriverà affatto presto.

Saturday, December 19, 2009

Che tempo che fa

Dal Wall Street Journal:

A heavy snowstorm in the eastern U.S. this weekend had some analysts wondering if shoppers would brave the bad weather on this crucial shopping day, typically the biggest shopping day of the year.


Non bastava la crescita della disoccupazione, la spesa insufficiente dei consumatori, il default del Dubai, i rischi del debito sovrano, la Grecia e la conferenza di Copenaghen. Ora analisti ed economisti in ansia per la debolezza della ripresa economica devono fare i conti anche con la neve. Se fossi in loro però non la vedrei in modo così negativo: se non altro questa volta potranno dare la colpa a una tempesta di neve quando riprecipiteremo in un'altra recessione.

Thursday, December 17, 2009

Case di malaffare

Gli analisti di diverse banche d'affari sono pronti a scommettere per ulteriori rialzi dei mercati azionari nel 2010. Ma le loro previsioni sono supportate da dati e analisi corrette o sono solo una trappola perchè più pesci cadano nella rete?

Una lettura alternativa e ben argomentata viene, come al solito, dagli analisti di Comstock, secondo i quali, a causa della debolezza nella spesa per consumi, del calo della fiducia nel settore delle piccole imprese, della crescita della preoccupazione per l'aumento delle foreclosure nel mercato immobiliare e dei seri problemi portati dal debito sovrano, c'è da aspettarsi invece un considerevole declino delle borse.

Tra Barclays Capital, Morgan Stanley, Ubs, JP Morgan e l'onniveggente Goldman Sachs forse solo l'ultima si era accorta dell'arrivo della tempesta perfetta, ma si era ben guardata di lanciare l'allarme mentre, zitta zitta, si alleggeriva dei titoli tossici. E voi vi fidereste di più di chi ha tutto l'interesse di continuare a gonfiare la bolla e i propri profitti o piuttosto di chi, inascoltato, aveva dato l'allarme?

Wednesday, December 16, 2009

Personaggio dell'Anno?

La rivista Time ha nominato Ben Bernanke "Personaggio dell'Anno". Forse anche questo è un premio dato, come certi Nobel, alla speranza, la speranza che il presidente della Fed mantenga i tassi vicini allo zero il più a lungo possibile anche nel 2010?

Ma bando alle battute....il commento più "serio" e convincente l'ha dato forse Paul Krugman, il quale avverte di fare molta attenzione perchè la storia ci insegna che è bene andare "short" con le azioni di una società il cui CEO compare sulla copertina patinata di un grande magazine.

In più c'è lo specifico effetto Time. E ricorda i precedenti, come quando nel 1985, dovendo scegliere tra Madonna e Cyndi Lauper, la rivista americana concluse che Cyndi Lauper sarebbe stata quella destinata a rimanere una star.

Ma soprattutto, non bisogna dimenticare questo:


Krugman dice si tratti di un ben noto fenomeno ma senza dargli un nome. Che intenda abbia qualcosa a che fare con la iella?

Monday, December 14, 2009

Wall Street Bandit

Ora è ufficiale. Citigroup vuole restituire 20 miliardi di dollari al governo federale uscendo così il prossimo anno dal programma di salvataggio TARP. Come avverrà l'operazione? Con un aumento di capitale da 20 miliardi con i quali verrà riacquistato il pacchetto di azioni privilegiate del valore di 20 miliardi in mano del governo.

Ricordo che lo scorso anno Citigroup ha ricevuto attraverso il TARP 45 miliardi di dollari di cui 20 convertiti in azioni privilegiate e 25 in azioni ordinarie che hanno permesso allo Stato di detenere una quota pari al 34% della banca.

Oggi, con notevole faccia tosta, il chief executive del gruppo, Vickram Pandit, detto anche, e a ragione, Bandit, ha dichiarato che "abbiamo un debito di gratitudine nei confronti dei contribuenti americani e riconosciamo il nostro obbligo di sostenere la ripresa economica dando credito e assistenza ai proprietari di case e a tutti i debitori in difficoltà".

Sarà quindi per questo spirito civico e patriottico che non ripaga gli altri 25 miliardi di dollari in azioni ordinarie che sicuramente varranno molto di meno dopo l'aumento di capitale? O non è piuttosto per dare un'altra fregatura ai contribuenti americani che si vedranno svalutata la loro quota per effetto della diluizione?

Bandit con questa operazione vuole prendere due piccioni con una fava: diminuire la quota in mano statale e svincolarsi così dalle stringenti regole, dettate dal governo, che hanno bloccato il pagamento dei bonus ai manager di quelle banche inserite nel programma TARP. Già, c'è anche da evitare che passino alla concorrenza quei brillanti dipendenti che hanno contribuito con grande professionalità a condurre il gruppo sull'orlo del fallimento.

Riuscirà il nostro eroe a realizzare il suo piano? Visto come sono andate finora le cose nella gestione di questa crisi da parte di Geithner & Co non ci dovremmo meravigliare poi tanto di assistere anche a questa beffarda conclusione.

Saturday, December 12, 2009

Peronismo all'italiana

Il Giornale di Feltri annuncia la prossima campagna propagandistica del lider maximo. Con quella che chiama una "provocazione", facendo di tutta l'erba un fascio, mettendo insieme indistintamente banche, banchieri falliti, autorità monetarie e organismi finanziari internazionali esorta la maggioranza di governo a mettersi alla guida di una improbabile guerra santa al grido di "il popolo (e quindi l'unto dal popolo) si riappropri della sua sovranità monetaria". A queste pulsioni demagogiche e populiste aveva già risposto egregiamente (giocando d'anticipo) Mario Seminerio. Che dire? Che se non siamo ancora una repubblica delle banane poco ci manca.

40 anni fa


Friday, December 11, 2009

Le balle di Natale

Dopo la buona notizia su una disoccupazione in frenata arriva un altro regalo di Babbo Natale! E poi dicono che i mercati non credono alle favole: le vendite retail in Novembre negli Stati Uniti sono cresciute del 1,3%, il doppio di quanto si attendeva Wall Street che come d'uopo festeggia scambiando questo dato con un ritorno dei consumi che potrebbe sostenere una ripresa ancora in stato di coma assistito.

Se andiamo a guardare bene i dati non c'è di che rallegrarsi molto. I numeri dimostrano solo un piccolo miglioramento delle vendite trascinate dall'effetto rottamazione auto e dall'aumento dei carburanti. Se depuriamo il dato da questi due elementi la crescita è solo dello 0,6%, ben poca cosa per poter dire che ci troviamo di fronte a un ritorno della spesa dei consumatori.

Anzi, all'interno delle varie voci del paniere, è possibile individuare segnali contraddittori che dovrebbero far riflettere e invitare a giudizi ed atteggiamenti più prudenti. Infatti mobili e arredi per la casa sono in calo dello 0,7% mentre altri settori sono stati tirati sù dal lungo weekend di supersconti in occasione delle festività del Thanksgiving, come per i prodotti elettronici (+ 2,8%) che però avevano già fatto segnare un balzo anomalo del 7,9% con i saldi di Gennaio e gli alimentari in crescita del 1%. In calo anche l'abbigliamento (-0,7%).

Ripresa dei consumi? Andiamoci piano prima di appendere balle scintillanti sull'albero di natale. E non diamo poi la colpa a Babbo Natale se a Gennaio la festa sarà già finita!

Politica italiana

Quando non hai nulla da dire, allora dilla più forte.

Thursday, December 10, 2009

Pecore e banchieri

Il mondo rimane attonito chiedendosi cosa potrà accadere se davvero si concretizzasse la proposta di Alistair Darling, ministro delle Finanze di Sua Maestà Britannica, di tassare al 50% i premi milionari dei banchieri della City di Londra. L'esempio potrebbe allargarsi a macchia d'olio a cominciare dal resto d'Europa e degli Stati Uniti mettendo in fuga i migliori cervelli della finanza.

Come si conviene a dei banchieri, si alza dalla categoria una indignata e sommessa protesta con la quale si rivendicano i meriti e l'insostituibile funzione di amministratori delegati, presidenti e manager che dagli anni '70 in poi hanno prodotto le più geniali innovazioni finanziarie che tanto benessere e ricchezza hanno portato all'umanità tutta.

Innovazioni che possono essere paragonate ad invenzioni come l'energia elettrica, il telefono, la penicillina: le cartolarizzazioni, i cds, i derivati, i mutui ARM e chi più ne ha più ne metta. Qualcuno ha fatto notare che in realtà l'ultima vera rivoluzione nel mondo del credito è rappresentata dall'introduzione del bancomat e forse, negli anni '50, delle carte di credito. Ma vuoi mettere la sofisticata utilità di uno swap o di un Asset Backed Securities?

No, non possiamo permettere che i laboratori di ingegneria finanziaria chiudano i battenti e vada disperso un patrimonio scientifico di tale portata. Poco importano gli incidenti di percorso, i titoli tossici, il credit crunch, la crisi dei subprime, la recessione. Sono il giusto prezzo che noi consumatori dobbiamo lasciare sull'altare del progresso, insieme ai miliardi di dollari o euro necessari al salvataggio di banchieri falliti perchè continuino a fare il loro mestiere.

L'arte del banchiere, diceva pochi anni fa un rampante amministratore delegato di una banca italiana, è quella di tosare il cliente come una pecora senza che se ne accorga, lasciandogli quel poco di pelo che permetta una ricrescita e una nuova tosatura l'anno successivo.

Tuesday, December 08, 2009

Non c'è ripresa senza consumi

La catena di negozi Kroger, un colosso americano del settore alimentare, dichiara una perdita nel terzo trimestre di oltre 1 miliardo di dollari e perde il 14% in Borsa. Precipitano anche le quotazioni delle altre industrie del settore, seppure con ribassi più contenuti. Sono gli effetti del calo dei consumi e dei prezzi, altro che rischi di inflazione e ripresa economica!

Intanto arriva in contemporanea la notizia che l'indice della fiducia dei consumatori americani, un indicatore ai quali analisti ed economisti attribuiscono un importante significato, ha segnato un ulteriore calo a dicembre, estendendo la flessione del mese di novembre a seguito dei timori relativi all'economia e al mercato del lavoro e passando da 47,9 a 46,8 punti percentuali nei due mesi considerati.

Ieri abbiamo visto come la situazione finanziaria dei consumatori sia totalmente in contrasto con la possibilità di una ripresa sostenibile.

I consumatori stanno riducendo il debito e aumentando il loro tasso di risparmio, un processo che è appena iniziato. Il debito delle famiglie / PIL è ancora circa il 100% rispetto ad una media di 57 anni del 57%. Mentre il tasso di risparmio delle famiglie è aumentato al 4,4% da un valore vicino allo zero, con una media generalmente tra l'8% e il 9% nei decenni precedenti al 1992. Ma mentre un maggiore tasso di risparmio ha benefici effetti sull'economia nel lungo termine, esso tende a frenare la spesa dei consumatori quando il processo è in corso. Inoltre il freno alla spesa dei consumatori è la causa per cui i salari sono diminuiti del 5% rispetto a un anno fa, la disoccupazione è ancora in aumento, le nuove assunzioni sono ancora in calo, il reddito netto è precipitato e il credito al consumo è molto ridotto. Il credito al consumo è sceso del 4,3% rispetto all'anno passato, il massimo in almeno 44 anni. Il reddito netto delle famiglie è diminuito del 12%, anno su anno, il massimo calo in 57 anni.

Oggi anche il Wall Street Journal si accorge che

Consumer lending shrank 1.7% in October, the ninth consecutive drop, extending the dramatic decline of financing available to help fuel the U.S. economy.

The $3.5 billion decline, calculated by the Federal Reserve, caps a 4% drop in consumer lending from its July 2008 peak. Before then, borrowing by U.S. consumers -- including credit-card debt and auto loans, but excluding mortgages -- had been growing for more than a half-century.

Consumer activity accounts for about two-thirds of U.S. economic growth. Curtailed lending to consumers could hurt the chances for a strong recovery.

Il credito al consumo segna ad Ottobre il nono consecutivo calo mensile (-1,7%), estendendo il drammatico declino dei finanziamenti disponibili per alimentare l'economia americana. La diminuzione di 3,5 miliardi di dollari calcolata dalla Federal Reserve, rappresenta un calo pari al 4% del credito al consumo dal suo picco del Luglio 2008. In precedenza il credito al consumo - compresi i finanziamenti attraverso carte di credito e prestiti auto ed esclusi i mutui - era sempre stato in crescita negli ultimi 50 anni. La spesa dei consumatori conta per due terzi nella crescita economica degli Stati Uniti. La riduzione dei prestiti ai consumatori, ammette, bontà sua, il WSJ, potrebbe nuocere alle possibilità di una forte ripresa.

In realtà non c'è alcuna possibilità di vedere una crescita reale dell'economia e quindi una ripresa sostenibile finchè è in corso il processo di riduzione del debito da parte dei consumatori. L'unica teorica possibilità, di scuola, per invertire questo trend sarebbe la crescita nominale del Pil attraverso l'inflazione. Ma questa sarebbe una politica economica terribilmente ardua da perseguire con un fenomeno in atto di riduzione del debito. Ma questa è un'altra storia.

Monday, December 07, 2009

La ripresa economica? Nel reparto rianimazione

Il peggio è alle spalle? I deboli segnali di ripresa rappresentano già di per sè una ripresa sostenibile? Faccio il punto della situazione dell'economia statunitense ricorrendo all'analisi dei miei consulenti finanziari preferiti, quelli di Comstock che, come al solito, non si uniscono al coro degli ottimisti di professione e con i quali mi trovo il più delle volte, come in questa occasione, perfettamente in sintonia.

La risposta di Comstock a quelle due domande è che la ripresa economica è ricoverata in rianimazione e con prognosi riservata. Condizioni molto sfavorevoli in tre settori chiave - case, immobili commerciali e spesa dei consumatori - rendono altamente probabile che la crescita economica sarà estremamente debole o cadrà in un' altra recessione.

Circa il 25% di tutte le case con mutui sono underwater (cioè con il valore della casa inferiore al valore del mutuo rimanente), con circa la metà di queste oltre il 20% underwater. L'esperienza indica che un gran numero di questi mutui finiranno in default se non l'hanno già fatto. Anche adesso il 14% di tutte le case con mutui sono in default o in procedura esecutiva. I prezzi delle case sono saliti leggermente rispetto ai mesi passati solo a seguito dello sconto fiscale concesso dal governo agli acquirenti di prima casa e il fatto che i pignoramenti sono stati temporaneamente sospesi per il tempo necessario agli istituti erogatori di verificare quali casi sono suscettibili di modifiche. Non appena questo processo sarà completato quelli non qualificati verranno messi in procedura esecutiva. Inoltre siamo anche di fronte ad un altro round di revisione dei tassi che porterà ancora più default e pignoramenti nel prossimo periodo. Quando ciò accadrà i prezzi delle case riprenderanno il loro declino, mettendo underwater molti più mutui di ora. Non dimentichiamo che la crescente disoccupazione e la mancanza di nuove assunzioni si tradurrà in più famiglie che non riescono a mantenere i loro pagamenti.

Quello degli immobili commerciali - Commercial real estate (CRE) - è un altro settore che esporrà le istituzioni finanziarie e l'economia a ulteriori rischi. I prezzi degli immobili commerciali sono già in calo del 33% nel 2009 e del 45% dal loro picco con una stima dal 55% al 65% a prezzi inferiori al valore dei loro mutui. Circa 1,5 trilioni in dollari di mutui CRE andranno a scadenza nei prossimi anni, e un numero consistente di essi non potrà beneficiare di rifinanziamento a meno che le già indebolite istituzioni finanziarie non mettano a segno insperati risultati. Un gran numero di mutui sono in carico a piccole-medie banche locali. Questa è un'altra ragione per cui le banche sono così restie a concedere nuovi prestiti alle piccole imprese.

La terza gamba del traballante sgabello dell'economia sono le diminuite prospettive per la spesa dei consumatori. I consumatori stanno riducendo il debito e aumentando il loro tasso di risparmio, un processo che è appena iniziato. Il debito delle famiglie / PIL è ancora circa il 100% rispetto ad una media di 57 anni del 57%. Mentre il tasso di risparmio delle famiglie è aumentato al 4,4% da un valore vicino allo zero, con una media generalmente tra l'8% e il 9% nei decenni precedenti al 1992. Ma mentre un maggiore tasso di risparmio ha benefici effetti sull'economia nel lungo termine, esso tende a frenare la spesa dei consumatori quando il processo è in corso. Inoltre il freno alla spesa dei consumatori è la causa per cui i salari sono diminuiti del 5% rispetto a un anno fa, la disoccupazione è ancora in aumento, le nuove assunzioni sono ancora in calo, il reddito netto è precipitato e il credito al consumo è molto ridotto. Il credito al consumo è sceso del 4,3% rispetto all'anno passato, il massimo in almeno 44 anni. Il reddito netto delle famiglie è diminuito del 12%, anno su anno, il massimo calo in 57 anni.

In conclusione, le condizioni estremamente negative in materia di case, immobili commerciali e la situazione finanziaria dei consumatori sono totalmente in contrasto con la visione che l'economia stia sperimentando il tipo di recupero che ha caratterizzato il periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Gli analisti di Comstock ritengono pertanto che il mercato azionario è pesantemente sopravalutato e destinato ad un importante calo.

Saturday, December 05, 2009

Revisioni

Nel giorno in cui il BLS riporta una diminuzione dello 0.2% del tasso di disoccupazione negli Stati Uniti, il governo federale dichiara anche che in Settembre ed Ottobre si sono persi 159.000 posti in meno di quanto riportato in precedenza.

Il dato la dice lunga sull'attendibilità dei metodi di rilevazione usati ma soprattutto non è una notizia che dovrebbe rallegrare così esageratamente. Che l'emorragia di posti di lavoro rallenti è positivo ma, come dice Krugman, all'attuale trend la disoccupazione sarà ancora sopra al 7% alla fine del 2012 e questo, per dirla sempre con le sue parole, "è una tragedia, presentata con una bizzarra soddisfazione".

Nemo propheta in patria

Che la luna di miele tra Barack Obama e i suoi compatrioti fosse finita da un pezzo c'era più di un sospetto ma che nel suo paese fosse meno popolare di Tony Blair, del Dalai Lama e di Papa Benedetto XVI è davvero una notizia sorprendente. E' quanto risulta da un sondaggio svolto in Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Spagna e Stati Uniti dall'istituto di ricerca Harris Interactive, per conto del canale France24. In compenso il presidente americano recupera lontano dalla patria e finisce primo in questa speciale classifica. Non se la cava meglio, anzi perde colpi, il nostro Berlusconi, solo undicesimo(!) nelle preferenze degli italiani e sedicesimo nella classifica finale dietro il vecchio comunista Fidel Castro, e questo nonostante, bisogna dargliene atto, stia facendo di tutto per farsi conoscere. Per avere più dettagli cliccate sull'immagine.

01 Barack Obama 76 per cento
02 Dalai Lama 71
03 Angela Merkel 59
04 Tony Blair 49
05 Benedict XVI 43
06 Nicolas Sarkozy 39
07 Jose-Luis Zapatero 38
08 Ban Ki-moon 37
09 Gordon Brown 36
10 José Manuel Barroso 34
11 L I Lula da Silva 29
12 Benyamin Netanyahou 22
13 Vladimir Putin 20
14 Hugo Chavez 17
15 Fidel Castro 17
16 Silvio Berlusconi 16
17 Dmitri Medvedev 15
18 Hu Jintao 12
19 Hamid Karzai 11
20 Mahmoud Ahmadinejad 5

Friday, December 04, 2009

Il gioco dei tassi

Evviva! Il report dell'Agenzia del Lavoro (BLS) uscito oggi ci dice che negli Stati Uniti a Novembre la disoccupazione è scesa dal 10,2% di ottobre al 10,0%

The unemployment rate edged down to 10.0 percent in November, and nonfarm payroll employment was essentially unchanged (-11,000)


Ma se il totale del numero degli occupati è rimasto lo stesso, o è diminuito di sole 11.000 unità, dove è andato a finire quello 0,2% di disoccupati? La spiegazione, nascosta, è sempre nel rapporto della BLS, più sotto.

The number of long-term unemployed (those jobless for 27 weeks and over) rose by 293,000 to 5.9 million. The percentage of unemployed persons jobless for 27 weeks or more increased by 2.7 percentage points to 38.3 percent.


Capito? Il numero dei disoccupati di lungo periodo (quelli senza lavoro da oltre 27 settimane) è cresciuto di 293.000 unità arrivando a 5,9 milioni. La percentuale dei disoccupati per 27 o più settimane è cresciuta di 2.7 punti percentuale al 38.3 per cento.

E allora, direte voi, dov'è la spiegazione dell'arcano? Perchè è diminuito il tasso di disoccupazione? Perchè è diminuito il tasso di coloro che fanno parte della forza lavoro in quanto è diminuita la popolazione della forza lavoro. La forza lavoro negli Stati Uniti è diminuita di 98.000 unità. Il numero di coloro che non fanno più parte della forza lavoro è aumentato di 291.000. Il totale della popolazione attiva è pari a 153.877 + 82.866. Il tasso di coloro che fanno parte del mercato del lavoro è pari al 65%.

Vi ho confuso ancora di più le idee? In tal caso chiedo scusa, ma c'è qualcuno che sia mai realmente riuscito a spiegarvi il gioco delle tre carte?

Thursday, December 03, 2009

Bolla? Quale bolla?

I Senatori della Banking Committee hanno messo sulla graticola il povero Ben Bernanke prima di concedere il probabile nulla osta alla sua rielezione alla presidenza della Federal Reserve, anche se questo costerà un ridimensionamento dei poteri della banca centrale. Esilarante questo passaggio dell' "interrogatorio". Dal Wall Street Journal:

In question and answer session, Mr. Bernanke said he didn't see any asset bubbles emerging in the United States. "We do not see, at this point, any extreme misevaluation of assets in the United States," Mr. Bernanke said.

A questo punto credo che il via libera delle lobbies finanziarie sia scontato: sempre meglio un asino alla presidenza della Fed piuttosto che una Fed che metta il naso nei loro affari.

Wednesday, December 02, 2009

Gli Stati Uniti stanno uscendo dalla recessione?


Thanks to mintlife

Lost decade Americana

Per le azioni siamo già al Giappone. E da un bel pezzo. Lo S&P 500 nell'ultimo decennio per la prima volta dalla Grande Depressione ha fatto registrare un risultato negativo. Nel grafico qui sotto sono espressi, divisi per decadi, i profitti totali (compresi i dividendi) al loro valore nominale.

Considerando anche la svalutazione del dollaro e l'inflazione, investire in azioni in base alla filosofia del "buy and hold" è risultato un pessimo affare soprattutto per i risparmiatori e i fondi pensione. Invece a leccarsi i baffi speculatori e insider.

Thanks to EconomPic

Orizzonti di recessione

Come sottolinea Paul Krugman sembrano crescere le probabilità di cadere in una nuova recessione. L'ipotesi di trovarci di fronte a una "double dip recession" o ad una recessione a forma di W non va per la maggiore ma è quella che da tempo tutti i segnali, che mi sforzo di evidenziare un giorno sì e l'altro pure, ci dicono si stia minacciosamente profilando all'orizzonte.

Nonostante borse e mercati continuino ad alimentarsi di speranze e della liquidità immessa a fiumi nel cuore della crisi, ci sono molte ragioni che dovrebbero far riflettere sulla possibilità di una ricaduta. In primo luogo buona parte della crescita che abbiamo visto realizzarsi in questi mesi è dovuta ai programmi di stimolo messi in campo dai governi.

Nel motore del mercato senza la cui ripartenza non c'è speranza di ripresa per il resto del mondo industrializzato, quello degli Stati Uniti, lo stimolo ha già prodotto il suo massimo impatto sulla crescita del Prodotto Interno Lordo e raggiungerà l'apice dei suoi effetti sul livello del Pil a metà del prossimo anno e quindi comincerà ad affievolirsi, ci avverte Krugman.

In secondo luogo, la crescita della produzione manifatturiera è dovuta per larga parte, come ho sottolineato tante volte, alla ricostituzione delle scorte di magazzino e anche questo fattore è destinato a svanire nei prossimi trimestri. Due articoli pubblicati ieri sul Wall Street Journal descrivono bene questi segnali messaggeri di una nuova recessione.

Nel primo, intitolato Si profilano tagli occupazionali allo svanire dello stimolo, si parla delle società costruttrici di grandi vie di comunicazione che, dopo aver completato la maggior parte dei piccoli progetti finanziati dal pacchetto di stimoli economici messo in campo dal governo, stanno cominciando a veder fermarsi le proprie attività, un minaccioso presagio per il debole quadro occupazionale della nazione.

Highway-construction companies around the country, having completed the mostly small projects paid for by the federal economic-stimulus package, are starting to see their business run aground, an ominous sign for the nation’s weak employment picture.

Nello stesso tempo sempre ieri l'Institute for Supply Management (ISM) ha dichiarato che l'indice dell'attività manifatturiera è sceso rispetto al precedente mese di ottobre, passando a novembre da 55.7 a 53.6, sebbene pur sempre al di sopra dei 50 punti che indicano espansione, ma suggerendo che la crescita della produzione sta già rallentando.

Anche Paul Krugman si direbbe più ottimista rispetto a questi segnali preoccupanti se ci fosse qualche indicazione di una sia pur tenue ripresa della domanda privata, dei consumi, degli investimenti produttivi, di qualunque cosa. Ma non c'è nulla che vada in questa direzione. Solo le borse sembrano impermeabili ai venti di tempesta. Ma si sà che proprio nell'occhio del ciclone regna la calma più perfetta.

Update: Thanks to EconomPic

Friday, November 27, 2009

Dubai bye bye? -2

Oggi radio, tv, quotidiani di carta o online, tuttologi di tutte le latitudini e longitudini, politici di ogni orientamento, analisti ed economisti delle più diverse scuole di pensiero, ci hanno inondato di notizie, analisi e spiegazioni di quello che è successo in Dubai. Ci sarebbe da chiedersi dove erano prima, quando volevano farci credere al miracolo del paese dove il Sole non tramonta mai.

Lo so che la mia è una domanda retorica, che erano impegnati a costruire fortune di sabbia con il gioco di Ponzi, ad osannare le meraviglie della finanziarizzazione globale, il sistema dell'economia di carta, del consumo basato sul debito, delle matrioske impacchettate dentro altre matrioske, per cui se non si sono accorti che era in arrivo la Grande Recessione, figuriamoci se potevano prevedere il crack di Dubai World e se ora possono spiegarci il vero perchè di tutto questo e che cosa succederà anche solo domani.

Eppure proprio lo sceicco Mohammed bin Rashid al-Maktoum l'aveva confessato candidamente di aver imparato da Las Vegas il segreto per costruire il suo paradiso artificiale. E questo vale per Dubai come per qualsiasi altro dei Gran Casinò a cielo aperto che abbiamo imparato a riconoscere nel nostro lungo viaggio in questa crisi senza fine. Paese che vai, Dubai che trovi, tanto per dire anch'io una stronzata come le tante sentite oggi.

Thursday, November 26, 2009

Dubai bye bye?

Crollo delle borse europee sulle voci di un default dell'emirato arabo. Una prima stima quantifica in 40 miliardi l'esposizione delle banche europee. Esposte anche numerose società italiane (lista alla quale va aggiunta anche la Impregilo). E pensare che solo pochi giorni fa il nostro premier in persona si era mosso alla volta di Dubai City accompagnato dal fido Scajola per sottoscrivere importanti accordi commerciali e trovare finanziatori per il suo Milan.....

Virtus in medium est?

Tra chi teorizza più stimoli e quindi più spesa pubblica (come Paul Krugman) per non cadere in una ripresa senza occupazione (anticamera di una nuova e più profonda recessione) e chi terrorizza la gente con l'incubo del deficit pubblico e dell'inflazione e afferma la necessità da subito di una "exit strategy", si colloca l'economista ed editorialista del Financial Times, Martin Wolf.

Il primo prende lo spunto dai verbali del board dei governatori della Federal Reserve in cui viene prevista una discesa della disoccupazione molto lenta — ancora sopra il 9% alla fine del 2010, sopra l' 8% alla fine del 2011, intorno al 7% alla fine del 2012. L'inflazione nel frattempo viene prevista considerevolmente sotto il target della Fed, cioè sotto il 2%. Secondo Krugman quindi tra tre anni a partire da ora noi saremo ancora nella trappola della liquidità, con nessuna ragione per alzare i tassi sopra lo zero e la necessità di continuare una politica di quantitative easing e di espansione fiscale.

Martin Wolf non nasconde che un debito fuori controllo rappresenti un grave problema e che occorrerà fare qualcosa. Nondimeno ridurre nettamente i deficit adesso sarebbe sbagliato. È estremamente probabile infatti che farlo possa voler dire respingere le economie nella recessione, come accadde in Giappone negli anni 90. Cosa occorre fare allora? Continua a leggerlo qui.

Il significato del Thanksgiving Day

L'euro arriva a quota 1,5084 sul dollaro e ovviamente Wall Street sale. Oggi la borsa americana è chiusa per il giorno del Ringraziamento. L'idea non è mia, ma almeno il video è in italiano.

Wednesday, November 25, 2009

Effetti collaterali

Toh, anche la Fed si è accorta che a forza di stampare denaro e inondare i mercati di liquidità si rischia di alimentare la bolla dei mercati finanziari. E' quanto risulta dai verbali dell'ultima riunione (3-4 novembre) del Federal Open Market Committee (FOMC), il board dei governatori della Federal Reserve. Nel linguaggio paludato ed asettico che si confà a tali consessi leggiamo infatti:

Members noted the possibility that some negative side effects might result from the maintenance of very low short-term interest rates for an extended period, including the possibility that such a policy stance could lead to excessive risk-taking in financial markets or an unanchoring of inflation expectations. While members currently saw the likelihood of such effects as relatively low, they would remain alert to these risks.

Già, i membri (del board) hanno sottolineato la possibilità che qualche effetto collaterale negativo potrebbe derivare dal mantenimento per un esteso periodo di tempo di bassissimi tassi d'interesse a breve termine, inclusa la possibilità che una tale politica potrebbe condurre a un eccessiva propensione al rischio sui mercati finanziari o a dare il via ad aspettative inflazionistiche. Mentre i membri attualmente ritengono la probabilità di tali effetti ancora relativamente bassa, rimangono tuttavia all'erta nei confronti di questi rischi.

All'erta sto. Questo è quanto. In fondo nulla è cambiato dai tempi di Greenspan che con i suoi occhialini non riusciva a vedere bolle e quando le vedeva teorizzava che si dovessero sgonfiare da sole. Cambiano gli interpreti ma la musica rimane sempre la stessa. Lasciate ogni speranza o voi che credevate che nulla sarebbe stato come prima e che questa crisi avrebbe costretto il sistema ad autoriformarsi.

Tuesday, November 24, 2009

Contrordine compagni (di merende)

Come c'era da aspettarsi, il dato della crescita nel terzo trimestre negli Stati Uniti è stato rivisto al ribasso, e non di poco. Alla fine di ottobre il Bureau of Economic Analysis (BEA), aveva dato il Pil americano in crescita del 3,5%, ma oggi ci fanno sapere che avevano scherzato: la crescita è del 2,8%. Magra consolazione, gli economisti avevano previsto un 2,7%, così, tanto per poter dire che la revisione è al di sopra delle attese.

Quali le cause della prevedibile defaillance? Un più ampio deficit commerciale e una più bassa spesa dei consumatori rispetto a quanto precedentemente previsto. Ormai l'argomento è trito e ritrito ed io non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto scritto qui e soprattutto qui: quale ripresa se aumentano i disoccupati, diminuiscono i consumi e la crescita si basa in massima parte sugli stimoli del governo?

Quando venne fuori il precedente dato del 3,5%, accolto dall'entusiasmo scomposto degli inguaribili ottimisti, Paul Krugman ammonì che anche se la crescita fosse continuata a quel tasso non avremmo visto niente di simile alla piena occupazione se non alla fine del secondo mandato di Sarah Palin.... Con i nuovi numeri, dice oggi Krugman, la data alla quale potremo vedere il ritorno della piena occupazione è... mai.

Intanto Wall Street piange lacrime di coccodrillo, ma vedrete che domani, digerito l'amaro boccone, riprenderà a correre come se niente fosse. Tanto ci sarà sempre qualche dato al di sopra delle attese da propagandare per continuare a gonfiare la bolla.

Underwater

Il mutuo residuo di quasi il 25% (oltre 10 milioni e mezzo) dei proprietari di case negli Stati Uniti, 1 su 4, è inferiore al valore dell'immobile. Questa è la nuda e cruda verità che minaccia ogni speranza di una ripresa sostenibile del mercato immobiliare, appena mitigata dal balzo del 10% nel mese di ottobre nella vendita di case esistenti, frutto dei prezzi stracciati delle aste conseguenti alle procedure di esproprio (foreclosure) e della proroga degli incentivi governativi per l'acquisto della prima casa.

These so-called underwater mortgages pose a roadblock to a housing recovery because the properties are more likely to fall into bank foreclosure and get dumped into an already saturated market. Economists from J.P. Morgan Chase & Co. said Monday they didn't expect U.S. home prices to hit bottom until early 2011, citing the prospect of oversupply.

Home prices have fallen so far that 5.3 million U.S. households are tied to mortgages that are at least 20% higher than their home's value, the First American report said. More than 520,000 of these borrowers have received a notice of default, according to First American.

I cosiddetti mutui underwater (sott'acqua) costituiscono un blocco alla ripresa immobiliare in quanto è più probabile che quelle proprietà incappino nelle procedure di esproprio attivate dalle banche e vadano ad alimentare un mercato già saturo. Alcuni economisti della J.P. Morgan hanno dichiarato che non si aspettano che i prezzi delle case tocchino il fondo prima dell'inizio del 2011, come dimostra l'incremento dell'inventario delle case invendute.

I prezzi delle case sono caduti così in basso che 5.3 milioni di americani sono legati a mutui almeno del 20% superiori al valore della casa e più di 520 mila di questi debitori hanno ricevuto una notifica di insolvenza.

Ma le cose potrebbero essere messe anche peggio di quanto mostrato dai dati della società di real estate che ha sfornato questa ricerca, la First American, che ha usato una nuova metodologia di raccolta dei dati. In base al vecchio sistema la quota dei debitori underwater sarebbe del 33.8% nel terzo trimestre!

Crescono i disoccupati, crescono i debitori underwater, crescono le insolvenze, crescono le foreclosure, e crescono anche le borse, ma di questo non c'è da meravigliarsi. Non guardate alle borse, ammonisce Taleb. Il peggio è alle spalle? Si, underwater, come gli squali.

Monday, November 23, 2009

Italia, esempio per gli Stati Uniti!

E' da un po' di tempo che sul blog di Paul Krugman compaiono dei post nei quali l'economista cerca di porre un freno all'isteria dilagante sul debito pubblico. In uno degli ultimi aveva anche pubblicato il grafico qui sotto, nel quale metteva a confronto il rapporto tra il debito netto e il Pil (GDP) di Belgio, Italia, Giappone e ovviamente Stati Uniti.


Krugman ci ritorna sopra perchè molti lettori gli chiedono per quale motivo mette a confronto con gli Stati Uniti paesi che si trovano nei guai, ma questa volta esagera. Questo è il punto, dice, e aggiunge: "il Belgio è politicamente debole a causa della divisione linguistica; l'Italia è politicamente debole perchè è l'Italia. Se questi paesi fanno crescere i debiti oltre il 100 per cento del Pil senza essere massacrati dai 'bond vigilantes', vuol dire che anche noi possiamo".

Già pronto il prossimo spot del governo italiano con Krugman come testimonial: in marcia verso un futuro radioso grazie al debito. What else?

Friday, November 20, 2009

Cromosoma b

Phastidio.net dedica due articoli (leggi qui e qui) all'accordo sugli esodi incentivati firmato tra la Banca di Credito di Roma, Federlus (federazioni delle Bcc del Lazio, dell’Umbria e della Sardegna) e le sigle sindacali del credito Fabi, Fisac-Cgil, Fiba-Cisl, Uilca, Sincra-Ugl.

L’intesa, che entrerà in vigore a gennaio del 2010, sarà valida fino al 31 dicembre 2012 ed interesserà circa 76 lavoratori dell’azienda, prevede una serie di incentivi per i dipendenti che sceglieranno di andare in prepensionamento. In alternativa ai quali – informa una nota della Fabi – si potrà scegliere di far entrare in banca al proprio posto un figlio o un parente fino al terzo grado.


Non si può non condividere la dura reprimenda che l'autore sviluppa soprattutto nel primo articolo, ma lasciatemi almeno precisare che non si tratta affatto di un accordo "bizzarro", almeno non nel senso di "non comune", perchè qualcosa di simile e forse anche più in grande stile hanno già fatto in Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, Ubi Banca e Monte Paschi Siena.

Più che legittimo dunque il sospetto che "per lavorare in una banca italiana non servono in realtà competenze diverse dal conformismo e dall’acquiescenza". Né sarebbe sorprendente se qualche banca oltre i curricula pretendesse anche i pedigree.

Thursday, November 19, 2009

Misteri di Wall Street

Le borse oggi si tingono di profondo rosso. Non sarà mica per i dati settimanali sulla disoccupazione negli Stati Uniti il cui trend rimane costantemente sopra le 500 mila richieste di sussidio e le stime della precedente settimana sono state riviste al rialzo (da 502 mila a 505 mila)? O perchè il report odierno della MBA segnala un incremento record delle insolvenze e delle foreclosure nel terzo trimestre del 2009 che colpisce il 14,4% dei mutui casa già in essere e rappresenta un incremento pari al 13,2% rispetto al secondo trimestre?

Suvvia, beata innocenza, queste non sono le notizie che possono affossare le borse drogate di questi mesi. Là dove non poterono i soliti pessimi dati economici, riuscì, secondo il Wall Street Journal, un oscuro analista di Bank of America Merrill Lynch che ha declassato otto aziende produttrici di microchip, incluso il colosso Intel, facendo crollare le loro azioni all'apertura di Wall Street. Misteri del silicio, o piuttosto onnipotenza delle big bank che manipolano a loro piacimento i destini dei mercati? Ai sopravvissuti l'ardua sentenza.

Wednesday, November 18, 2009

L'oracolo immobiliare

"Il mercato immobiliare si sta stabilizzando e migliorerà ancora nei prossimi mesi" diceva solo pochi giorni fa Ben Bernanke. Come nel caso di altre sue previsioni gli ultimi dati reali si assumono l'incarico di smentirlo nuovamente.

A ottobre negli Stati Uniti i nuovi cantieri per l'edilizia abitativa hanno segnato un calo del 10,6%, con un consensus che prevedeva invece un incremento dell'1,7%, una vera debacle delle aspettative!

Sorpresi solo gli inguaribili ottimisti e chi crede in una ripresa immaginaria, con la disoccupazione in aumento e un mercato immobiliare sostenuto solo dagli incentivi governativi. Avanti, c'è posto!

Tuesday, November 17, 2009

Ipertitoli

Non credo che Taleb, quando prevede iperinflazione se i governi continueranno a stampare denaro, si riferisca all'oggi o all'immediato futuro. Mi sembra riduttivo sintetizzare la sua opinione, come ha fatto il Corriere della Sera, in un titolo che enfatizza un solo concetto, espresso tra l'altro in una battuta lapidaria, tralasciando i contenuti ben più ampi dell'intervista, nella quale sviluppa altri tre concetti fondamentali:

1) La crisi è soltanto all'inizio
2) Nulla è cambiato, nulla è stato fatto per evitare una nuova crisi
3) Non ci sarà ripresa con una disoccupazione crescente e quindi senza un aumento del livello dei consumi.

Modestamente avrei aggiunto che non sarà possibile una ripresa senza una soluzione della crisi immobiliare e del problema delle foreclosure ma non è possibile avere tutto da una semplice intervista.

Al momento quanto questa ripresa sia virtuale e fragile ce lo confermano gli ultimi dati che mostrano negli Stati Uniti bassa inflazione e un rallentamento della produzione. L'indice dei prezzi alla produzione dei beni al consumo è salita in ottobre dello 0,3% su base stagionale, mentre era attesa una crescita dello 0,6% e la produzione industriale nello scorso mese è cresciuta di un niente, lo 0,1%, mentre il consensus era di 0,3%, ben tre volte tanto.

Ora, credete di più alle previsioni di chi in passato non ne ha mai azzeccata una o a quelle di un Cigno Nero?

Monday, November 16, 2009

Taleb: la crisi è soltanto all'inizio

Nassim Nicholas Taleb intervistato dal Corriere della Sera

L' economia europea che torna a crescere? Le Borse internazionali che da marzo a oggi hanno recuperato il 60%, in certi casi il 100%? A queste domande Nassim Nicholas Taleb risponde con una risata: «Altro che uscita dalla crisi - taglia corto -. In realtà la crisi è soltanto all' inizio». E se gli si chiede come mai molti grandi banchieri d' investimento usano la sua teoria del «cigno nero» per spiegare quanto è accaduto, allora lui raddoppia la risata: «Il cigno nero indica eventi assolutamente inimmaginabili e con conseguenze estreme - dice -. Qui, invece, tutto era più che prevedibile. È come se un autista di bus si mettesse una banda nera sugli occhi e continuasse a guidare senza poter vedere la strada. È ovvio che prima o poi provoca un incidente. Così hanno fatto i capi di banche d' affari, di hedge fund, di private equity. Con governi, authority, organismi di controllo che hanno chiuso entrambi gli occhi».

Proprio «Il cigno nero» (in originale «The black swan: the impact of the highly improbable») è il titolo del suo libro più famoso, con oltre due milioni di copie vendute e traduzione in 31 lingue. Ma c' è anche un altro testo, «Fooled by randomness», che gli ha dato grande fama. Fino al 2004 Taleb ha vissuto da protagonista nel mondo della finanza, compresi i prodotti derivati oggi sotto accusa, con ruoli di primo piano in Ubs, Crédit Suisse First Boston, Bankers Trust. Ora è docente all' istituto politecnico della New York University e alla business school della Oxford University. Ed è uno degli studiosi più ascoltati dalla comunità economico-finanziaria internazionale. In questi giorni si trova a Milano, dove domani a Palazzo Visconti (ore 18) parlerà di «Come vivere in un mondo che non comprendiamo» in una conferenza organizzata dall' Istituto Bruno Leoni. Non andrà invece al World Economic Forum di Davos, dove lo scorso gennaio era stato accolto come una rock star: «Ci sono stato solo una volta - dice - e non ho più voglia di sentire tutte quelle inutili chiacchiere».

Professor Taleb, il rally delle Borse in questi mesi è un indice di ritrovata fiducia o il sintomo di una nuova bolla?

«Si ricorda di Jerôme Kerviel, il trader di Société Générale che ha mandato in fumo in un solo colpo 5 miliardi di dollari? Quel giorno le Borse sono crollate di oltre il 10%. Meglio insomma non fare molto affidamento su quanto succede sui mercati azionari».

Dopo il crac di Lehman Brothers tutti hanno detto che niente sarebbe più stato come prima, che la finanza mondiale sarebbe cambiata. Vede segni di mutamento?

«Nessuno. I super-bonus, i rischi azzardati, i derivati: tutto come prima. Ma rispetto a un anno fa solo in America sei milioni di persone hanno perso il lavoro».

Le indicazioni del Financial Stability Board, così come i progetti per riformare il sistema finanziario e accrescere i poteri delle authority di controllo porteranno maggiore stabilità?

«Io non ci credo».

Cosa dovrebbero fare i governi e le banche centrali?

«Nell' attuale situazione i governi non possono fare altro che continuare a stampare denaro. E la conseguenza sarà l' iper-inflazione».

Un problema serio.

«Molto serio».

Finirà mai l' era delle banche e delle aziende «too big to fail», troppo grandi perché i governi possano lasciarle fallire?

«Per riportare realismo nel sistema ci vorrebbero azioni estremamente aggressive per ridimensionare le grandi banche. Ma non vedo in giro niente di tutto questo».

Perché dice che la crisi è soltanto all' inizio?

«Questa non è una recessione come le precedenti. Altri milioni di posti di lavoro svaniranno. La gente consumerà meno. Per misurare i costi della crisi dovremo calcolare l' intero ammontare delle mancate spese da parte delle persone, in America come nel resto del mondo».

Insomma, non crede proprio a una ripresa dell' economia?

«Per ora sono solo illusioni. Per poter parlare di ripresa andrebbe prima ripulito l' intero sistema, innanzitutto attraverso la totale conversione dei debiti in capitale. La fine della crisi arriverà solo quando il rapporto fra debito e prodotto interno lordo tornerà quello degli anni ' 80, soprattutto negli Usa. E parlo di debiti delle persone come delle imprese. Ma in ogni caso, livelli di consumo come abbiamo visto in questi anni non sono affatto sostenibili».

Va rivisto anche il concetto di globalizzazione?

«Va innanzitutto ridimensionato. E trovo davvero bizzarro il fatto che i governi parlino di "free trade" e di "free banking" e poi corrano a salvare con denaro pubblico le grandi banche e aziende a rischio di fallire. Qualche giorno fa parlavo con l' amministratore delegato di PepsiCo e lui mi diceva di quanto è necessaria la collaborazione fra il governo e la sua azienda. È una logica perversa. I governi devono semmai dialogare con le piccole imprese, non con le grandi. Quelle possono badare a se stesse, hanno più poteri degli stessi governi. E se devono fallire, che falliscano».

Saturday, November 14, 2009

Fischi per fiaschi

Simpatico siparietto tra Paul Kedrosky e Barry Ritholtz.

Paul Kedrosky esprime in questo post il suo ricorrente disagio di fronte agli esercizi del tipo "stabiliamo il valore della cosa X espresso in termini di un bene Y" (provocatoriamente esclama "fissiamo allora il prezzo degli yo-yo in manguste!"). "Se supponessimo di fissare un prezzo di X in un bene Y, X sarebbe prezzato nel bene Y, ma questo non è poi di così grande utilità", dice Kedrosky, fornendo un grafico che misura l'indice Dow Jones in oro a partire dal 1900.

Gli risponde a stretto giro di posta Barry Ritholtz con un grafico del prezzo dell'oro espresso in ...oro. La cosa è terribilmente sospetta, dice fra sè e sè Kedrosky: ci deve essere qualcosa di oltraggioso in questo grafico, ma dove?

Wednesday, November 11, 2009

Donne che si dissociano

Ha avuto scarsa eco sulla stampa italiana il primo discorso di Angela Merkel nella veste di capo del nuovo governo davanti al parlamento tedesco. Si fa fatica a trovarne notizia anche nelle Agenzie stampa. Non sarà mica perchè la cancelliera è andata controcorrente rispetto ai fiumi di ottimismo dispensati negli ultimi tempi da economisti embedded e capi di governo?

La cancelliera tedesca ha infatti affermato che l'apice della crisi colpirà la locomotiva dell'Europa nel 2010 e che i problemi, soprattutto la disoccupazione, peggioreranno prima di migliorare, tanto che il governo tedesco si prepara a rimpinguare il fondo di salvataggio e a tagliare le tasse per sostenere la debolissima crescita economica.

Ci voleva una donna concreta e coraggiosa per dire come stanno realmente le cose, uscendo fuori dal coro di quelli che "è partita la ripresa" e "il peggio è alle spalle". Come pure ci voleva una donna, Janet Yellen, Presidente della Fed di San Francisco e membro del board della Fed (FOMC) ad ammonire che il rischio più grande oggi non è l'inflazione ma la deflazione e sul perdurare di gravi rischi per l'economia, puntando il dito sulla domanda dei consumatori che non riparte e sul credit crunch che permane ancora.

Monday, November 09, 2009

Quando il peggio è alle spalle

Stephen Quinn, vice presidente esecutivo e direttore dell'ufficio marketing della catena di negozi Wal-Mart, sul New York Times:

"Ci sono famiglie che alla fine del mese non mangiano e 'fanno letteralmente la coda a mezzanotte' fuori i negozi di Wal-Mart, in attesa di comprare del cibo non appena lo stipendio o l'assegno di sussidio del governo passa sui loro conti."

E pensare che c'è chi festeggia la ripresa, proprio chi la recessione non l'aveva nemmeno vista e fino ad oggi prevedeva che il tasso di disoccupazione arrivasse alle due cifre solo nel 2010! Purtoppo il destino dell'umanità, la Storia è maestra, è quello di andare sempre dietro ai suonatori di piffero.

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Letture consigliate
Occupazione, l'isola che non c'è
"Mentre gli ingegneri economici sussurrano mille ipotesi di una ripresa sostenuta da questo e quello, io vi ricordo che senza occupazione non vi sarà alcuna ripresa degna di questo nome."

Le cattive notizie nei dati Ocse
I dati pubblicati dall'Ocse dipingono un'immagine apparentemente molto positiva dello stato dell'economia italiana a questo punto della crisi. Ma l'indicatore mostra i punti di svolta del ciclo stimati con riferimento all'output gap, cioè alla deviazione del livello dell'attività economica dal livello consistente con il pieno impiego. Dunque, può migliorare semplicemente perché è peggiorata la stima degli effetti della crisi sulla crescita di medio periodo. E per l'Italia la caduta del tasso di crescita potenziale nel 2010 è più ampia rispetto ad altri paesi.

Il superindice
"Secondo i lanci di agenzia l’Italia è il Paese che mostra l’incremento maggiore su base annua. «Ci sono forti segnali di ripresa, basta vedere i dati dell’Ocse», ha detto subito al balzo il Presidente del Consiglio. Tremonti non si è trattenuto ed ha aggiunto: «Il tempo è stato galantuomo, ora dobbiamo insistere». “Italia al top“, scrivono Corriere e Repubblica, che aggiungono: «la nostra economia è quella che va meglio» e anche «Noi nella media europea». Delle due l’una. E’ al top o nella media?"

La baggianata del sorpasso della Gran Bretagna
Non c'è bisogno di spiegazioni: è tutto nel titolo.
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Saturday, November 07, 2009

Bonus cristiani

Leggo su Icebergfinanza:

... ho ascoltato in settimana un povero ragazzo, mi pare di Barclays, che raccontava al mondo intero che il profitto non è satanico e che il cristianesimo è compatibile con una giusta ricompensa. Sono d'accordo con la "santità del profitto", ma sarei curioso di osservare dentro in quale cruna dell'ago, il buon ragazzo di Barclays, pensa di far passare i bonus miliardari del sistema finanziario mondiale, per raggiungere il regno di Dio.


Ebbene non si trattava di un povero ragazzo qualsiasi ma addirittura di John Varley, chief executive di Barclays, che ha parlato in una chiesa di Trafalgar Square in Londra e che sembra sia persino riuscito a far passare un cammello nella cruna di un ago, davanti ai fedeli raccolti in preghiera, per dimostrare che i suoi bonus sono in linea con i precetti Cristiani. Qui tutta la storia con la contromossa di Goldman Sachs che non ha detto nulla sul proprio satanismo ma ha fatto riecheggiare parole evangeliche a difesa del suo buon nome dal pulpito della cattedrale di St.Paul, sempre a Londra, attraverso un suo consulente finanziario.

G20 e banchieri, dubbio amletico

Come tradurreste "doom loop", con "circolo vizioso" o "spirale di morte"?

Dal Telegraph: Bank of England dichiara che i banchieri stanno alimentando un 'doom loop' dell'economia.

On the eve of the G20 meeting of finance ministers in Scotland, Andy Haldane, the Bank's executive director for financial stability warned that the relationship between the state and banks represents a "doom loop" which will keep inflicting crises on the public unless arrested.

The warning, which follows Governor Mervyn King's call for investment banks to be split from their high street wings, is the most radical yet from the Bank, and comes amid growing concern that the G20 has abandoned any plans for far-reaching reforms.
...
Mr Haldane, who was a key part of a Bank unit which was among the first to warn, well ahead of the crisis, of a dangerous gap between what banks had in their balance sheets and what they were lending customers ...

Alla vigilia della riunione del G20 dei ministri delle finanze, Andy Haldane, direttore esecutivo (per la stabilità finanziaria) della Banca d'Inghilterra, ha ammonito che il rapporto tra Stato e banche rappresenta un "doom loop", che continuerà ad infliggere crisi alla gente a meno che non venga fermato.

L'avvertimento, che segue il richiamo del governatore Mervyn King per una separazione delle banche di investimento dalle altre attività, è il più radicale, ancora da parte della Banca, e viene nel mezzo della crescente preoccupazione che il G20 abbia abbandonato tutti i grandi progetti di riforme.
...
Mr Haldane, che è stato un elemento chiave della Banca quando fu tra i primi ad avvertire, ben prima della crisi, di un pericoloso gap tra ciò che le banche avevano nei loro bilanci e ciò che davano in prestito ai clienti ...

Quel che certo è che, nonostante le buone intenzioni e i proclami, ben poco è stato fatto per riformare il sistema bancario, anzi, i governi e le banche centrali hanno alimentato i peggiori vizi del sistema attraverso fiumi di denaro a costo zero, finiti, la maggior parte, in quelle discariche di veleni tossici che sono diventate le borse mondiali, una bomba con il timer attivato ma di cui nessuno conosce l'ora fissata.

Friday, November 06, 2009

Vieni avanti, cretino!

"Abbiamo sorpassato la Gran Bretagna". Sì, in retromarcia.

L'insostenibile leggerezza della ripresa

Il superindice dell'economia Ocse, rileva "forti segnali di crescita in Italia, Francia, Regno Unito e Cina". Per quanto riguarda l'indice generale, l'aumento in settembre è stato di 1,3 punti a 100,6 punti e di 3,4 punti su base annuale. "Una ripresa e' chiaramente visibile negli Stati Uniti, in Giappone e nelle altre economie Ocse e nelle principali economie non Ocse". In Italia il miglioramento è stato pari a 1,3 punti su base mensile a quota 105,6 punti e a 10,8 punti su base annuale.

Ovviamente basta questo per far esultare il nostro premier secondo cui il peggio è alle spalle. Ma attenzione perchè nello stesso rapporto dell'OCSE è anche scritto che nonostante i segnali di espansione, nondimeno questi "dovrebbero essere interpretati con cautela perchè l'atteso miglioramento dell'attività economica, in relazione ai potenziali livelli a lungo termine, può essere in parte attribuito ad una diminuzione del livello potenziale a lungo termine stimato e non solo ad un miglioramento dell'attività economica in sè".

Prima di lasciarsi andare all'euforia dovremmo sempre tenere presente che il superindice misura le attese di sviluppo economico a sei mesi e non l'economia reale che spesso si incarica di smentire attese e previsioni. Come accaduto oggi per i dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti diffusi dal Bureau of Labour Statistics. Gli occupati non agricoli negli Stati Uniti erano attesi in calo di 175.000 unità, invece a ottobre sono stati persi 190.000 posti e la disoccupazione è salita al 10,2% dal 9,9% previsto.

Ironia della sorte, quanti euforici economisti, governatori e capi di governo continuano a spargere ottimismo a piene mani convinti che il peggio è passato non rendendosi conto che questa non è una recessione come le altre e che una crescita guidata solo dagli stimoli e dal ciclo delle scorte e non da una ripresa degli investimenti privati e dei consumi è destinata a sgonfiarsi miseramente nei prossimi mesi!

Update: Sull'argomento non perdetevi Mario Seminerio

Thursday, November 05, 2009

Il Paese dei Barbagianni

I governatori della Federal Open Market Committee, nella consueta due-giorni mensile, nonostante abbiano rilevato che l'attività economica degli Stati Uniti ha continuato a migliorare nell'arco dell'ultimo mese e che le spese delle famiglie appaiono ora in fase di espansione, hanno deciso di lasciare i tassi "su livelli eccezionalmente bassi per un periodo prolungato" perchè le prospettive dell'economia rimangono incerte.

"L'attività del mercato immobiliare è aumentata nel corso degli ultimi mesi" si legge nel comunicato pubblicato dalla Federal Reserve, "e le spese delle famiglie appaiono in espansione sebbene rimangano sotto pressione a causa dell'alta disoccupazione, della lenta crescita del reddito e della ristrettezza del credito". Sul fronte delle aziende, le imprese "stanno ancora riducendo gli investimenti fissi e l'occupazione, sebbene a ritmi più moderati mentre realizzano passi avanti nel processo di riduzione degli stock per renderli più in linea con le vendite".

Era quanto volevano sentirsi dire Wall Street e le borse europee che festeggiano anche oggi perchè in Ottobre invece degli attesi 540.000 nuovi disoccupati americani in più ce ne saranno "solo" 520.000, salvo le dovute rettifiche del prossimo mese. Tanto basta per continuare ad alimentare il ricco bottino di banche e grande finanza realizzato con i fiumi di liquidità iniettati nei mercati da banche centrali e governi e utilizzati non per sostenere l'economia reale e l'occupazione ma per scommettere su tutto quello su cui si può scommettere come prima della crisi e più di prima. Ma chi l' ha detto che il campo dei miracoli e il paese dei barbagianni esistono solo nel mondo delle favole?

Wednesday, November 04, 2009

Attenti al bottino

Anche alla Banca Mondiale crescono le preoccupazioni che gli sforzi di governi e banche centrali al fine di sostenere la ripresa possano produrre un pericoloso effetto collaterale: bolle speculative nel settore immobiliare, nelle borse e nei mercati valutari, in particolare in Asia.

L'istituto internazionale proprio ieri ha lanciato l'allarme che la ricomparsa improvvisa di miliardi di dollari di investimenti in Asia orientale è fonte di "crescenti preoccupazioni su possibili nuove speculazioni sui prezzi" sui mercati azionari in Asia e nel settore immobiliare in Cina, Hong Kong, Singapore e Vietnam.

Anche il Fondo monetario internazionale sempre ieri aveva parlato di "un rischio": che l'impennata dei prezzi degli asset in Hong Kong siano guidati da un flusso di capitali "che prescinde dai valori fondamentali della domanda e dell'offerta".

Alla base della tendenza ci sarebbero "misure come il taglio dei tassi di interesse e l'immissione di denaro nel sistema finanziario, che hanno lasciato zone del mondo inondate di liquidità ed esposte al rischio di bolle o di impennate dei prezzi al di là di ciò che i fondamentali economici suggeriscono come ragionevoli".

Meglio tardi che mai, sebbene non si capisca perchè l'allarme non sia allargato a tutti i mercati azionari, visti i livelli di sopravalutazione raggiunti anche da tutte le borse europee e dal NYSE, con i rapporti fra prezzi delle azioni e utili schizzati a livelli inimmaginabili. Abbiamo già visto nei giorni scorsi che nell'indice S&P 500 di Wall Street questo rapporto è a quota 142. Ovvero l'azione viene trattata ad un prezzo pari a 142 volte gli utili, quando è ritenuto normale un rapporto pari a 13-15 volte. Per non parlare degli aumenti ingiustificati del petrolio e delle altre materie prime che non riguardano solo i mercati orientali.

Che la Banca Mondiale sia stata costretta a fare suo il vecchio detto "picchiare a nuora perchè suocera intenda" dando ragione a quanti la criticano perchè i suoi padroni, in fondo in fondo, rimangono pur sempre i pirati di Wall Street?

Tuesday, November 03, 2009

La grande bolla

Toh, se n'è accorta anche la "grande" informazione:

[...] Dopo il grande tsunami di un anno fa, che ha quasi riportato il mondo ai tempi della Grande Depressione, doveva essere un'era di pentimento e cilicio, di ravvedimento e virtù, di regole stringenti e appetiti misurati. Castigate e imbrigliate, banche e finanziarie dovevano tornare all'umile compito di alimentare l'ordinato sviluppo dell'economia. Beh, riaprite gli occhi: di tutto questo non c'è traccia. Le regole non sono arrivate, i soldi - un fiume di soldi, sotto forma di prestiti, garanzie, tassi stracciati - sì. E la finanza da corsa ha ripreso il largo: i suoi uomini sono tornati a spartirsi un ricco bottino - sotto forma di bonus - e a puntare i soldi in cassa, negati a famiglie e imprese, su scommesse sempre più rischiose nei mercati. Il risultato è che, probabilmente, siamo seduti di nuovo su un'unica gigantesca bolla, che potrebbe esplodere in qualsiasi momento.

La madre di tutte le bolle: nel senso che, invece delle singole bolle (della casa, dei subprime, dei derivati, del credito, del petrolio) del passato appena trascorso, questa è un'unica bolla che le riassume tutte: la bolla del dollaro. Il fatto che sia una bolla al contrario (il dollaro scende) non deve trarre in inganno: è proprio la discesa del dollaro che gonfia, tutte insieme, le altre bolle.

Prendete il bilancio di una grande banca internazionale, come Barclays. Nel secondo trimestre, il settore prestiti alle famiglie ha visto i profitti ridursi del 61 per cento, quello commerciale del 42 per cento. Il ramo affari, Barclays Capital, li ha raddoppiati. Ancora una volta, l'esempio Goldman Sachs vale per tutti: quasi 14 miliardi di dollari di ricavi nel secondo trimestre. Due terzi di questi ricavi vengono dal settore "trading", cioè le transazioni/speculazioni, spesso condotte in proprio. Metà dal solo settore reddito fisso, materie prime, valute, cioè, in concreto, per la grande banca di Wall Street, petrolio e derivati. E' la controprova della frenetica attività dei mercati, dopo il grande gelo dell'autunno 2008.

[...] Anche le borse appaiono largamente sopravalutate. Andrew Smithers, un analista di borsa, ha calcolato che il rapporto fra prezzo dell'azione e utile dell'azienda che l'ha emessa è schizzato a livelli inimmaginabili. Nell'indice S&P 500 di Wall Street questo rapporto è a quota 142. Ovvero l'azione viene trattata ad un prezzo pari a 142 volte gli utili. Non solo è un record, ma quello precedente (47) è un terzo dell'attuale. Anche aggiustando il calcolo per l'attuale situazione di recessione, Smithers conclude che le azioni sono sopravalutate di circa il 40 per cento, rispetto alla media storica. [...]

L'articolo completo su Repubblica
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Monday, November 02, 2009

Notizie false e/o tendenziose

"Le borse europee nel pomeriggio accelerano al rialzo sulla scia di rassicuranti dati Usa, con le vendite di case in corso salite a sorpresa a settembre e l'indice Ism manifatturiero cresciuto a ottobre per il terzo mese consecutivo." (REUTERS)

In realtà le cose non stanno proprio così ma tutto fa brodo per chi vuole credere solo alle notizie che assecondino il rialzo di borsa in atto da più di 6 mesi e bruscamente interrottosi la scorsa settimana.

In the report, the ISM said that its production index moved to 63.3, from 55.7, while the new orders index, which points to future activity, hit 58.5, from 60.8 the month before. Inventories, the rebuilding of which has been a major driver of the recovery so far, contracted at a slower pace, at a reading of 46.9, from 42.5. (dal Wall Street Journal)

Se la mia lettura non è errata, l'incremento di Ottobre dell'attività manifatturiera, complessivamente, è modesto e l'indice dei nuovi ordini, che danno un'indicazione sul futuro delle attività, è addirittura diminuito di due punti rispetto al mese precedente, mentre è chiaro che la ricostituzione delle scorte di magazzino è il maggior motore di questa crescita, come detto già tante volte.

Per quanto riguarda invece la ripresa della spesa nelle nuove costruzioni in Settembre (più 0,8% rispetto ad Agosto) e il balzo del 6,1% dell'indice delle vendite in sospeso l'abbiamo detto in tutte le salse che il credito fiscale fino a 8 mila dollari previsto per l'acquisto di prima casa dal programma di incentivi governativi avrebbe spinto ad un super affollamento degli acquirenti nelle ultime settimane prima della scadenza del programma. Il fatto che il dato riguardante le nuove costruzioni commerciali sia negativo (meno 0,1%) non fa sorgere alcun sospetto sulla presunta stabilizzazione del settore immobiliare?

Per non parlare del giochino di sfornare dei dati salvo poi correggerli il mese successivo. Ad esempio la spesa in Agosto per nuove costruzioni è stata rivista oggi in diminuzione dello 0,1% mentre era stata data, un mese fa, in crescita dello 0,8%, guarda caso lo stesso valore positivo fornito questa mattina per il mese di Settembre!

La madre di tutte le bolle

I soliti ottimisti continuano a ripetere che la tendenza dei mercati azionari è ancora al rialzo. Sembra di essere tornati ai giorni che precedettero l'inizio della tempesta perfetta, come se questa fragile ripresa non fosse dovuta solo ai fiumi di liquidità immessi nel sistema attraverso gli interventi dei governi e delle banche centrali.

E come allora, se non inascoltata, almeno attutita, si alza la voce del Dottor Doom, al secolo Nouriel Roubini. A quanto pare nulla è cambiato, salvo il fatto che siamo seduti su una bolla ancor più gigantesca, creata proprio da quegli interventi.

Funerale con resurrezione

Come nelle attese, fallimento pilotato di CIT group, la quinta maggior bancarotta di sempre dopo quelle di Lehman Brothers, Washington Mutual, WorldCom e General Motors. A rimetterci, come sempre, i contribuenti americani che vedono così sfumare 2,3 miliardi di dollari già spesi dal governo nel vano tentativo di salvare la finanziaria che foraggia almeno un milione di piccole e medie imprese americane.

Contenti invece il 90% dei creditori del gruppo che hanno votato a favore del fallimento sotto la protezione del Capitolo 11 della legge fallimentare infiocchettato dentro un progetto di ristrutturazione secondo cui CIT dovrebbe risorgere più bella e generosa che pria entro la fine dell'anno, con un nuovo modello organizzativo, ma soprattutto con 10 miliardi di debito e 30 miliardi di bond cancellati. Gli obbligazionisti in cambio del vecchio riceveranno nuovo debito, gli azionisti ordinari invece rimarranno con un pugno di mosche.

Come direbbe Catalano, meglio l'ospedale che il cimitero, con buona pace del mercato e delle associazioni dei consumatori. Too smart to fail.

Friday, October 30, 2009

Il Pil "reale" è negativo

Dopo i festeggiamenti di ieri le borse sembrano tornare con i piedi per terra. Avevamo già visto prima della diffusione dei dati riguardanti il Pil americano che si trattava comunque di una ripresa "drogata", sostenuta non da una domanda reale bensì dagli stimoli del governo e da fattori fisiologici.

Oggi abbiamo qualche dato in più che ci permette di comprendere perchè i brindisi sono durati così poco anche se i soliti ottimisti avevano stappato bottiglie di costoso champagne francese.

Il dato, a prima vista positivo, è che l'incremento dei consumi è pari al 3,4%. Ma già ieri gli analisti avevano quantificato la diminuzione delle scorte di magazzino, in rallentamento, con 1 punto dell'incremento del Pil nel terzo trimestre. Oggi sappiamo che altri 2,2 punti percentuali sono relativi ad acquisti di autoveicoli e alle costruzioni di abitazioni residenziali, beneficiari degli incentivi del governo (cash-for-clunkers e crediti d'imposta fino a 8 mila dollari per la prima casa). Aggiungete un altro 0,6% di spesa federale e fate da soli i conti ricordando che l'incremento del Pil è stato del 3,5%.

In definitiva, senza il sostegno del governo e gli incentivi il dato del Pil sarebbe ancora negativo e potrebbe tornare negativo nel quarto trimestre come fa temere la contrazione in Settembre proprio dei due settori che in luglio ed agosto avevano tirato la domanda beneficiando di quegli incentivi ora esauriti.

Altri dati preoccupanti: gli investimenti privati che dovrebbero trainare la ripresa sono appena l'11% del Pil e pesano per 0,3 punti dell'incremento, la metà di quelli federali. In calo le esportazioni (pesano 1,5%) mentre le importazioni crescono e rappresentano due punti percentuali in detrazione. Insomma la produzione non riprende, la disoccupazione continua a crescere e i consumatori non possono mettere mano al portafoglio perchè non hanno più un lavoro, o hanno paura di perderlo e quindi risparmiano in attesa di tempi migliori o devono pagare i loro debiti.

Non c'è da sorprendersi se dopo la sbornia degli ultimi sei mesi analisti ed operatori guardino con sempre più preoccupazione al futuro. Con la maggior parte della spesa dei consumatori sostenuta dagli stimoli temporanei dati dalle misure di sostegno governative e con sempre più americani che perdono il proprio lavoro, è quanto mai improbabile che ci troviamo di fronte ad una reale crescita ed a una ripresa sostenibile.

Thursday, October 29, 2009

Non è una ripresa normale

Il Bureau of Economic Analysis (BEA), l'Agenzia federale fonte ufficiale delle statistiche economiche, si prepara oggi a diffondere i dati trimestrali del Prodotto interno lordo americano che dopo quattro trimestri negativi dovrebbe tornare al segno positivo. Gli economisti si aspettano una crescita del 3.2% al tasso annualizzato, dopo la contrazione dello 0.7% del secondo trimestre. Alcuni di essi si spingono addirittura ad ipotizzare una crescita del 4% o anche più.

Quel che fin d'ora è necessario dire è che ci troviamo di fronte a una ripresa drogata, non sostenuta cioè da una reale "domanda" bensì spinta dagli stimoli del governo e da fattori fisiologici. Come in primo luogo la riduzione delle scorte che nel terzo trimestre è rallentata rispetto al secondo trimestre. Si calcola che ai fini del Pil solo questo fattore conti per 1 punto percentuale.

Ci sono poi gli stimoli governativi. Il programma cash-for-clunkers (incentivi alla rottamazione delle auto) e il credito di imposta fino a 8 mila dollari concesso dal governo a chi acquista un'abitazione come prima casa hanno sostenuto le vendite anche di arredamenti ed elettrodomestici, incrementando il Pil.

I facili entusiasmi, il "peggio è dietro le spalle", sono perciò fuori luogo. Cosa accadrà nel quarto trimestre se continua lo sciopero dei consumatori e non riparte la domanda reale? Dovrà intervenire ancora il governo con nuovi stimoli visto che i programmi di incentivi sono in scadenza? Questo potrà aiutare la crescita del Pil ma aumenterà l'indebitamento. E prima o poi i debiti si pagano.

Update Il Pil americano è cresciuto del 3,5% nel terzo trimestre. Commento del Wall Street Journal: è il primo segnale di crescita dopo più di un anno grazie ad una ripresa dei consumi, ma un mercato del lavoro debole condiziona la ripresa.

Wednesday, October 28, 2009

L'orso non è ancora andato in letargo

Oggi si sono addensate due nubi nere sopra Wall Street a confermare che, se non ci credono i consumatori che il peggio è alle spalle, ci saranno pur dei validi motivi, non solo la crescita della disoccupazione il cui dato viene minimizzato in quanto indicatore differito rispetto alla presunta ripresa in atto.

Sono arrivati infatti i dati di Settembre delle vendite di nuove case e degli ordini di beni durevoli. Inaspettatamente dopo cinque mesi consecutivi di crescita le vendite sono diminuite del 3,6% mentre gli analisti si attendevano un incremento del 2,6%. Nonostante questo e nonostante gli inventari delle case invendute continuino a gonfiarsi, facendo crollare i prezzi, si continua a parlare di stabilizzazione del mercato.

Così pure viene interpretata positivamente dai soliti ottimisti la crescita, pari all' 1%, della domanda di beni durevoli anche se al di sotto delle attese in quanto era previsto dagli economisti un più 1,5%. Insomma c'è chi continua a vedere il sereno mentre crescono i segnali dell'arrivo di una nuova tempesta.

Quel che è certo è che la recessione è solo tecnicamente finita, la ripresa è un oggetto misterioso e regna sempre l'incertezza sui mercati. Se poi il dollaro inverte la rotta....