Sunday, March 05, 2017

Towergate

Così, secondo Donald Trump, Obama lo spiava da più di un anno senza alcuna autorizzazione da parte del General Attorney. Ottenuto questo warrant solo dopo le elezioni di novembre, è iniziata la fuga quotodiana di notizie da parte delle Agenzie segrete sui contatti dello staff presidenziale con l'ambasciatore russo in Washington. Questo proverebbe tre cose:


  1. Trump e il suo staff non hanno esercitato nessuna attività illegale o criminale e le informazioni rilasciate quotidianamente da fonti interne alle Agenzie segrete avevano il solo scopo di danneggiare e indebolire l'amministrazione Trump non concretzzandosi alcuna accusa specifica.
  2. La maggior parte dei media era ed è compromessa in questo  scandalo più grave del Watergate e continua ad essere coinvolta abdicando alla sua funzione principale: quella di investigare e ricercare la verità.
  3. L'uso dello spionaggio e dei media come accade nei regimi totalitari,  pongono gravi questioni sulla democrazia e sulle responsabilità di Obama e del partito democratico. 


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Tuesday, January 31, 2017

Senzatesta

I "democratici" in America non hanno perso solamente le elezioni: hanno perso anche la testa e ogni contatto  con la realtà. Partito democratico (quel poco che resta di esso) e la maggioranza dei media vivono in una realtà virtuale e quella che ogni giorno va in onda sembra un film di science fiction o un delirio di isteria collettiva. E dopo aver gridato continuamente "al lupo al lupo", distrutto ogni rispetto per le istituzioni e demonizzato Trump, non sarebbe una sorpresa l'arrivo dell'Uomo della divina provvidenza.

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Monday, November 07, 2016

Non è che l'inizio, la lotta continua

Donald Trump ha vinto le elezioni, ma la partita è stata truccata e il risultato che vi daranno sarà un altro. Il prossimo presidente degli Stati Uniti d'America sarà una criminale e bugiarda patologica, una nazista in pigiama palazzo che, ricevendo donazioni in cambio di favori politici, ha accumulato milioni di dollari e un immenso potere,  con i quali controlla il presidente uscente, il Dipartimento della giustizia, l'FBI, i media e metà degli elettori  Americani, incapaci di ragionare con la propria testa.
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Tuesday, December 22, 2009

Numeri al lotto

A Napoli si giocherebbero sicuramente il terno: 35- 28 -22. Sulla nuova ruota di Washington, D.C.. Siamo infatti alla terza revisione, al ribasso, del PIL statunitense nel terzo trimestre 2009.

Ricordate quando a fine Ottobre venne annunciato dal governo il PIL in crescita del 3,5%, notizia salutata come il segnale della ripresa economica e con il rumore dei tappi di champagne che saltavano a Wall Street? Bene, dopo qualche giorno arrivava la prima correzione, allegramente ignorata dal mercato. Scusate, ci siamo sbagliati, la crescita è del 2,8%. Ma chi se ne importa? Nemmeno se vuol dire che a questo tasso di crescita ci vorranno altri 10 anni per tornare ai livelli pre-crisi, con tutto quel che ne consegue per l'occupazione.

Ma non è finita qui. Perchè oggi siamo alla terza e forse nemmeno ultima revisione del dato, anche questa caduta nell'indifferenza generale dei mercati. OK, abbiamo scherzato, il PIL è cresciuto solo del 2,2%, giusto pari all'apporto dello stimolo governativo. Altro che il peggio è passato. La ripresa è debolissima, in coma farmacologico. E i farmaci, gli stimoli del governo, stanno esaurendo il loro effetto. Una ricaduta sarebbe pericolosissima, anche perchè è poco credibile che Obama osi chiedere al Congresso altri stanziamenti per un nuovo piano di stimoli.

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Saturday, December 05, 2009

Nemo propheta in patria

Che la luna di miele tra Barack Obama e i suoi compatrioti fosse finita da un pezzo c'era più di un sospetto ma che nel suo paese fosse meno popolare di Tony Blair, del Dalai Lama e di Papa Benedetto XVI è davvero una notizia sorprendente. E' quanto risulta da un sondaggio svolto in Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Spagna e Stati Uniti dall'istituto di ricerca Harris Interactive, per conto del canale France24. In compenso il presidente americano recupera lontano dalla patria e finisce primo in questa speciale classifica. Non se la cava meglio, anzi perde colpi, il nostro Berlusconi, solo undicesimo(!) nelle preferenze degli italiani e sedicesimo nella classifica finale dietro il vecchio comunista Fidel Castro, e questo nonostante, bisogna dargliene atto, stia facendo di tutto per farsi conoscere. Per avere più dettagli cliccate sull'immagine.

01 Barack Obama 76 per cento
02 Dalai Lama 71
03 Angela Merkel 59
04 Tony Blair 49
05 Benedict XVI 43
06 Nicolas Sarkozy 39
07 Jose-Luis Zapatero 38
08 Ban Ki-moon 37
09 Gordon Brown 36
10 José Manuel Barroso 34
11 L I Lula da Silva 29
12 Benyamin Netanyahou 22
13 Vladimir Putin 20
14 Hugo Chavez 17
15 Fidel Castro 17
16 Silvio Berlusconi 16
17 Dmitri Medvedev 15
18 Hu Jintao 12
19 Hamid Karzai 11
20 Mahmoud Ahmadinejad 5

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Monday, October 26, 2009

Roulette russa

Se se ne parla vuol dire che il rischio c'è. E non riguarda solo Citi group o Bank of America. "Se sono troppo grandi per fallire, vuol dire che sono troppo grandi" dice Greenspan, e a ragione, anche se l'ex presidente della Fed ha esaurito ormai ogni credibilità. A guardare il dibattito che si sviluppa ai massimi livelli governativi e tra gli addetti ai lavori negli Stati Uniti un nuovo scossone ai mercati finanziari sembrerebbe ineluttabile ed imminente.

C'è il vecchio e saggio Paul Volcker, apprezzato ex presidente della Fed e membro del team economico di Obama, che propone uno spezzatino preventivo e una separazione delle attività prettamente bancarie da quelle di bank investment delle cinque maggiori entità creditizie americane. Il che significa ad esempio che Bank of America dovrebbe scorporare e mettere sul mercato le attività ereditate da Merrill Lynch, JPMorgan Chase gli asset ricevuti da Bear Stearns e Goldman Sachs dovrebbe rinunciare al suo status di holding bancaria.

Purtroppo l'amministrazione Obama non è dello stesso avviso e la sua politica rimane pericolosamente attendista, ben attenta a non pestare i calli ai banchieri di Wall Street. Così da una parte si lanciano proclami demagogici sui bonus dei banchieri, dall'altra non si fa nulla per evitare il pericolo di un probabile collasso, continuando nella politica dei rinvii che finora è servita solo a nascondere la polvere sotto il tappeto.

Così si aspetta il casus belli, che l'entità più traballante, probabilmente Citi group, si trovi in difficoltà tale che il governo, il suo maggior azionista, dovrà intervenire vendendo i gioielli di famiglia per pagare i creditori, lasciando con un palmo di naso gli azionisti. Oppure peggio ricorrere di nuovo ad aiuti di Stato nell'attesa che passi la tempesta. Intanto le cinque big continuano ad incrementare i loro profitti giocando al tavolo dei derivati, il cui mercato è cresciuto dieci volte tanto rispetto a quando è scoppiata la crisi. Insomma siamo alla roulette russa.

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Wednesday, September 16, 2009

Obama alza la voce, i banchieri fanno orecchie da mercante

Milano Finanza, riprendendo un articolo del Wall Street Journal, ci fa sapere che il Tesoro americano si prepara a vendere azioni Citigroup:

Il Dipartimento del Tesoro americano e Citigroup hanno iniziato a confrontarsi su come procedere alla vendita della quota del 34% detenuta dal Governo nel capitale della banca, in seguito al salvataggio pubblico da circa 50 miliardi di dollari accordato all'istituto a suo tempo.

Secondo fonti informate sulla vicenda, il Tesoro americano potrebbe iniziare a cedere i titoli in suo possesso già a partire da ottobre per poi arrivare a completare l'operazione nel giro di sei-otto mesi. Il progetto è ancora in una fase iniziale e alcune transazioni dovranno ottenere il via libera degli organi di controllo.

Sono due i possibili scenari: nel primo caso, il Governo potrebbe mettere sul mercato la propria quota a blocchi nel corso dei prossimi sei o otto mesi, mentre nel secondo caso lo Stato potrebbe vendere piccole tranche di titoli giornalmente o settimanalmente.

Ci sarebbe anche una terza possibilità che prevede la cessione dell'intera quota in un unico blocco. In realtà, secondo il Wall Street Journal, il piano che prevede una riduzione della quota controllata dal Tesoro americano si accompagnerà all'emissione di nuove azioni che verranno offerte sul mercato.

Stando alle ricostruzioni del Wsj, la scorsa settimana il Tesoro ha ricevuto circa 7,7 milioni di azioni ordinarie Citigroup, in sostituzione di azioni privilegiate che aveva ottenuto quando, nel pieno della tempesta finanziaria, le aveva concesso aiuti per 45 miliardi di dollari.

Ora Citigroup potrebbe procedere all'emissione di nuove azioni per 5 miliardi di dollari e sfruttare quindi la raccolta per ridurre la partecipazione pubblica.


Il piano, in sintesi, prevede un'emissione di nuove azioni per 5 miliardi di dollari e la simultanea vendita da parte del governo di una sua indeterminata quota di azioni. Al contempo Citigroup potrebbe usare quanto ricavato dalla vendita delle azioni di nuova emissione per riacquistare parte delle azioni privilegiate ancora in mano al Tesoro.

Facciamo due conti. Il totale degli aiuti governativi messi in campo per il salvataggio di Citigroup è stato per la precisione di 45 miliardi di dollari (escluse le garanzie). Poi in Febbraio una quota di azioni privilegiate, per un valore di 25 miliardi di dollari, sono state convertite in azioni ordinarie a 3,25 dollari per azione.

Perciò, anche vendendo tutto il pacchetto di azioni ordinarie nelle mani del Tesoro rimarrebbero 20 miliardi di dollari in azioni privilegiate, cosa che porterebbe la quota di Citigroup detenuta dal governo dal 34% a circa il 22%.

Ancora molto ma meglio di niente penseranno i contribuenti americani, i quali, però, farebbero bene a non esultare tanto per una restituzione ancora tutta da vedere, perchè potrebbero essere comunque richiamati presto a metter mano al portafoglio.

Infatti su Citigroup, così come sulle altre grandi banche americane (mentre delle piccole ne muore una al giorno) si sta addensando la nube nera delle carte di credito e continua a peggiorare la situazione dei mutui. Il CEO di Citigroup, Vikram Bandit, è stato alquanto evasivo sull'argomento in una recente intervista televisiva:

But when Bartiromo went right for the jugular and asked when the company would return to operating profitability — a question that investors and analysts have been wondering for some time — Pandit was again vague.

“A lot of this to me is a question of where the economy is,” Pandit said. He noted that two particularly troubling businesses for the company are the credit card and mortgage portfolios. “When we see those assets turn, I think you will start to see a change in the profitability of Citi. … We do believe that we’re seeing some good signs in both the credit card portfolio and the mortgage portfolio.”


Si, un ragionamento geniale, "quando smetteremo di perdere soldi nei due maggiori settori nei quali stiamo andando male, allora potremmo smettere di andare male". Ecco, questi sono i grandi banchieri che hanno in mano il destino della finanza e dell'economia mondiale, a cui oggi Barack Obama mostra il pugno alzando la voce, ben sapendo che sono solo chiacchiere e che tutto continuerà a girare come prima.

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Friday, July 10, 2009

Stimoli e panico da inflazione

Si prepara un'aspra battaglia tra gli economisti (molti) contrari al secondo piano di stimoli fiscali preannunciato dall'amministrazione Obama e i favorevoli (pochi) ad ulteriori stimoli all'economia. Tra questi ultimi non è un mistero che il premio Nobel Paul Krugman a suo tempo aveva detto che i 700 miliardi di dollari dello stimulus bill erano pochi ed arrivavano tardi per scongiurare una recessione che acquista sempre più le forme e le caratteristiche della lost decade giapponese.

Secondo i primi, preoccupati per la crescita del debito pubblico e una ripresa dell'inflazione, bisognerebbe aspettare ancora che il piano di aiuti già varato dispieghi completamente i suoi effetti e danno per scontato che il tasso di disoccupazione si fermerà nel giugno del 2010 al 10% per poi scendere al 9.5% entro la fine dell'anno.

Per i secondi, Krugman in testa, è illusorio pensare che il tasso di disoccupazione non sfondi già dai prossimi mesi il 10% in quanto gli stimoli fiscali dispiegano il loro effetto su un lasso più lungo di tempo e il rischio è che la situazione si avviti nella spirale disoccupazione - calo dei consumi e della produzione - disoccupazione andando fuori controllo e aggravando la recessione. Per Krugman il rischio è la deflazione e non l'inflazione. Siamo nella trappola della liquidità.

Nel frattempo, polemizzando con chi vede segnali d'inflazione in ogni dato e grida "al lupo al lupo", il nostro premio Nobel affila le armi e controbatte colpo su colpo. In questo caso a chi ha visto nel rialzo dei tassi a lungo termine di qualche settimana fa un'aspettativa dell'allargamento del deficit pubblico e dell'inflazione.

Over the course of the spring there was a substantial rise in long-term interest rates; it was fed partly by talk of green shoots, but also, I suspect, by all the yelling about deficits and inflation. And, of course, the rise in rates was itself taken as evidence that inflation fears etc. were justified.

But the panic seems to be subsiding. Rates are still well above their post-Lehman lows, when credit markets were completely frozen and everyone was piling into govt. debt. But they’re low by historical standards, and not giving much ammunition to the worriers these days.

Sì, nel corso della primavera c'è stata una consistente crescita del tasso d'interesse a lungo termine; in parte dovuta ai discorsi della Fed sui germogli verdi, ma anche, sospetta Krugman, agli allarmi sul debito e l'inflazione. E naturalmente l'aumento dei tassi è stato visto di per se stesso come una prova che la paura dell'inflazione era giustificata.

Ma il panico sembra scemare. I tassi sono ben al di sopra dei minimi toccati dopo il fallimento Lehman, quando il mercato del credito rimase completamente congelato e tutti accumulavano denaro pubblico. Tuttavia (i tassi) rimangono al di sotto degli standard storici e in questi giorni non forniscono molte munizioni ai "preoccupatori" di professione.



Update. Stamattina devo aver azzeccato l'argomento perchè vedo che lo stesso Krugman interviene sul fatto che la maggior parte degli analisti economici che fanno previsioni sono contrari a nuovi stimoli. La ragione, secondo Krugman non è che questi economisti vedono una ripresa dell'economia, anzi descrivono una situazione desolante. Non dicono che tutto è OK, non dicono che non sarebbero necessari altri stimoli, dicono solamente che a loro non piacciono gli stimoli. Non c'è da sorprendersi, secondo Krugman: sono economisti che si occupano di affari e in genere anche conservatori.

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Friday, June 19, 2009

Il Piano Regolatore

Il Regulatory plan del duo Geithner-Summers, la Grande Riforma dei mercati finanziari, è riuscito a scontentare sia i sostenitori che gli avversari del Presidente americano che pure ha deciso di spenderci in prima persona la sua autorevole faccia. Secondo Barry Ritholtz, che si schiera al centro, tra i pragmatici, lo spropositato tomo di oltre ottanta pagina si distingue per il gran numero delle mezze misure e l'assenza di quelle che sarebbero state necessarie per prevenire il ripetersi della crisi.

Some very obvious omissions from the plan include:

1) No major changes for the ratings agencies!

This is a giant WTF from the White House. It implies that the team in charge STILL does not understand how the problem occurred.

The ratings agencies are not the only bad actors, but they are a BUTFOR – but for the rating agencies putting a triple A on junk paper, many many funds could not have purchased them, the number of mortgages securitized would have been much less, the insatiable demand on Wall Street for mortgage paper would have also been much lower.

Why is this important? If mortgages originators couldn’t sell a mass amount of loans, they would not have had the need to give a mortgage to anyone who could fog a mirror — and that means no Liar Loans, no NINJA loans, and no huge subprime debacle.

Better Solution: Take apart the ratings oligopoly! Eliminate the Pay for Play/Payola structure. Strip Moody’s S&P and Fitch from their uniquely protected status — they have proven they are neither worthy nor competent. Open up ratings to competition –including open source.

2) Turn Derivatives into Ordinary Financial Products: The Obama team does a series of minor steps for Derivatives, but they don’t go far enough.

Better Solution: Force derivatives to be traded like option/stocks, etc. (including custom one off derivatives) Trade them only on Exchanges, full disclosure of counter-parties, transparency and disclosure of open interest, trades, etc. REQUIRE RESERVES LIKE ANY OTHER INSURANCE PRODUCT.

3) If they are too big to fail, make them smaller.”

That is the famous quote from Nixon Treasury Secretary George Shultz, and it applies to the banks as well as insurers, Fannie & Freddie, etc.

We have a situation where 65% of the depository assets are held by a handful of huge banks - most of wom are less than stable. The remaining 35% is held by the nearly 7,000 small and regional banks that are stable, liquid, solvent and well run.

Better Solution: Have real competition in the banking secrtor. Limit the size fo the behemoths to 5% or even 2% of total US deposits. Break up the biggest banks (JPM, Citi, Bank of America)

4) The Federal Reserve, Despite its Role in Causing the Crisis, Gets MORE Authority:

Under Greenspan, the Fed did a terrible job of overseeing banking, maintaining lending standards, etc. Why they should be rewarded for this failure with more resposibility is hard to fathom. Yet another example of rewarding the incompetent.

Better Solution: Have the Fed set monetary policy. They should provide advise to someone else — like the FDIC — who haven’t shown gross incompetence.

5) Require leverage to be dialed back to its pre-2004 levels. Have we even eliminated the Bears Stearns exemption yet? This was a 2004 SEC decision to exempt five biggest banks from the mere 12 to 1 prior levels. Note that all 5 are either gone, acquired or turned into holding companies.

Better Solution: 12-to-1 should be enough leverage for anyone . . .

6) Restore Glass Steagall: The repal of Glass Steagall wasn’t the cause of the collapse, but it certainly comntributed to the crisis being much worse.

Better Solution: Time to (once again) separate the more speculative investment banks from the insured depository banks.

All of which suggests that the status quo preserving, sacred cow loving, upward failing duo of Lawrence Summers and Tim Geithner are still in control of economic policy. The more pragmatic David Axelrod and the take-no-prisoners, don’t-give-a-shit-about-Wall Street Rahm Emmanuel have yet to assert authority over the finance sector.

Non così demolitorio il giudizio di Paul Krugman che pur avanzando riserve dello stesso tenore si salva in corner con un bel "molto meglio che niente". Per quel che mi riguarda e per quel che può contare la mia opinione avrete capito che sono convinto che il piano è destinato a fare la fine della spazzatura e che comunque ci penserà la invincibile lobby dei banchieri di Wall Street e dintorni a svuotarlo di quel poco di significativo che contiene attraverso gli emissari che siedono al Congresso.

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Thursday, June 18, 2009

Il grande inganno

Fu del mondo, ad ogni tratto,
lo spavento e la paura;
fu per lui la gran ventura
morir savio e viver matto.


Annunciata con grande enfasi dall'amministrazione Obama e dai media di tutto il mondo arriva la Grande Riforma dei mercati. Vista la fine fatta da altre regole, come quelle che condizionavano l'utilizzo dei fondi del TARP o altri grandiosi piani mai attuati come il PPIP (quello che ci avrebbe dovuto liberare dei titoli tossici delle banche americane) lasciatemi accogliere con un certo scetticismo questa nuova versione del campo dei miracoli del premiato duo Geithner-Summers, il Gatto e la Volpe, ormai sempre più rassomiglianti a Gianni e Pinotto.

In attesa che le nuove regole vengano smontate, svuotate e liquidate dalle pressioni della invincibile lobby dei banchieri di Wall Street e dintorni e che Obama sia costretto a fare l'ennesima retromarcia venduta come un radioso successo, si scatena il classico teatrino di analisi, commenti, pareri pro o contro, critiche, suggerimenti, idee bislacche. Questa volta non mi farò irretire dall'abile strategia fumogena di chi vuol fare finta di cambiare tutto per non cambiare nulla.

Non mi iscriverò al dibattito, non farò il loro gioco, non perderò il mio tempo dietro l'ombra di fantasmi che scompaiono alla prime luci dell'alba. Seguirò comunque le mirabolanti avventure di Don Chisciotte della Mancia e Sancho Panza che fingono di lottare contro i mulini a vento. Aspetteremo il G8, il parere della Merkel e Sarkozy. Aspetteremo la prossima ondata della tempesta perfetta. Tra qualche mese, forse, staremo ancora qui a parlare del grande inganno e la montagna finalmente potrà partorire il suo topolino.

Update
A volte le rivoluzioni culturali si fanno proprio perchè nulla cambi. Che altro fu la più famosa di tutte, quella di Mao, se non il modo di rafforzare il controllo e il dominio del partito comunista sulla società cinese? L'apparato economico-finanziario americano aveva bisogno di qualcuno che controllasse le masse dei futuri diseredati, i milioni di disoccupati, quelli che avrebbero perso casa e lavoro, i contribuenti incazzati per essere chiamati a ripianare i debiti dei banchieri. Chi meglio di un presidente di colore, liberal e capace di vendere un sogno? Purtroppo il nuovo, non a chiacchere e in retorica, si riassume tutto in una emblematica affermazione di Obama sulla situazione in Iran, "in fondo non sarebbe cambiato molto per noi se a vincere fosse stato l'altro candidato". Tutto qui? Nulla da dire sull'eroica lotta per la libertà e la democrazia di milioni di cittadini iraniani? Niente da fare? A questo si è ridotto il sogno americano?

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Tuesday, June 16, 2009

Bello, abbronzato, e non ubriaco

Finalmente Berlusconi è riuscito a farsi ricevere da Barak Obama.

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Saturday, May 02, 2009

Stress test con l'intoppo

Nonostante tutto, nonostante la loro inattendibilità, nonostante soprattutto gli attuali dati macroeconomici siano già peggiori di quelli che disegnano lo scenario più avverso, gli stress test, secondo le ultime notizie, avrebbero indicato che la maggior parte delle 19 banche sottoposte alla prova presenterebbe, nel caso si verificasse quello scenario, pesanti perdite (leggasi bancarotta) tanto è vero che la Fed, evidentemente preoccupata di come presentare questi risultati al mercato, pare voglia ritardare la loro divulgazione, come, con linguaggio asettico, ci dice il Wall Street Journal.

The Federal Reserve and Treasury Department plan to release results of their tests assessing the health of the country's 19 largest banks on Thursday, later than had been previously planned. Regulators are expected to disclose potential loss estimates for each individual bank, a government official said.

In addition, the results will be tallied across the banks to give the public a better picture of the health of the banking industry. U.S. officials will disclose the loss estimates for certain loan categories and the banks' ability "to absorb those losses" under more-adverse economic scenarios.

The results were pushed back several days as federal regulators and the banks have continued to debate the results. Several banks, including Bank of America Corp. and Citigroup Inc., have challenged the government's findings.


Già, BofA e Citi mettono in discussione i risultati, dicono di poter e voler restituire i miliardi avuti in prestito dal governo, addirittura chiedono di poter erogare i bonus ai propri manager, ma le autorità insistono perchè i risultati hanno confermato che, per esempio, Citi, per fare fronte allo scenario avverso, avrebbe bisogno di raccogliere almeno 10 miliardi di dollari.

Dunque Pandit e soci vogliono continuare a ballare mentre la nave affonda e il governo prosegue il tiraemolla con questa banda di predoni che evidentemente deve avere in mano delle efficaci carte di ricatto. Ma allora è tutto un gioco delle parti o l'amministrazione Obama è davvero ostaggio dei banchieri? Difficile schierarsi volendo offrire il beneficio del dubbio. Quel che è certo è che gli stress test si sono trasformati in un test senza appello per la Casa Bianca.

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Friday, April 24, 2009

Pirati di Wall Street (2)

Dedico una seconda puntata di aggiornamento allo scandalo scoppiato ieri a proposito delle pesanti pressioni del Presidente della Fed, Ben Bernanke, e dell'ex Segretario del Tesoro, Henry Paulson, sul Presidente e CEO di Bank of America, Ken Lewis, perchè non rivelasse la reale situazione di Merrill Lynch agli azionisti e quindi perchè andasse avanti comunque nell'operazione di acquisizione della stessa. Questo non prima di essermi scusato per aver linkato nel post di ieri ad un articolo successivo del WSJ e non a quello cui facevo riferimento. Ora ho cambiato il link, rimettendo le cose a posto.

E sembra aver rimesso le cose a posto anche il WSJ che, dopo una prima lettura giustificazionista, con il succedersi delle notizie e dei dettagli sulla sporca faccenda, è stato costretto a cambiare il tiro prendendo atto della gravità dello scandalo che tocca uno dei principi sacri su cui si basa la religione economica americana e di cui il quotidiano, la Bibbia di Wall Street, si picca di essere vestale e fedelissimo custode: la separazione fra settore pubblico e privato.

Ieri dunque il WSJ aveva diffuso in anteprima alcuni stralci dell'interrogatorio di Ken Lewis davanti alla Procura Generale dello Stato di New York, scrivendo che in circostanze normali le banche dovrebbero avvertire i propri azionisti di ogni aspetto finanziariamente rilevante. Ma questi non sono tempi normali, chiosava l'autorevole quotidiano. La fuga di notizie diventava a questo punto una valanga, alimentata dallo stesso Procuratore Generale, Andrew Cuomo.

Cuomo infatti non restava con le mani in mano e rendeva pubblica una serie di documenti, compresa la testimonianza dello stesso Lewis sui bonus ai dirigenti di Merrill Lynch, e i verbali dell'incontro straordinario del cda di Bank of America in cui venne approvato l'acquisto della stessa Merrill. La vera bomba però arriva più tardi, quando Cuomo rendeva nota la lettera, spedita sempre ieri ad alcuni leader del Congresso e alla presidente della commissione di controllo sul fondo Tarp, sul ruolo di Paulson nella vicenda, e sulle minacce nei confronti di Lewis. Nella lettera Cuomo riferisce di aver scoperto che lo scorso 21 dicembre Paulson disse a Lewis che il governo «avrebbe o avrebbe potuto» rimpiazzare i vertici della banca in caso di annullamento dell'operazione. Questo il contenuto del documento riportato da Milano Finanza:

Nella ricostruzione del procuratore, Lewis e Paulson discussero della possibilità che il Tesoro fornisse ulteriori aiuti a Bank of America. Il 22 dicembre Lewis comunicò al cda la decisione di non cercare l'annullamento dell'accordo con Merrill, ma anzi di raccomandare al cda stesso di dare il via libera all'acquisizione. Addirittura nei verbali del cda della banca si legge che il consiglio stesso «non fu influenzato dalle dichiarazioni del governo che il cda e il management sarebbero stati rimossi dall'incarico se la banca avesse mancato di completare l'acquisizione di Merrill». In un verbale della settimana successiva, secondo la ricostruzione di Cuomo, il cda di Bank of America sostenne che avrebbe chiesto di rinegoziare l'accordo con Merrill «se non fosse stato per i seri timori sullo stato di salute del sistema finanziario americano, e delle conseguenze negative che una simile situazione avrebbe avuto sull'azienda stessa come fatto presente dal segretario al Tesoro». E la Sec, rivela Cuomo, venne tenuta all'oscuro di tutta la vicenda.


Che la Sec sia tenuta all'oscuro o chiuda gli occhi non è poi più una così grande novità, Madoff insegna, ma il conflitto d'interessi, quando controllato e controllore si confondono e confondono i ruoli, non è una prerogativa solo italiana. Niente di nuovo sotto il sole dunque.

Nè mi sorprenderebbe che negli sviluppi della storia Paulson possa fare una chiamata a correo nei confronti di Geithner che partecipò con tutti gli oneri e gli onori alla gestione di questa crisi sin dai suoi inizi. Siamo alla resa dei conti finale e questa vicenda si intreccia con quella delle torture a Guantanamo nella ricerca dei responsabili ai più alti livelli. Una resa dei conti senza esclusione di colpi.

Si è ormai messo in moto un meccanismo inarrestabile, nemmeno Obama potrebbe fermarlo, nonostante il suo pendolare tra moralizzazione e copertura dei responsabili di simili nefandezze e benchè sia ormai chiaramente ostaggio dei banchieri di Wall Street. Il Watergate, in confronto, sembrerà una favoletta per bambini.

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Wednesday, April 15, 2009

Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno

Il trio Obama-Bernanke-Geithner vede piccoli e timidi segnali di ripresa. Ottimismo a tutti i costi e da tutti i pori è la strategia del momento insieme ai bilanci truccati, gli stress test che diventeranno spot test o pubblicità ingannevole, fate voi, perchè come ammette ingenuamente un funzionario del Tesoro americano "devono servire a tranquillizzare il pubblico non a scatenare il panico". Altrimenti come potrebbero le banche convincere tanti investitori a sottoscrivere un bell'aumento di capitale?

E' la strategia della comunicazione che conosciamo bene: ripeti una balla all'infinito ed essa diventerà la verità. Non è un caso che Bernanke abbia annunciato che moltiplicherà i briefing con la stampa. La realtà sono le dichiarazioni delle autorità, le conferenze stampa, mentre al contrario tutto il resto, dati, numeri, fatti, è diventato virtuale e inattendibile, un'invenzione di economisti paranoici e di istituti di ricerca che danno i numeri al lotto.

Non so se questo atteggiamento pagherà anche alla lunga o se qualcuno alla fine tirerà fuori i forconi. Credo poco a questa seconda ipotesi, almeno a breve: basta guardare all'oblio nel quale sono cadute tutte le rassicurazioni, le svolte, le riprese dietro ogni angolo che ci hanno propinato in questi ormai 21 mesi di tempesta perfetta economisti, analisti e politici di ogni ordine e grado. La discesa è andata avanti inarrestabile, nell'impunità dei responsabili, di chi doveva vigilare e non ha vigilato, gli stessi che continuano a governare i nostri destini.

La situazione però ricorda quell'episodio in cui Bertoldo, condannato a morte, riesce a ingannare per un pò il boia avendo espresso l'ultimo desiderio di potersi scegliere l'albero al quale essere impiccato. Di albero in albero, il furbo contadino riesce ad evitare l'esecuzione così come chi sta gestendo la crisi pensa di esorcizzarla con fantasmatici segnali di ripresa per evitare la resa dei conti in nome e per conto di quei banchieri che l'hanno provocata e vorrebbero ristabilire lo stesso ordine di prima.

Ci riusciranno? Possibile che riescano a tirare le cose per le lunghe, producendo altri danni peggiori, ma alla fine rimarrà un solo albero, l'ultimo, e dovranno arrendersi alla ferrea legge dei dati e dei fatti che vorrebbero cancellare: aumento della disoccupazione, caduta dei prezzi al consumo e della produzione industriale, diminuzione delle vendite al dettaglio, dei prezzi delle case e l'ondata di pignoramenti in arrivo questo mese (si stima un + 40%). Questi crudi dati ci dicono purtroppo che non abbiamo ancora toccato il fondo. Il resto è solo propaganda.

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Saturday, April 11, 2009

Siamo al principio della fine o alla fine del principio?

E' quanto si chiede in un interessante articolo Robert Reich, economista della University of California a Berkeley, già Segretario del Lavoro all'epoca di Clinton e attualmente consigliere nello staff economico di Barack Obama.

I tassi dei mutui sono ormai così bassi (il livello più basso dal 1971) che il Presidente Obama ha cominciato a invitare gli americani a rifinanziare le loro case in modo che essi possono risparmiare denaro e iniziare di nuovo a spendere. Il braccio destro economico di Obama, Larry Summers, dice che il paese potrà probabilmente vedere segni positivi dell'economia nei prossimi mesi. Wells Fargo ha avuto un rialzo in borsa e sorpreso gli analisti quando giovedì ha annunciato di prevedere un utile di 3 miliardi di dollari nel primo trimestre, indicandone l'origine nel settore dei mutui. E i dirigenti delle tre principali banche della nazione - JPMorgan Chase, Bank of America e Citigroup - affermano che i loro risultati nei primi due mesi dell'anno sono stati positivi.

Questo non significa, dice Reich, che siamo all'inizio della fine della recessione. Ma, aggiunge, "non sono nemmeno sicuro che siamo alla fine del principio". Tutti questi pezzi di notizie confortanti hanno una cosa in comune tra di loro: l'alluvione di denaro che la Fed ha immesso nel mercato. E' ovvio che i tassi dei mutui si abbassino, che si facciano nuovi mutui e che persone ed imprese facciano più debiti con il denaro a così basso costo. La vera questione è se questo rappresenti una svolta economica. La risposta è: no, non lo è.

Proprio il basso costo del denaro, non dimenticatelo, ci ha messo in questo pasticcio. Sei anni fa, la Fed (Alan Greenspan) abbassò i tassi di interesse all'1 per cento. Rettificato per l'inflazione, il costo del denaro era dunque pari a zero per banche e finanziarie e queste hanno fatto quello che ci si aspettava facessero con il denaro gratis dandolo in prestito a chiunque lo chiedesse. Con le autorità regolatrici che hanno chiuso entrambi gli occhi si è perpetrato così un crimine finanziario equivalente a un assassinio.

L'unico dato fondamentale che è cambiato da allora nell'economia, è che così tanta gente c'è rimasta scottata che la fiducia di consumatori, investitori e imprese è sparita. Sì, le banche faranno credito a debitori altamente affidabili, questo è il nuovo frutto che coglieranno. Ma in giro non ci sono così tanti frutti di questo genere. E alcuni consumatori rifinanzieranno i loro mutui e spenderanno il denaro extra per pagare i debiti e cominciare ancora una volta a risparmiare come facevano anni fa, perchè la maggior parte dei consumatori sono preoccupati per il loro posto di lavoro e ne hanno tutti i buoni motivi.

Alcune delle grandi banche sosterranno di essere redditizie, ma non scommettete su di esse. Né loro, né nessun altro sa realmente quale sia il valore dei loro attivi. Inoltre, le grandi banche sono sedute su oltre 500 miliardi di dollari in obbligazioni e prestiti del contribuente. Chi sa in quale modo calcolano i profitti? Soprattutto, c'è ancora un enorme divario tra la capacità produttiva dell'economia e la produzione attuale, e assolutamente nulla farà riprendere l'economia fino a che il divario non comincerà a chiudersi.

Conclude saggiamente Robert Reich citando la sua partecipazione ad un dibattito sul canale della CNBC dove tenta di far ragionare lo scatenato conduttore della trasmissione, Larry Kudlow, e l'euforico analista finanziario Arthur Laffer, entrambi sicuri che il mercato azionario abbia raggiunto il fondo ed è ora pronto ad un grande recupero, commentando in questa maniera:

Ammiro l'ottimismo cieco, e capisco perché Wall Street e il suo portavoce desiderano vedere un ritorno del mercato rialzista. Diavolo, chiunque con un portafoglio di azioni vorrebbe vedere crescere di nuovo la borsa. Ma desiderare qualcosa è diverso dall'ottenerlo. E l'ottimismo spinto all'eccesso può causare enormi danni a una economia. Non l'abbiamo ancora imparato?













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Insanitea

In attesa dell'inflazione monetaria negli Stati Uniti si propaga quella dei filtri da tè.

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Thursday, April 02, 2009

Dopo i fumi di Londra

E' andata come visto e previsto. Un contentino ad Obama e Brown (più soldi al FMI, buona parte dei quali erano già stati stanziati) e uno a Sarkozy e alla Merkel (la lista dei paesi canaglia ma senza le nuove regole, per quelle si vedrà), tanto per non dichiarare il fallimento del vertice e per permettere ai mezzi d'informazione di farci credere che il vertice si è concluso con un grande accordo. In realtà un accordo piccolo piccolo che ha sancito le divisioni e che ha prodotto decisioni solo su aspetti secondari, tutto meno quello che serviva veramente. Non un punto di svolta ma comunque meglio che niente. Alla fine il vertice verrà ricordato soprattutto per la gaffe di Berlusconi che ha fatto arrabbiare persino la compassata regina Elisabetta!

Ora però non ci resta che sperare non si avverino le previsioni del LEAP che purtroppo, finora, ha sempre indovinato quel che sarebbe successo.

2. verso una crisi fuori controllo lunga un decennio

Aprile-Luglio 2009: Il G20 non è in grado di avviare una alternativa al sistema monetario internazionale attuale.

  • Conflitti tra i nuovi piani di salvataggio e le nuove regolamentazioni
  • Adozione di mezze misure e compromessi che incoraggiano la perdita di fiducia del pubblico
  • Fallimenti di grandi aziende USA
  • Nazionalizzazione delle banche USA con effetto domino in Europa e Asia
  • Impossibilità del governo inglese di finanziare il suo debito se non con la Banca d’Inghilterra
  • Crollo della Sterlina e intervento del FMI e dell’UE per evitarne il default
Agosto-Ottobre 2009
  • Competizione frontale USA-EU-Asia per attirare i risparmi non più sufficiente a finanziare i deficit pubblici
  • Incapacità e mancanza di interesse ad acquistare buoni del tesoro USA creati per finanziare il debito americano esponenziale da parte di Cina, Giappone e monarchie dei paesi produttori di petrolio
  • Acquisto dei buoni del tesoro americani da parte della FED e crollo del dollaro.
  • Default del sistema finanziario americano, governo compreso
  • Crescita della disoccupazione in tutto il mondo
Novembre 2009 – Marzo 2010: in mancanza di una agenda comune, è impossibile convocare un nuovo G20
  • Disoccupazione al 20% in USA
  • Disordini quotidiani in Cina da parte dei lavoratori immigrati
  • Elezione di un governo socialista in Giappone
  • Manifestazioni quotidiane nelle principali città europee
  • Crollo del gettito fiscale in USA, molti stati (Texas e California per esempio) rifiutano di inviare la quota fiscale a Washington
  • Moltiplicazione di attacchi su obiettivi federali negli USA, lanciati dai militanti di estrema destra
  • Avvio del ritiro delle truppe americane da più della metà delle basi all’estero per tagli di budget
  • Disastro del tessuto economico globale (linee di produzione interrotte dai fallimenti dei principali fornitori)
Aprile 2010 – Aprile 2014:
  • Mancanza di cibo, medicine, pezzi di ricambio, energia in numerose aree del globo
  • Caduta del 30% del PIL americano e del 50% dello standard di vita americano rispetto al 2008
  • Conflitti a fuoco negli USA
  • Erosione della frontiera a sud degli USA
  • Rischio secessione da parte dei singoli stati USA, tentazione di compiere azioni militari contro di loro da parte del governo federale
  • Completamento del ritiro delle truppe dall’Europa
  • Creazione dell’Unione Sudamericana su iniziativa di Brasile, Venesuela, Peru e Argentina
  • Stato di emergenza in Russia per preservare l’integrità nazionale, divisione dell’Ucraina
  • Migrazione di massa dall’Africa all’Europa
  • Riduzione dello standard di vita del 20% in EU rispetto al 2008
  • Colpi di stato fondamentalisti nei paesi arabi, produttori di petrolio compresi
  • Gravissima crisi economica in Israele, che decide di attaccare le installazioni nucleari iraniane
  • Caduta della produzione petrolifera per mancanza di investimenti
  • Maggioranze di estrema destra vincono le elezioni europee nel 2014 con lo slogan “Europa agli Europei”
  • Creazione dell’Unione Asiatica, firma di accordi speciali con gli stati americani che si affacciano sul pacifico.

2014 - ....

  • Nelle nazioni-giocatori principali, salgono al potere i leader che decidono di giocare il nuovo Gioco: “Vince il più forte”.
  • Ad un secolo dalla prima guerra mondiale, il mondo assomiglia molto all’Europa del 1914.
tratto da Informazione Scorretta

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Saturday, March 28, 2009

Paul Krugman e "la mistica del mercato"

Lunedì, Lawrence Summers, il capo del Consiglio Nazionale dell'Economia, ha risposto alle critiche sul piano Obama che prevede di sovvenzionare i privati per l'acquisto di asset tossici. "Io non conosco nessun economista", ha dichiarato, "che non creda sia una buona idea avere un mercato dei capitali meglio funzionante con la vendita di quegli asset."

Lasciamo da parte per un momento la questione se un mercato in cui gli acquirenti devono essere comprati per partecipare può davvero essere descritto come "meglio funzionante." Anche per questo, Summers ha bisogno di essere meglio informato. Un buon numero di economisti infatti ha riesaminato il suo parere favorevole sui mercati dei capitali e delle attività commerciali alla luce della crisi attuale.

Ma è diventato sempre più chiaro nel corso degli ultimi giorni che gli alti funzionari dell'amministrazione Obama sono ancora dominati dalla mistica del mercato. Credono ancora nella magia del mercato finanziario e nelle abilità dei maghi che eseguono quella magia.

La mistica del mercato non ha sempre dominato la politica finanziaria. L'America emerse dalla Grande Depressione con un sistema bancario ben regolamentato, che faceva una finanza seria, anche noiosi affari. Le Banche attraevano i depositanti fornendo loro sedi appropriate magari con un tostapane o due in regalo; usavano il denaro attratto in questo modo per fare prestiti, e questo era tutto.

E il sistema finanziario non era solo noioso. Era anche, per gli standard attuali, di piccola dimensione. Anche durante gli "anni a go-go" del mercato rialzista negli anni '60, finanza e assicurazioni insieme rappresentavano meno del 4 per cento del PIL. La relativa mancanza d'importanza della finanza si rifletteva nel listino dei titoli che componevano l'indice del Dow Jones, che fino al 1982 non aveva contenuto una sola società finanziaria.

Tutto ciò suona come primitivo secondo gli standard odierni. Eppure quel noioso, primitivo sistema finanziario fu al servizio di un'economia che raddoppiò il livello di vita nel corso di una generazione.

Dopo il 1980, naturalmente, emerse un sistema finanziario molto diverso. Nell'era del trionfo della cultura Reaganiana della deregolamentazione, l'ormai antiquato modo di fare banca è stato progressivamente sostituito dalla circolarità e dall'attività commerciale su larga scala. Il nuovo sistema è stato di gran lunga superiore al vecchio regime. Alla vigilia della crisi attuale, la finanza e le assicurazioni rappresentavano l'8 per cento del PIL, più del doppio della loro quota nel 1960. All'inizio dello scorso anno, il Dow conteneva cinque società finanziarie - giganti come AIG, Citigroup e Bank of America.

E la finanza è diventata tutt'altro che noiosa. Ha attratto molte delle nostre menti più acute e ha reso pochi eletti immensamente ricchi.

A caratterizzare il nuovo affascinante mondo della finanza è stato il processo di cartolarizzazione. I prestiti non sono più rimasti con il creditore. Invece, sono stati venduti ad altri, che facendo a fette, a dadini e purea i singoli debiti li sintetizzavano in nuovi asset. Mutui subprime, carte di credito, di debito, prestiti auto - tutto è andato nel frullatore del sistema finanziario da cui, apparentemente, sono usciti fuori dolci investimenti con la tripla AAA. E i maghi della finanza sono stati lautamente ricompensati per la supervisione di tutto il processo.

Ma i maghi sono stati anche imbroglioni, sia che sapessero o no, e la loro magia si è rivelata niente più di una collezione di trucchi a basso costo. Soprattutto, la promessa-chiave della cartolarizzazione - che avrebbe dovuto rendere il sistema finanziario più solido diffondendo più ampiamente il rischio - si è rivelata essere un inganno. Le banche hanno utilizzato la cartolarizzazione per aumentare il loro rischio, non per ridurlo, e in questo processo hanno reso l'economia più, non meno, vulnerabile allo sfacelo finanziario.

Prima o poi, le cose erano destinate ad andare male, e, alla fine, ci sono andate. Bear Stearns è fallita; Lehman è fallita; ma soprattutto, la cartolarizzazione è fallita.

Il che ci riporta all'approccio della crisi finanziaria da parte dell'amministrazione Obama.

Gran parte della discussione sul Piano per gli asset tossici si è concentrata sui dettagli e l'aritmetica, ed è giusto così. Al di là di questo, però, ciò che colpisce è la visione espressa sia nel contenuto del piano finanziario che nelle dichiarazioni dei funzionari del governo. In sostanza, l'amministrazione sembra credere che, una volta tranquillizzati gli investitori, la cartolarizzazione - e l'attività creditizia - possano riprendere da dove hanno lasciato, un anno o due fa.

Per essere onesti, i funzionari hanno chiesto anche una maggiore regolamentazione. Infatti, Giovedì, Tim Geithner, il segretario del Tesoro, ha esposto i piani per una migliore regolamentazione che, non molto tempo fa, sarebbe stata considerata una proposta radicale.

Ma la visione resta quella di un sistema finanziario più o meno uguale a quello di due anni fa, anche se un pò imbrigliato con nuove norme.

Come si può intuire, non condivido questa visione. Non credo che questo sia solo un caso di panico finanziario; credo che questa crisi rappresenta il fallimento di un intero modello di fare banca, di un settore finanziario cresciuto troppo che ha fatto più danni che bene. Non credo che l'amministrazione Obama possa resuscitare la cartolarizzazione, e credo non dovrebbe nemmeno tentarlo.

Link al testo originale
The Market Mystique
By PAUL KRUGMAN
Published: March 26, 2009
New York Times
Traduzione di Perestroika

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Wednesday, March 25, 2009

Indisciplinati

Il nostro premier ci spiega che gli antidoti per il virus della crisi sono l'ottimismo e lavorare di più ma sono sempre meno quelli che gli danno retta. Infatti, dopo due rialzi consecutivi, torna a scendere, a marzo, anche la fiducia dei consumatori. Lo rende noto l'Isae nel suo rapporto mensile, precisando che l'indice è calato da 104 a 99,8 in prossimità dei valori della fine dell'anno scorso.

L'indicatore relativo al quadro economico generale segna la flessione più marcata, portandosi a 62,1 da 70,4 di febbraio, e scendono anche gli indicatori relativi alle attese a breve termine (da 90,7 a 85,3): si tratta dei minimi dalla fine del 1993.

Tra gli indisciplinati non ci sono solo gli italiani. Mentre infatti Obama vede "segnali di ripresa", in Giappone, il secondo mercato al mondo dopo gli Stati Uniti, le esportazioni nel mese di Febbraio crollano del 49,4% (-58,4% quelle verso gli USA) e le importazioni del 43% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

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Saturday, March 21, 2009

La casta degli intoccabili

Non ne ho mai parlato finora perchè l'argomento è inflazionato e non capisco gli americani che stanno facendo tutto questo baccano per 165 milioni in dollari di bonus finiti nelle tasche dei dirigenti di AIG. Certo, è immorale, si doveva evitare di erogarli e una volta fatta la frittata è giusto trovare il modo di recuperali, ma quei soldi rappresentano appena un decimo dell'uno per cento di quanto dato dal governo ad AIG per salvarsi e finito nelle mani dei creditori, azionisti e banche di ogni angolo della terra, europa compresa. Non è questo il vero scandalo e sperpero di denaro pubblico che non è servito a salvare il gigante delle assicurazioni che ora pretende altri miliardi per evitare il fallimento?

Apro un inciso. Mentre scrivo, mi cade l'occhio sulla notizia che oltre lo sceriffo Cuomo ad occuparsi della vicenda c'è anche il procuratore generale del Connecticut secondo il quale di bonus, AIG, non ne ha pagati 165 bensì 218 milioni per la gioia dei deputati del Congresso che ora potranno trasformare la commedia messa in scena negli ultimi giorni, in farsa. La vicenda dei bonus infatti è caduta come manna sui politici americani, pronti a scandalizzarsi e a proporre i più fantasiosi modi per il recupero del malloppo, spingendosi fino a ipotizzare l'introduzione di una tassa retroattiva. Cosa non si farebbe per lo spettacolo e per finire sotto le luci della ribalta! Perchè quando le luci si spengono i membri del Congresso tornano ai loro vecchi vizi e con le amate lobbies dei banchieri di Wall Street. Che fine ha fatto il piano proposto da Obama per salvare i proprietari di casa che consentiva loro di rinegoziare i mutui con le banche? Probabilmente l'argomento non fa audience a Wall Street.

Detto questo, anche nel salvataggio di AIG siamo alla farsa o alle comiche finali, se preferite. Pur di non nazionalizzare o di non lasciar fallire il gigante delle assicurazioni il governo è disponibile a iniezioni di 100 miliardi alla volta girandoli direttamente dalle tasche dei contribuenti a quelle dei creditori senza riuscire mai a venire a capo del problema. Per il Tesoro e la Fed non esistono le mezze misure, come potrebbe essere l'applicazione del Chapter 11 della legge sui fallimenti, con alcuni accorgimenti che tutelino in qualche modo gli azionisti e le banche creditrici che, comunque, dovrebbero cominciare a mettersi nell'ordine di idee di dover pur pagare qualche prezzo. Ma questo più che con la fattibilità tecnica cozza contro l'amara verità che esiste una casta di intoccabili, e non solo negli Stati Uniti, quella dei banchieri che stringono in pugno i politici e le nostre vite.

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