Thursday, February 09, 2017

Monte Chianti Siena



La più antica banca del mondo sostiene di essersi messa al sicuro dalla maggior parte delle perdite potenziali derivanti dai crediti deteriorati.

Ma alcuni commentatori sono più scettici del management e ritengono che la situazione sia più grave di quanto appaia. “È molto probabile che Mps avrà bisogno di altri soldi per risolvere i suoi problemi”, dice a Bloomberg Pierluigi Piccini, ex sindaco di Siena ed ex manager della banca. Secondo lui "il peggio deve ancora venire".

Più di un terzo dei prestiti concessi dalla banca sono deteriorati con debitori insolventi, la maggior parte aziende agricole produttrici di vini. Nonostante gli aiuti statali, le sofferenza lorde in portafoglio di Mps sono aumentate di sette volte nell’ultimo decennio, arrivando alla somma di 47 miliardi di euro a fine 2015.

Con l’obiettivo di produrre un milione di bottiglie di vino l’anno, tra cui il famoso Morellino di Scansano, i proprietari dell’azienda agricola Aquilaia si sono rivolti alla banca senese per ottenere finanziamenti. Il prestito da 3 milioni di euro non è mai stato ripagato e ora Mps si trova con un bene che nessuno vuole nonostante sia stato messo sul mercato alla metà del valore del debito.





Aia della Macina è un altro complesso turistico dell’area di Scansano, in provincia di Grosseto, che ha contribuito ad aggravare i problemi finanziari della banca. L’azienda agricola ha chiesto un prestito di 1,6 milioni di euro a Mps nel 2002. Quattro anni dopo, con una procedura di pignoramento la proprietà del fondo agro-forestale ad indirizzo vitivinicolo è stata messa sul mercato per una somma pari a un terzo del debito contratto (2 milioni), ma dopo sei aste nessuno ha fatto ancora un’offerta per comprarla. Gli acquirenti non si trovano.

Dopo la perdita di 2,6 miliardi di euro del titolo in Borsa in un anno, ai 150 mila piccoli azionisti – pari al 55% del capitale della banca – in mano rimarranno soltanto le briciole. Con il fallimento dell’aumento di capitale per mancanza di interesse da parte degli investitori privati, il titolo – che valeva 0,51 euro il 20 gennaio di un anno fa, oggi vale il 70% di meno: 15 centesimi.

L’ultima seduta di contrattazioni in ordine di tempo per i titoli della terza banca d’Italia si è chiusa infatti a 15 euro. Ma se si tiene conto che il raggruppamento delle azioni funzionale al rafforzamento patrimoniale sul mercato con 1 nuovo titolo per i 100 esistenti ha fatto flop, i calcoli sono presto fatti.

Borsa Italiana Spa ha fatto sapere che se dopo il Cda fissato per oggi non ci saranno novità sul ritorno alle negoziazioni in Borsa dei titoli Mps, le azioni verranno espulse dal listino delle blue chip FTSE Mib.

“Le contrattazioni ritorneranno quando si saprà il piano industriale avvalorato dagli organi Bce”, ha spiegato il presidente della Consob. Alle migliaia di risparmiatori non rimarrà che attendere i prossimi sviluppi. Poche speranze per i piccoli azionisti. A loro non andranno altro che le briciole e qualche bottiglia di vino per ubriacarsi.



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