Tuesday, December 22, 2009

Numeri al lotto

A Napoli si giocherebbero sicuramente il terno: 35- 28 -22. Sulla nuova ruota di Washington, D.C.. Siamo infatti alla terza revisione, al ribasso, del PIL statunitense nel terzo trimestre 2009.

Ricordate quando a fine Ottobre venne annunciato dal governo il PIL in crescita del 3,5%, notizia salutata come il segnale della ripresa economica e con il rumore dei tappi di champagne che saltavano a Wall Street? Bene, dopo qualche giorno arrivava la prima correzione, allegramente ignorata dal mercato. Scusate, ci siamo sbagliati, la crescita è del 2,8%. Ma chi se ne importa? Nemmeno se vuol dire che a questo tasso di crescita ci vorranno altri 10 anni per tornare ai livelli pre-crisi, con tutto quel che ne consegue per l'occupazione.

Ma non è finita qui. Perchè oggi siamo alla terza e forse nemmeno ultima revisione del dato, anche questa caduta nell'indifferenza generale dei mercati. OK, abbiamo scherzato, il PIL è cresciuto solo del 2,2%, giusto pari all'apporto dello stimolo governativo. Altro che il peggio è passato. La ripresa è debolissima, in coma farmacologico. E i farmaci, gli stimoli del governo, stanno esaurendo il loro effetto. Una ricaduta sarebbe pericolosissima, anche perchè è poco credibile che Obama osi chiedere al Congresso altri stanziamenti per un nuovo piano di stimoli.

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Wednesday, December 02, 2009

Lost decade Americana

Per le azioni siamo già al Giappone. E da un bel pezzo. Lo S&P 500 nell'ultimo decennio per la prima volta dalla Grande Depressione ha fatto registrare un risultato negativo. Nel grafico qui sotto sono espressi, divisi per decadi, i profitti totali (compresi i dividendi) al loro valore nominale.

Considerando anche la svalutazione del dollaro e l'inflazione, investire in azioni in base alla filosofia del "buy and hold" è risultato un pessimo affare soprattutto per i risparmiatori e i fondi pensione. Invece a leccarsi i baffi speculatori e insider.

Thanks to EconomPic

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Tuesday, November 24, 2009

Contrordine compagni (di merende)

Come c'era da aspettarsi, il dato della crescita nel terzo trimestre negli Stati Uniti è stato rivisto al ribasso, e non di poco. Alla fine di ottobre il Bureau of Economic Analysis (BEA), aveva dato il Pil americano in crescita del 3,5%, ma oggi ci fanno sapere che avevano scherzato: la crescita è del 2,8%. Magra consolazione, gli economisti avevano previsto un 2,7%, così, tanto per poter dire che la revisione è al di sopra delle attese.

Quali le cause della prevedibile defaillance? Un più ampio deficit commerciale e una più bassa spesa dei consumatori rispetto a quanto precedentemente previsto. Ormai l'argomento è trito e ritrito ed io non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto scritto qui e soprattutto qui: quale ripresa se aumentano i disoccupati, diminuiscono i consumi e la crescita si basa in massima parte sugli stimoli del governo?

Quando venne fuori il precedente dato del 3,5%, accolto dall'entusiasmo scomposto degli inguaribili ottimisti, Paul Krugman ammonì che anche se la crescita fosse continuata a quel tasso non avremmo visto niente di simile alla piena occupazione se non alla fine del secondo mandato di Sarah Palin.... Con i nuovi numeri, dice oggi Krugman, la data alla quale potremo vedere il ritorno della piena occupazione è... mai.

Intanto Wall Street piange lacrime di coccodrillo, ma vedrete che domani, digerito l'amaro boccone, riprenderà a correre come se niente fosse. Tanto ci sarà sempre qualche dato al di sopra delle attese da propagandare per continuare a gonfiare la bolla.

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Thursday, November 19, 2009

Misteri di Wall Street

Le borse oggi si tingono di profondo rosso. Non sarà mica per i dati settimanali sulla disoccupazione negli Stati Uniti il cui trend rimane costantemente sopra le 500 mila richieste di sussidio e le stime della precedente settimana sono state riviste al rialzo (da 502 mila a 505 mila)? O perchè il report odierno della MBA segnala un incremento record delle insolvenze e delle foreclosure nel terzo trimestre del 2009 che colpisce il 14,4% dei mutui casa già in essere e rappresenta un incremento pari al 13,2% rispetto al secondo trimestre?

Suvvia, beata innocenza, queste non sono le notizie che possono affossare le borse drogate di questi mesi. Là dove non poterono i soliti pessimi dati economici, riuscì, secondo il Wall Street Journal, un oscuro analista di Bank of America Merrill Lynch che ha declassato otto aziende produttrici di microchip, incluso il colosso Intel, facendo crollare le loro azioni all'apertura di Wall Street. Misteri del silicio, o piuttosto onnipotenza delle big bank che manipolano a loro piacimento i destini dei mercati? Ai sopravvissuti l'ardua sentenza.

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Thursday, November 05, 2009

Il Paese dei Barbagianni

I governatori della Federal Open Market Committee, nella consueta due-giorni mensile, nonostante abbiano rilevato che l'attività economica degli Stati Uniti ha continuato a migliorare nell'arco dell'ultimo mese e che le spese delle famiglie appaiono ora in fase di espansione, hanno deciso di lasciare i tassi "su livelli eccezionalmente bassi per un periodo prolungato" perchè le prospettive dell'economia rimangono incerte.

"L'attività del mercato immobiliare è aumentata nel corso degli ultimi mesi" si legge nel comunicato pubblicato dalla Federal Reserve, "e le spese delle famiglie appaiono in espansione sebbene rimangano sotto pressione a causa dell'alta disoccupazione, della lenta crescita del reddito e della ristrettezza del credito". Sul fronte delle aziende, le imprese "stanno ancora riducendo gli investimenti fissi e l'occupazione, sebbene a ritmi più moderati mentre realizzano passi avanti nel processo di riduzione degli stock per renderli più in linea con le vendite".

Era quanto volevano sentirsi dire Wall Street e le borse europee che festeggiano anche oggi perchè in Ottobre invece degli attesi 540.000 nuovi disoccupati americani in più ce ne saranno "solo" 520.000, salvo le dovute rettifiche del prossimo mese. Tanto basta per continuare ad alimentare il ricco bottino di banche e grande finanza realizzato con i fiumi di liquidità iniettati nei mercati da banche centrali e governi e utilizzati non per sostenere l'economia reale e l'occupazione ma per scommettere su tutto quello su cui si può scommettere come prima della crisi e più di prima. Ma chi l' ha detto che il campo dei miracoli e il paese dei barbagianni esistono solo nel mondo delle favole?

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Wednesday, November 04, 2009

Attenti al bottino

Anche alla Banca Mondiale crescono le preoccupazioni che gli sforzi di governi e banche centrali al fine di sostenere la ripresa possano produrre un pericoloso effetto collaterale: bolle speculative nel settore immobiliare, nelle borse e nei mercati valutari, in particolare in Asia.

L'istituto internazionale proprio ieri ha lanciato l'allarme che la ricomparsa improvvisa di miliardi di dollari di investimenti in Asia orientale è fonte di "crescenti preoccupazioni su possibili nuove speculazioni sui prezzi" sui mercati azionari in Asia e nel settore immobiliare in Cina, Hong Kong, Singapore e Vietnam.

Anche il Fondo monetario internazionale sempre ieri aveva parlato di "un rischio": che l'impennata dei prezzi degli asset in Hong Kong siano guidati da un flusso di capitali "che prescinde dai valori fondamentali della domanda e dell'offerta".

Alla base della tendenza ci sarebbero "misure come il taglio dei tassi di interesse e l'immissione di denaro nel sistema finanziario, che hanno lasciato zone del mondo inondate di liquidità ed esposte al rischio di bolle o di impennate dei prezzi al di là di ciò che i fondamentali economici suggeriscono come ragionevoli".

Meglio tardi che mai, sebbene non si capisca perchè l'allarme non sia allargato a tutti i mercati azionari, visti i livelli di sopravalutazione raggiunti anche da tutte le borse europee e dal NYSE, con i rapporti fra prezzi delle azioni e utili schizzati a livelli inimmaginabili. Abbiamo già visto nei giorni scorsi che nell'indice S&P 500 di Wall Street questo rapporto è a quota 142. Ovvero l'azione viene trattata ad un prezzo pari a 142 volte gli utili, quando è ritenuto normale un rapporto pari a 13-15 volte. Per non parlare degli aumenti ingiustificati del petrolio e delle altre materie prime che non riguardano solo i mercati orientali.

Che la Banca Mondiale sia stata costretta a fare suo il vecchio detto "picchiare a nuora perchè suocera intenda" dando ragione a quanti la criticano perchè i suoi padroni, in fondo in fondo, rimangono pur sempre i pirati di Wall Street?

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Tuesday, November 03, 2009

La grande bolla

Toh, se n'è accorta anche la "grande" informazione:

[...] Dopo il grande tsunami di un anno fa, che ha quasi riportato il mondo ai tempi della Grande Depressione, doveva essere un'era di pentimento e cilicio, di ravvedimento e virtù, di regole stringenti e appetiti misurati. Castigate e imbrigliate, banche e finanziarie dovevano tornare all'umile compito di alimentare l'ordinato sviluppo dell'economia. Beh, riaprite gli occhi: di tutto questo non c'è traccia. Le regole non sono arrivate, i soldi - un fiume di soldi, sotto forma di prestiti, garanzie, tassi stracciati - sì. E la finanza da corsa ha ripreso il largo: i suoi uomini sono tornati a spartirsi un ricco bottino - sotto forma di bonus - e a puntare i soldi in cassa, negati a famiglie e imprese, su scommesse sempre più rischiose nei mercati. Il risultato è che, probabilmente, siamo seduti di nuovo su un'unica gigantesca bolla, che potrebbe esplodere in qualsiasi momento.

La madre di tutte le bolle: nel senso che, invece delle singole bolle (della casa, dei subprime, dei derivati, del credito, del petrolio) del passato appena trascorso, questa è un'unica bolla che le riassume tutte: la bolla del dollaro. Il fatto che sia una bolla al contrario (il dollaro scende) non deve trarre in inganno: è proprio la discesa del dollaro che gonfia, tutte insieme, le altre bolle.

Prendete il bilancio di una grande banca internazionale, come Barclays. Nel secondo trimestre, il settore prestiti alle famiglie ha visto i profitti ridursi del 61 per cento, quello commerciale del 42 per cento. Il ramo affari, Barclays Capital, li ha raddoppiati. Ancora una volta, l'esempio Goldman Sachs vale per tutti: quasi 14 miliardi di dollari di ricavi nel secondo trimestre. Due terzi di questi ricavi vengono dal settore "trading", cioè le transazioni/speculazioni, spesso condotte in proprio. Metà dal solo settore reddito fisso, materie prime, valute, cioè, in concreto, per la grande banca di Wall Street, petrolio e derivati. E' la controprova della frenetica attività dei mercati, dopo il grande gelo dell'autunno 2008.

[...] Anche le borse appaiono largamente sopravalutate. Andrew Smithers, un analista di borsa, ha calcolato che il rapporto fra prezzo dell'azione e utile dell'azienda che l'ha emessa è schizzato a livelli inimmaginabili. Nell'indice S&P 500 di Wall Street questo rapporto è a quota 142. Ovvero l'azione viene trattata ad un prezzo pari a 142 volte gli utili. Non solo è un record, ma quello precedente (47) è un terzo dell'attuale. Anche aggiustando il calcolo per l'attuale situazione di recessione, Smithers conclude che le azioni sono sopravalutate di circa il 40 per cento, rispetto alla media storica. [...]

L'articolo completo su Repubblica
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Wednesday, October 28, 2009

L'orso non è ancora andato in letargo

Oggi si sono addensate due nubi nere sopra Wall Street a confermare che, se non ci credono i consumatori che il peggio è alle spalle, ci saranno pur dei validi motivi, non solo la crescita della disoccupazione il cui dato viene minimizzato in quanto indicatore differito rispetto alla presunta ripresa in atto.

Sono arrivati infatti i dati di Settembre delle vendite di nuove case e degli ordini di beni durevoli. Inaspettatamente dopo cinque mesi consecutivi di crescita le vendite sono diminuite del 3,6% mentre gli analisti si attendevano un incremento del 2,6%. Nonostante questo e nonostante gli inventari delle case invendute continuino a gonfiarsi, facendo crollare i prezzi, si continua a parlare di stabilizzazione del mercato.

Così pure viene interpretata positivamente dai soliti ottimisti la crescita, pari all' 1%, della domanda di beni durevoli anche se al di sotto delle attese in quanto era previsto dagli economisti un più 1,5%. Insomma c'è chi continua a vedere il sereno mentre crescono i segnali dell'arrivo di una nuova tempesta.

Quel che è certo è che la recessione è solo tecnicamente finita, la ripresa è un oggetto misterioso e regna sempre l'incertezza sui mercati. Se poi il dollaro inverte la rotta....

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Friday, September 25, 2009

Dow Jones, consumatori e "socialismo"

L'abbiamo detto tante volte che il recupero delle borse poggia sulle sabbie mobili di una ripresa basata solo sugli incentivi alla rottamazione e sulla ricostituzione delle scorte. Prima o poi i primi si esauriscono e le seconde riempiranno i magazzini. Manca il motore di una ripresa sostenibile, la spesa dei consumatori. La pensa così anche Robert Reich che però ci dice anche qualcos'altro in "Why the Dow is Hitting 10,000 Even When Consumers Can't Buy And Business Cries "Socialism".

Come può il Dow Jones Industrial Average flirtare con quota 10.000, quando i consumatori, che rappresentano il 70 per cento dell'economia, hanno dovuto tagliare la spesa perché non hanno soldi? I posti di lavoro continuano a scomparire. Un americano su sei è disoccupato o sottoccupato. Le case non possono più funzionare come salvadanaio perché sono ad un valore di quasi un terzo in meno rispetto a due anni fa. E per la prima volta in oltre un decennio gli americani ora devono pagare i loro debiti ed iniziano a risparmiare.

Ancora più curioso, come può il Dow essere così in alto, quando tutte le imprese e i dirigenti di Wall Street in cui mi imbatto mi dicono che il governo sta distruggendo l'economia con il suo enorme deficit e la sua presunta "acquisizione del controllo" di assistenza sanitaria, auto, edilizia, energia, e finanza? Le loro angosciate grida di "socialismo" stanno quasi soffocando tutti i loro evviva per il Dow in risalita.

La spiegazione è semplice. La grande ritirata dei consumatori dal mercato è stata controbilanciata dall'avanzata del governo nel mercato. Il debito dei consumatori sta scendendo giù dal suo picco del 2006, il debito pubblico sta salendo. La spesa dei consumatori è in basso, la spesa pubblica è in alto. Perché la vendita di nuove case comincia a ripartire? Perché la Fed sta facendo incetta di carta da Fannie e Freddie, e Fannie e Freddie, di proprietà del governo, oggi sono quasi gli unici giocatori rimasti nel gioco dei mutui.

Perché le azioni del settore sanitario stanno avendo un boom? Perché il governo è in procinto di espandere la copertura sanitaria a decine di milioni di americani in più, e la Casa Bianca ha assicurato Big Pharma e le assicurazioni che i loro profitti saliranno. Perché le vendite di auto sono su? Perché il programma cash-for-clunkers ha sovvenzionato le vendite di autoveicoli nuovi. Perché il settore finanziario si impenna? Perché la Fed mantiene tassi di interesse vicino allo zero, e il resto del governo garantisce ancora che ogni banca troppo grande per fallire sarà salvata. Perché gli imprenditori federali stanno facendo così bene? Perché lo stimolo ha dato il suo contributo.

In altre parole, il Dow Jones è su, nonostante il più grande ritiro dei consumatori dal mercato dopo la Grande Depressione, grazie alla cosa di cui molti dirigenti si lamentano tanto, l'invadenza del governo. E indipendentemente da come si chiami - keynesismo, socialismo, o semplicemente pragmatismo - sta facendo miracoli per le imprese, in particolare per le grandi imprese, e per Wall Street. La spesa dei consumatori si contrae al 60-65 per cento dell'economia, mentre la spesa pubblica si espande per colmare il divario.

Il problema è che il nostro governo, che da poco ha ampliato la sua azione, non sta facendo molto per la media dei lavoratori americani che continuano a perdere il posto di lavoro e che continuano a stringere la cinghia, e che non stanno guadagnando quasi nulla dalla crescita del Dow se non quel poco nel caso possiedano una piccola quota azionaria. Nostante il felice Dow e nonostante le trimestrali sopra le attese delle imprese, la maggior parte delle aziende stanno tagliando sempre più posti di lavoro e salari. E le grandi banche non fanno ancora prestiti a Main Street.

La trickle-down economics* non ha funzionato quando la supply-side economics era al potere. E non funziona ora, in un momento in cui - nonostante tutte le loro grida sul "socialismo" - le grandi imprese e Wall Street sono politicamente più potenti che mai.

* Trickle-down economics". Con questo termine viene chiamata la teoria economica secondo la quale una politica che prevede tagli ed altri benefici fiscali per le imprese e per i ricchi è ritenuta possa indirettamente beneficiare tutta la popolazione. I proponenti di queste politiche sostengono che se gli alti redditi investono di più nelle infrastrutture e nei mercati azionari questo porterà a una maggior produzione di beni a prezzi più bassi creando più posti di lavoro per le classi medie e basse. Non è un caso che a coniare il termine "Trickle-down economics" sia stato l'umorista e attore comico Will Rogers, il quale durante la Grande Depressione ebbe a dire che "Tutti i soldi vennnero dati ai ricchi nella speranza che qualche briciola arrivasse ai bisognosi".

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Tuesday, September 08, 2009

E l'Oracolo di Omaha cosa prevede?

Il New York Times ci aggiorna sull'ex più ricco uomo del mondo (oggi numero 2 dietro il suo amico Bill Gates):

Warren E. Buffett segue due regole cardinali negli investimenti. Regola No. 1: Mai perdere soldi. Regola No. 2: Mai dimenticare la Regola No. 1.

Orbene un sacco di vecchie regole sono finite nella spazzatura quando la crisi finanziaria ha colpito anche l'Oracolo di Omaha.

A 79 anni Buffet sta venendo fuori dal peggior anno della sua lunga, leggendaria carriera. Sulla carta ha perso personalmente circa 25 miliardi di dollari durante il panico finanziario del 2008, abbastanza da costargli il titolo di uomo più ricco del mondo.

Eppure poche persone dentro o fuori Wall Street hanno capitalizzato la crisi più abilmente di lui. Dopo aver consigliato Washington di salvare l'industria finanziaria nazionale ed aver sollecitato gli Americani a comprare azioni mentre il mercato annaspava, ci si è tuffato lui stesso. Buffet ha approfittato di un mercato disastrato -- come pure di tutti quei salvataggi finanziati dai contribuenti -- tanto da mettere al sicuro la sua fama di uno dei più grandi investitori di ogni tempo.

Quando tanti altri lo scorso autunno scappavano impauriti, Buffet ha investito miliardi in Goldman Sachs -- facendo di gran lunga un miglior affare di Washington. Poi ha rischiato altri miliardi in General Electric. Mentre non hanno mai salvato direttamente Buffet, i contribuenti salvavano alcune delle sue scelte azionarie. Goldman, American Express, Bank of America, Wells Fargo, U.S. Bancorp -- tutte hanno ricevuto un aiuto pubblico di cui in ultima istanza hanno beneficiato gli azionisti privati come Buffet.

Buffett ci ha preso così bene -- almeno, finora, sembra l'abbia fatto -- che il suo guadagno potrebbe essere enorme. Ma ora, solo un anno dopo che la crisi ha colpito, sembra essere preoccupato che il più forte mercato azionario potrebbe vacillare di nuovo. Dopo aver comprato con tanta audacia quando in tanti vendevano i loro asset, la sua holding, Berkshire Hathaway, si tira indietro, comprando meno azioni e investendo invece sul debito corporate e governativo. E Buffet avverte che l'economia, sia pure in miglioramento, rimane profondamente in sofferenza.

"Non siamo ancora fuori dai guai", ha detto Buffet la scorsa settimana in un'intervista, nella quale rifletteva sulle lezioni degli ultimi 12 mesi. "Dobbiamo far riprendere un'economia balbettante in modo che funzioni come dovrebbe".

Tuttavia Buffet non sembrava così traumatizzato dalla rievocazione di quello che una volta definì come l'equivalente finanziario di Pearl Harbour. (Un guadagno netto stimato 37 miliardi di dollari sarebbe un balsamo per la psiche di chiunque).

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Friday, September 04, 2009

Una ricorrenza dimenticata

Il grande mercato toro raggiunse il suo picco 80 anni fa - ieri -, il 3 Settembre 1929. Il Dow Jones chiuse a 381.17. Il crollo non arrivò fino ad Ottobre. Tre anni più tardi, il Dow Jones era giù a 41.22 e non recuperò il suo massimo fino al 23 Novembre del 1954.

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Wednesday, September 02, 2009

Un giorno come un altro

Le Agenzie non sanno che pesci prendere. Ecco un paio di titoli, le fonti e l'orario:

# Wall Street gira in positivo, Dow Jones +0,1% - Finanza.com (mer 17:06)
# Borsa Usa incerta dopo nuovi ordini e occupati Usa deludenti - Reuters Italia (mer 17:04)

In realtà non è colpa loro, è Wall Street che annaspa e che non sa che direzione prendere. Dall'apertura oscilla, sempre di poco, sopra e sotto lo zero.

Sarà forse perchè, come dice Reuters, è arrivata la notizia che negli Usa in Agosto sono stati persi altri 298.000 posti di lavoro nel settore privato mentre gli economisti si aspettavano una riduzione di "solo" 213.000 unità confermando così che la favolosa ripresa manifatturiera è frutto di tagli occupazionali e riduzioni di orari e salari?

Macchè, la ragione è un'altra. C'è una voce che circola insistente, secondo la quale una grande banca sarebbe in difficoltà e avrebbe bisogno di altri aiuti e una nuova riorganizzazione. I rumors hanno anche fatto il nome, Wells Fargo, e il titolo è sceso giù di 6 punti. Poi è intervenuta qualche provvida manona a sostenerne il corso. Se c'è qualche notizia vera, verrà fuori stasera dopo la chiusura.

Lo spettacolo va avanti come sempre, tra manipolazioni, compravendite fondate sui rumors e fiumi di denaro fatti deviare con un click dai padroni della borsa, le grandi banche, tranquille che se c'è qualche problema attingeranno alle casse del governo. Un giorno come un altro a Wall Street.

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Salto in basso

Come far superare la prova di salto in alto anche a dei brocchi? Semplice, abbassando l'asticella. E' quanto avviene con la saga dei "risultati al di sopra delle attese" che sta impazzando da marzo ed ha contribuito a gonfiare, oltre che le trombe dei soliti ottimisti di professione, anche la nuova bolla della borsa. Il trucco è applicabile ad ogni dato macroeconomico, ma David Rosenberg si preoccupa di smascherare questi maghi delle previsioni proprio sul terreno dei numeri drogati di Wall Street:

Quando guardiamo al nostro database, vediamo che l'EPS (Earnings Per Share - Utile per azione) dell'indice S&P 500 per il secondo trimestre è oggi stimato intorno a 13,94 dollari. Invece, alla fine del secondo trimestre, le attese erano posizionate a 14,15 dollari; alla fine di marzo le previsioni erano a 14,84 dollari e alla fine del 2008 a 19,92 dollari. Quindi dove stanno esattamente questi risultati al di sopra delle attese? Il secondo trimestre è andato sotto del 30% rispetto a quanto "previsto" dagli analisti di Wall Street alla fine del 2008!

Il terzo trimestre è stato tagliato già tante volte che l'asticella è ora a 14,57 dollari. Alla fine di giugno, era a 15,05 dollari, il 30 marzo, a 16,68 dollari, e alla fine del 2008, la stima per il terzo trimestre di quest' anno era 21,11. ...... l'indice S&P 500 è riuscito ad avanzare del 13% quest'anno, anche se nel trimestre in corso l'EPS è stato abbassato di quasi il 30% (e del 45% dalla fine del mese di settembre 2008). Persino Houdini sarebbe arrossito. Le aspettative di crescita dell'EPS anno su anno per il terzo trimeste sono oscillate dal 32,3% della fine del 2008 a +4,5% su marzo 2009, a -5,7% alla fine del mese di giugno, al -8,7% attuale. E il mercato è cresciuto del 50% da dove era a marzo, anche se abbiamo visto un'oscillazione di 13 punti percentuali di ribasso.

clicca sul grafico per ingrandirlo

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Tuesday, August 25, 2009

Che fa oggi il mercato?

Nonostante qualche instabilità dei titoli petroliferi causata da una diminuzione dei prezzi del carburante l'indebolimento è stato moderato e non si è diffuso agli altri settori. Alcuni dei maggiori titoli industriali hanno raggiunto i migliori livelli dal picco di Luglio. Il Dow Jones guadagna lo 0,8%.

Il Wall Street Journal commentava così l'andamento del mercato il 25 agosto 1930. Ed oggi che fa la borsa? Oggi fa la rima baciata:

Le azioni si sono mosse più in alto, aiutate da positive notizie economiche ma frenate da vendite del greggio che hanno pesato sul settore energetico. Il Dow Jones sta guadagnando lo 0,48%.

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Friday, August 21, 2009

Non aprite quella porta

Ieri, quasi in contemporanea con gli ultimi dati sulle insolvenze e le procedure di esproprio sui mutui immobiliari residenziali che, come ci ricorda Marco Sarli, si tratta di una una mina da poco meno di 1.500 miliardi di dollari su un totale che si aggira tra i 10 e 15 mila miliardi e suscettibile di aumenti nel corso di quest'anno e del prossimo visto che il picco è previsto per la fine del 2010 - situazione che non dovrebbe lasciare dormire sonni tranquilli ai banchieri americani già alle prese con altri gravi problemi che riguardano la qualità del credito nei bilanci delle banche - sono arrivati i dati sulla disoccupazione, peggiori di quanto previsto dagli economisti.

Infatti le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono salite di 15.000 a 576.000 nell'ultima settimana, il più alto livello delle ultime tre settimane che porta la media del mese a 570.000 richieste. Gli economisti dovranno rivedere dunque le loro stime al rialzo rispetto a quella di "soli" 200.000 posti di lavoro persi nel mese di Agosto e aspettarsi che il miglioramento sarà molto più graduale di quanto previsto.

Qualcuno ora forse si sarà illuso che di fronte ai dati sulle insolvenze e sulla disoccupazione a Wall Street abbiano tirato il freno a mano. Invece no. Al NYSE le notizie se le scelgono e quelle sulla manifattura nel distretto di Philadelphia facevano più comodo. Pensate, l'indice delle scorte di magazzino misurato dalla filiale di Philadelphia della Fed è cresciuto in Agosto di ben lo 0,3 per cento rispetto al meno 15,4 per cento di Luglio. Champagne a fiumi e altro idrogeno liquido per gonfiare la bolla che è ormai diventata una mongolfiera.

A richiamarci alla realtà David Rosenberg, capo economista della Gluskin Sheff, il quale ci ricorda che buona parte del rally realizzato dallo S&P 500 dai minimi di marzo (vedi anche questo cartello) si è basato sull'abbondante intervento e sullo stimolo del governo ma che questi effetti potrebbero finire. "Ci sono molte buone notizie ora che sono diventate vangelo, che la recessione è finita e che nella seconda metà dell'anno il PIL degli Stati Uniti crescerà ad un tasso annuale tra il 2 e il 4 per cento" dice Rosenberg ma "dal nostro punto di vista, i rischi di questa congiuntura stanno tutti nel fatto che un'economia che ha bisogno di una proroga del Talf (vedi etichetta) o del programma di incentivi alla rottamazione, è un'economia che cammina ancora sulle stampelle".

Ma a Wall Street, occupati come sono a gonfiare tasche e bolle, non ascoltano chi grida al lupo, meglio addormentarsi al canto delle sirene e sognare indici che salgono, economia in ripresa, consumi e petrolio alle stelle. Verranno per loro i tempi del brusco risveglio e della penitenza ma, poichè ogni volta gli uomini dimenticano gli insegnamenti della Storia, saranno sempre pronti a saltare sulla prossima bolla. Io, vi ho già messo sull'avviso: attenti, non aprite quella porta.

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Wednesday, August 19, 2009

Attenti alle borse

Due chiacchiere al Café Américain.

"... il mercato è più avanti della realtà ... preoccupato in particolare che le cose stiano entrando nel Ramadan, il 22 (agosto) ... ci sono cose raccolte qui attorno (NYSE), che sono di natura esoterica, ma forse potremmo vedere uno storico periodo di trading nelle prossime otto settimane ... potenzialmente un periodo molto emozionante ". Art Cashin, UBS Financial Service, 18 agosto 2009.

Larry Summers, Tim Geithner, e Ben Bernanke sono riusciti, ancora una volta, a mettere l'economia sul bordo dell'abisso per compiacere Wall Street, che ha la narcisistica ossessione di imbottirsi le tasche a breve termine ad ogni costo o rischio, mentre i media distraggono il pubblico con una scandalosa sfilza di deliri, disinformazione, e confusione.

I mercati del mondo stanno entrando in un periodo ad alto rischio e volatilità. Nessuno sa per certo quel che verrà. I trader di professione si stanno preparando a questo per gestire i loro rischi. Ci siamo anche noi.

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Monday, July 27, 2009

Toro seduto

Le vendite di nuove case unifamiliari, dati forniti oggi dal Dipartimento USA del Commercio, sono cresciute in giugno dell'11 per cento rispetto al mese precedente. Anche se, anno su anno, le vendite di nuove case sono diminuite del 21,3% rispetto a Giugno 2008.

Ovviamente questo dato viene presentato come positivo rispetto alle previsioni degli economisti che si aspettavano una crescita inferiore. Ma se il mercato immobiliare si sta riprendendo così alla grande, come si spiega che il prezzo medio delle nuove costruzioni è sceso a 206.202 dollari in Giugno, mentre a Giugno 2008 era di 234.300 (-12%) e a maggio 2009 è stato di 219.000 dollari?

Oggi anche Wall Street sembra cominci a porsi qualche domanda su tutti questi risultati migliori delle attese.

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Saturday, July 25, 2009

Ritorno al Passato

Second-quarter earnings so far better than expected. Già, i profitti del secondo trimestre sono di gran lunga migliori di quelli attesi. E il mercato ha aperto con consistenti ordini di acquisto per i principali titoli industriali. Nelle prime contrattazioni molti dei principali titoli hanno raggiunto il punto più alto dell'ultima settimana. Gli acquisti si sono estesi al resto dei titoli industriali nella tarda mattinata; il movimento al rialzo è proseguito per quasi tutto il giorno. Forti i titoli auto, in particolare GM.....e così via.

Un report dalla Borsa di New York di questi giorni? Indovinato, è un report del Wall Street Journal del 24 luglio, ma di 79 anni fa, del 24 luglio del 1930 per la precisione. Non vi dice niente questa data?

Thanks to News from 1930

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Così giù che sembra di star sù

L'ho scritto in tutte le salse che Wall Street è diventata una bisca a cielo aperto, dove tra i pochi giocatori che si aggirano tra i tavoli la fanno da padroni quei pochissimi che possono permettersi di rischiare grosso (vedi Goldman Sachs), anche perchè giocano con le fiches pagate dai contribuenti americani e la garanzia che se perdono pagherà Pantalone, truccando il mercato anche con dati manipolati e comunque sempre "migliori di quelli attesi". Ormai c'è poco altro da aggiungere, se non segnalare questi due interessanti contributi (articoli in inglese) di Jeffrey Cooper e di Smita Sadana e offrirvi la mia traduzione libera di quel che ne pensa anche Robert Reich.

Been Down So Long It Seems Like Up To Me (sono stato giù così tanto che ora mi sembra di star sù), il precoce libro del 1966 di un Richard Farina al tramonto della sua vita, definiva i tardi anni '60 come gli anni della controcultura. Al rally del mercato azionario che ha spinto l'indice Dow Jones di nuovo sopra i 9000 punti per la prima volta dall'inizio dell'anno potrebbe essere dato il medesimo titolo e potrebbe essere definito come molto-desiderato per la ripresa finanziaria.

Cosa ha spinto il mercato azionario verso l'alto? Principalmente gli inaspettati risultati positivi delle società nel secondo trimestre. Ma quei profitti non sono stati dovuti ai consumatori che all'improvviso si sono ritrovati con un mucchio di soldi in più nei loro portafogli. I profitti sono venuti da drammatici tagli ai costi -- inclusi, cosa più ragguardevole, i tagli al costo del lavoro. Se un'azienda taglia a sufficienza i suoi costi, può mostrare un profitto anche se le sue vendite sono vicine allo zero.

Qui il problema è duplice. Primo, tali profitti non possono essere mantenuti. C'è un limite ai tagli oltre il quale l'attività scompare. Secondo, quando viene tagliato il costo del lavoro per mostrare dei profitti, il consumatore finisce per avere meno soldi in tasca per comprare i beni che quell'attività produce. Anche se conservano il posto di lavoro, essi probabilmente avranno paura di perderlo, per cui eviteranno ulteriormente gli ipermercati.

La maggior parte delle compagnie che hanno riportato degli utili hanno superato le aspettative degli analisti, ma questo significa solamente che i profitti sono stati meno cattivi di quanto gli analisti temevano. Secondo il responsabile degli investimenti della BNY Mellon Wealth Management se le società che non hanno ancora presentato le trimestrali mostrano i medesimi risultati di quelle che l'hanno già fatto, complessivamente i profitti delle società saranno scesi del 25% rispetto all'anno passato. Questa potrebbe essere una contrazione inferiore rispetto a quella attesa dagli analisti, ma è comunque terribile. L'utile operativo che le società presenti nel listino S&P 500 hanno dichiarato finora è stato quasi il 29% più basso di quello dello scorso anno e l'80% più basso di quello del 2007, secondo Standard and Poors. Ahi.

"Meglio delle attese" è un eufemismo di moda in questi giorni a Wall Street che stà per "Siamo più felici di quanto pensavamo potessimo essere". Ma Wall Street è il leader nel mercato dei festeggiamenti, anche quando non c'è nulla di cui rallegrarsi. Si vuole che gli investitori pensino positivamente, nella presunzione che pensare positivimanete possa essere una profezia auto-realizzantesi: se gli investitori iniziano a mettere più soldi nel mercato, allora il mercato automaticamente crescerà, conducendo più investitori a metterci più soldi -- prima che, è questa la verità, il rally finisca perchè niente di fondamentale è cambiato nell'economia reale.

Guardate sempre all'economia reale, dove disoccupazione e sotto-occupazione stanno salendo. Non è così divertente quanto festeggiare ed investitire proprio ora, ma è di gran lunga più sicuro.

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Sunday, February 08, 2009

Wall Street a luci rosse

Finalmente svelato il mistero del perchè Bush ha lasciato fallire la Lehman Brothers.

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