Wednesday, December 16, 2009

Personaggio dell'Anno?

La rivista Time ha nominato Ben Bernanke "Personaggio dell'Anno". Forse anche questo è un premio dato, come certi Nobel, alla speranza, la speranza che il presidente della Fed mantenga i tassi vicini allo zero il più a lungo possibile anche nel 2010?

Ma bando alle battute....il commento più "serio" e convincente l'ha dato forse Paul Krugman, il quale avverte di fare molta attenzione perchè la storia ci insegna che è bene andare "short" con le azioni di una società il cui CEO compare sulla copertina patinata di un grande magazine.

In più c'è lo specifico effetto Time. E ricorda i precedenti, come quando nel 1985, dovendo scegliere tra Madonna e Cyndi Lauper, la rivista americana concluse che Cyndi Lauper sarebbe stata quella destinata a rimanere una star.

Ma soprattutto, non bisogna dimenticare questo:


Krugman dice si tratti di un ben noto fenomeno ma senza dargli un nome. Che intenda abbia qualcosa a che fare con la iella?

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Thursday, December 03, 2009

Bolla? Quale bolla?

I Senatori della Banking Committee hanno messo sulla graticola il povero Ben Bernanke prima di concedere il probabile nulla osta alla sua rielezione alla presidenza della Federal Reserve, anche se questo costerà un ridimensionamento dei poteri della banca centrale. Esilarante questo passaggio dell' "interrogatorio". Dal Wall Street Journal:

In question and answer session, Mr. Bernanke said he didn't see any asset bubbles emerging in the United States. "We do not see, at this point, any extreme misevaluation of assets in the United States," Mr. Bernanke said.

A questo punto credo che il via libera delle lobbies finanziarie sia scontato: sempre meglio un asino alla presidenza della Fed piuttosto che una Fed che metta il naso nei loro affari.

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Wednesday, November 25, 2009

Effetti collaterali

Toh, anche la Fed si è accorta che a forza di stampare denaro e inondare i mercati di liquidità si rischia di alimentare la bolla dei mercati finanziari. E' quanto risulta dai verbali dell'ultima riunione (3-4 novembre) del Federal Open Market Committee (FOMC), il board dei governatori della Federal Reserve. Nel linguaggio paludato ed asettico che si confà a tali consessi leggiamo infatti:

Members noted the possibility that some negative side effects might result from the maintenance of very low short-term interest rates for an extended period, including the possibility that such a policy stance could lead to excessive risk-taking in financial markets or an unanchoring of inflation expectations. While members currently saw the likelihood of such effects as relatively low, they would remain alert to these risks.

Già, i membri (del board) hanno sottolineato la possibilità che qualche effetto collaterale negativo potrebbe derivare dal mantenimento per un esteso periodo di tempo di bassissimi tassi d'interesse a breve termine, inclusa la possibilità che una tale politica potrebbe condurre a un eccessiva propensione al rischio sui mercati finanziari o a dare il via ad aspettative inflazionistiche. Mentre i membri attualmente ritengono la probabilità di tali effetti ancora relativamente bassa, rimangono tuttavia all'erta nei confronti di questi rischi.

All'erta sto. Questo è quanto. In fondo nulla è cambiato dai tempi di Greenspan che con i suoi occhialini non riusciva a vedere bolle e quando le vedeva teorizzava che si dovessero sgonfiare da sole. Cambiano gli interpreti ma la musica rimane sempre la stessa. Lasciate ogni speranza o voi che credevate che nulla sarebbe stato come prima e che questa crisi avrebbe costretto il sistema ad autoriformarsi.

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Wednesday, November 18, 2009

L'oracolo immobiliare

"Il mercato immobiliare si sta stabilizzando e migliorerà ancora nei prossimi mesi" diceva solo pochi giorni fa Ben Bernanke. Come nel caso di altre sue previsioni gli ultimi dati reali si assumono l'incarico di smentirlo nuovamente.

A ottobre negli Stati Uniti i nuovi cantieri per l'edilizia abitativa hanno segnato un calo del 10,6%, con un consensus che prevedeva invece un incremento dell'1,7%, una vera debacle delle aspettative!

Sorpresi solo gli inguaribili ottimisti e chi crede in una ripresa immaginaria, con la disoccupazione in aumento e un mercato immobiliare sostenuto solo dagli incentivi governativi. Avanti, c'è posto!

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Tuesday, November 17, 2009

Ipertitoli

Non credo che Taleb, quando prevede iperinflazione se i governi continueranno a stampare denaro, si riferisca all'oggi o all'immediato futuro. Mi sembra riduttivo sintetizzare la sua opinione, come ha fatto il Corriere della Sera, in un titolo che enfatizza un solo concetto, espresso tra l'altro in una battuta lapidaria, tralasciando i contenuti ben più ampi dell'intervista, nella quale sviluppa altri tre concetti fondamentali:

1) La crisi è soltanto all'inizio
2) Nulla è cambiato, nulla è stato fatto per evitare una nuova crisi
3) Non ci sarà ripresa con una disoccupazione crescente e quindi senza un aumento del livello dei consumi.

Modestamente avrei aggiunto che non sarà possibile una ripresa senza una soluzione della crisi immobiliare e del problema delle foreclosure ma non è possibile avere tutto da una semplice intervista.

Al momento quanto questa ripresa sia virtuale e fragile ce lo confermano gli ultimi dati che mostrano negli Stati Uniti bassa inflazione e un rallentamento della produzione. L'indice dei prezzi alla produzione dei beni al consumo è salita in ottobre dello 0,3% su base stagionale, mentre era attesa una crescita dello 0,6% e la produzione industriale nello scorso mese è cresciuta di un niente, lo 0,1%, mentre il consensus era di 0,3%, ben tre volte tanto.

Ora, credete di più alle previsioni di chi in passato non ne ha mai azzeccata una o a quelle di un Cigno Nero?

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Thursday, November 05, 2009

Il Paese dei Barbagianni

I governatori della Federal Open Market Committee, nella consueta due-giorni mensile, nonostante abbiano rilevato che l'attività economica degli Stati Uniti ha continuato a migliorare nell'arco dell'ultimo mese e che le spese delle famiglie appaiono ora in fase di espansione, hanno deciso di lasciare i tassi "su livelli eccezionalmente bassi per un periodo prolungato" perchè le prospettive dell'economia rimangono incerte.

"L'attività del mercato immobiliare è aumentata nel corso degli ultimi mesi" si legge nel comunicato pubblicato dalla Federal Reserve, "e le spese delle famiglie appaiono in espansione sebbene rimangano sotto pressione a causa dell'alta disoccupazione, della lenta crescita del reddito e della ristrettezza del credito". Sul fronte delle aziende, le imprese "stanno ancora riducendo gli investimenti fissi e l'occupazione, sebbene a ritmi più moderati mentre realizzano passi avanti nel processo di riduzione degli stock per renderli più in linea con le vendite".

Era quanto volevano sentirsi dire Wall Street e le borse europee che festeggiano anche oggi perchè in Ottobre invece degli attesi 540.000 nuovi disoccupati americani in più ce ne saranno "solo" 520.000, salvo le dovute rettifiche del prossimo mese. Tanto basta per continuare ad alimentare il ricco bottino di banche e grande finanza realizzato con i fiumi di liquidità iniettati nei mercati da banche centrali e governi e utilizzati non per sostenere l'economia reale e l'occupazione ma per scommettere su tutto quello su cui si può scommettere come prima della crisi e più di prima. Ma chi l' ha detto che il campo dei miracoli e il paese dei barbagianni esistono solo nel mondo delle favole?

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Saturday, September 19, 2009

Il rapporto del Tesoro non conferma l'ottimismo del mercato

Consueto appuntamento di fine settimana con il Market Commentary di Comstock di cui vi fornisco la traduzione.

All'inizio di questa settimana il Dipartimento del Tesoro ha annunciato che, poiché l'emergenza finanziaria è finita e il sistema finanziario si è stabilizzato, avevano risvisto alcuni aspetti dei programmi relativi alla crisi, passando ad una nuova fase. Come il comunicato stampa del Tesoro mette in rilievo, stanno passando "dal salvataggio dell'economia al risanamento e alla ricostruzione delle fondamenta per una crescita futura". Mentre è vero che il Tesoro insieme alla Fed ha contribuito ad evitare un collasso sistemico dell'economia e del sistema finanziario, il comunicato stampa sorvola sui gravi problemi che ancora permangono, e la maggior parte dei mezzi di comunicazione non ha approfondito il breve comunicato. Tuttavia, il sito web del Tesoro ha incluso il rapporto completo, che ha indicato le principali preoccupazioni per il periodo a venire. Poiché è improbabile che molti abbiano letto la relazione completa ne citiamo alcuni passi:

"Nonostante i progressi significativi compiuti nella ristrutturazione del sistema finanziario, la normalizzazione dei mercati finanziari conseguita fino ad oggi è parziale e fragile, e la ripresa economica è, nel migliore dei casi, ai suoi primi stadi ... Il mercato immobiliare è ancora sotto pressione. .. parti significative del sistema finanziario restano compromesse ... la nuova disoccupazione resta elevata, la produzione è scesa in modo significativo, le foreclosure continuano ad aumentare, e il credito alle famiglie e alle imprese resta limitato.

"... Le perdite sui crediti in alcune parti del sistema sono in continuo aumento e i fallimenti bancari, che tendono a ritardare i cicli economici, sono ancora in aumento. Queste condizioni creano un ambiente in cui nuove scosse possono ancora avere effetti smisurati ... il sistema finanziario è ancora fragile, e alcuni dei miglioramenti che abbiamo visto in molti mercati finanziari sono ancora in gran parte dipendenti dal sostegno delle politiche straordinarie.

"... Negli immobili residenziali, anche se il tasso di deterioramento è rallentato, il mercato non ha raggiunto uno stabile fondo, e le foreclosure continuano ad aumentare in tutte le classi di mutui, con i mutui prime ora al primo posto. Il processo di ristrutturazione per gli immobili commerciali è iniziato solo di recente. Il ritmo dei fallimenti bancari è aumentato e si prevede rimanga elevato per diverso tempo.

"... In questo difficile periodo di adattamento, il sistema potrebbe essere sensibile ad eventi imprevisti del mercato. Inoltre, nei mercati in cui le condizioni sono migliorate, non è chiaro se il miglioramento può persistere senza un costante sostegno del governo.

"... il risanamento del mercato immobiliare è lungi dall'essere completo. L'attività di costruzione e le vendite sembrano aver iniziato a risalire dal fondo durante l'estate, ma c'è ancora un notevole differenziale di case vuote ed invendute ... e una percentuale molto elevata dei proprietari di casa ora hanno un mutuo residuo da pagare che è superiore al valore delle loro case, e il mercato del lavoro è ancora debole.

"... L'emissione di nuovi strumenti di debito garantiti da nuovi prestiti al consumo, noti come ABS, è migliorata con il sostegno del programma TALF. Questo è un canale fondamentale per la fornitura di nuovo credito alle famiglie. Ma c'è stata solo una piccola emissione di ABS non supportatata dal TALF.

"... Molte banche di piccole dimensioni hanno esposizioni relativamente elevate nei mutui immobiliari commerciali, in cui i problemi del credito sono ancora in crescita, e altri investimenti in difficoltà".

Il rapporto del Tesoro si legge un pò come le nostre osservazioni recenti (vedi archivio) e mostra la preoccupazione con cui l'Amministrazione guarda ancora all'economia. La dichiarazione di Bernanke secondo cui la recessione è "tecnicamente" finita è venuta fuori quasi nello stesso momento, ed è stata accolta dagli applausi degli investitori ignorando i maggiori problemi come fecero alla fine del 1999 e del 2007. Dubitiamo, tuttavia, che il presidente della Fed, se sollecitato, sarebbe in disaccordo con il rapporto del Tesoro. Noi pensiamo che il mercato è in ipercomprato, sopravvalutato, ed esposto al grave rischio di un crollo.

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Wednesday, September 16, 2009

Ben, l'indovino

Come i drogati in una fumeria di oppio, le borse volano sotto l'effetto delle dichiarazioni di ieri del governatore della Fed, Ben Bernanke, secondo cui la recessione è finita. Ma il presidente della Fed è veramente attendibile come Bernacca o dice solo quello che i mercati vogliono sentirsi dire? Tra i tanti commenti che ho letto assegno il primo premio a questo di Barry Ritholtz, deliziosamente ironico e intelligente.

Ben Bernanke ha dichiarato che la recessione è finita.

Questo porta a una semplice domanda: perché dovrebbe importarvi delle sue previsioni sulla recessione?

Basandosi sulla sua esperienza di specialista in previsioni e sul suo acume nell'individuare i problemi economici prima che esplodessero, la sua opinione sull'inizio e sulla fine delle recessioni è, ad essere franchi, irrilevante.

Ricordate che fu Bernanke a descrivere la situazione dei sub-prime, come "contenuta"; è stato lui che ha creduto che la crisi immobiliare non si sarebbe diffusa più ampiamente nell'economia, e fu lui in qualche modo a pensare che la drammatica situazione di Bear Stearns non si ripetesse di nuovo.

Non voglio discriminare Bernanke; dopo tutto, è un economista, e se siete stati attenti, avrete notato che l'intera categoria non ha visto l'arrivo della recessione, la crisi del credito e il collasso del mercato. Potreste anche trovare utile ignorare ciò che la categoria che non è stata capace di prevedere ieri pensa sul domani.

Anche adesso, il presidente della Federal Reserve ha detto che la recessione è "molto probabilmente finita", non appena i consumatori hanno mostrato alcuni primi segnali di ripresa della spesa. Non importa che tutta questa attività di vendita al dettaglio sia stata stimolata dagli incentivi governativi.

Ora, come investitori, vorrete conoscere il punto di vista economico del capo della Fed, in particolare quello pertinente la sua politica dei tassi di interesse. La cura prescritta ha reso chiaro che è stato deciso che i tassi rimangano bassi per il prossimo futuro, cosicchè questo diventa un non-problema in questo contesto.

Ma le sue previsioni economiche? Non preoccupatevi.

Guardate che non sono stato un critico particolarmente duro col presidente della Fed. Mentre non può essere Paul Volcker, non è nemmeno (per fortuna) Alan Greenspan. E ci sarebbe potuto capitare molto di peggio che avere uno studioso della Grande Depressione e anche un pensatore fuori dagli schemi come il capo della Fed.

Ma come specialista in previsioni? Non è meglio del suo predecessore...

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Friday, August 28, 2009

Le notizie che le borse non vorrebbero sentire

Il Wall Street Journal ci informa che il fondo della Federal Deposit Insurance Corp.(FDIC) che garantisce più di 4.500 miliardi di dollari (o se preferite 4,5 trilioni) depositati nelle banche americane, è sceso a 10,4 miliardi alla fine di giugno, a seguito delle continue difficoltà incontrate dal settore bancario alle prese con il deteriorarsi dei crediti e il sostegno dato dalle autorità regolatrici nel tentativo di mettere ordine nel caos.

Il livello del fondo di garanzia, il più basso dai tempi della crisi delle Casse di Risparmio americane, assicura quasi certamente un nuovo intervento del governo a sostegno del settore bancario con le risorse necessarie per ricapitalizzare le sue riserve. L'amministrazione potrebbe anche chiedere un prestito di 100 miliardi al dipartimento del Tesoro, ma finora hanno evitato questa opzione.

"La FDIC è stata specificatamente creata per tempi come questi" dice il presidente della FDIC Sheila Bair. "Non importa quanto impegnativa è la situazione, la FDIC ha larghe risorse per continuare a proteggere i depositanti come abbiamo fatto negli ultimi 75 anni." Il fondo a garanzia dei depositi ha raggiunto il suo massimo con 45 miliardi di dollari un anno fa.

La FDIC dichiara di avere 416 banche nella sua lista dei "problemi" alla fine del secondo trimestre, in crescita rispetto alle 305 della fine di marzo. Le banche sulla lista dei problemi sono considerate a più alto rischio di fallimento e sottoposte a una più stretta sorveglianza dei regolatori. L'agenzia afferma che il totale degli asset delle banche nella lista dei problemi sono pari a quasi 300 miliardi di dollari, il che suggerisce che sia Citigroup che le altre più grandi banche, restano fuori dalla lista non perchè - aggiungo io - non abbiano problemi ma perchè, essendo "troppo grandi per fallire", questi restano direttamente in carico al governo e al Tesoro.

La FDIC nel suo rapporto trimestrale dice che il settore ha dichiarato un aggregato netto di perdite di 2,7 miliardi di dollari nel secondo trimestre, soprattutto dovute all'incremento dei costi per i cattivi crediti. Questa è un'inversione di tendenza rispetto al primo trimestre in cui le banche erano tornate a fare leggeri profitti, e dimostra che le banche hanno ancora molto lavoro da fare prima di risolvere i loro problemi, ammonisce il WSJ.

La FDIC rivela anche che i debitori rimangono indietro con i pagamenti a livelli record e in tutti i più diffusi tipi di prestiti. I prestiti con almeno 90 giorni di arretrato sono saliti per 13 trimestri consecutivi mentre la percentuale di prestiti con almeno tre mesi di insolvenza sono saliti al 4,35%, il più alto livello da quando la FDIC ha iniziato a rilevare questo dato 26 anni fa.

L'area maggiormente problematica continua ad essere quella relativa alle proprietà immobiliari, suggerendo al WSJ di ammettere, bontà sua, che il mercato immobiliare deve essere ancora sotto stress nonostante qualche recente buona notizia. Secondo la FDIC i mutui residenziali con almeno 90 giorni di morosità sono saliti al 12,7% nel trimestre, i mutui edilizi e di valorizzazione delle aree con almeno 3 mesi di morosità sono cresciuti al 16.6%.

Le banche hanno risposto ai problemi del credito svalutando i propri asset a un ritmo record e continuando ad aumentare le proprie riserve. Le banche hanno aggiunto 16,8 miliardi di dollari alle loro riserve per perdite su crediti durante il secondo trimestre, svalutando 48,9 miliardi. Il tasso netto annualizzato delle svalutazioni ha raggiunto il 2,55% nel trimestre, toccando il precedente record, quando le banche avevano svalutato anche le sofferenze per le carte di credito.

Nonostante le banche mettano da parte fondi per coprire le perdite, il deterioramento dei prestiti in essere continua a superare la capacità delle banche di raccogliere fondi. La FDIC dice che le banche nel secondo trimestre avevano solamente il 63,5% di riserve per ogni dollaro di prestiti con almeno 3 mesi di morosità, il più basso livello a partire dal terzo trimestre del 1991.

E questa sarebbe la stabilizzazione di cui parla Bernanke? Il sistema bancario è in grado dsvvero di camminare sulle sue gambe? Dal rapporto della FDIC non si direbbe, ma, per saperlo, non dovremo aspettare a lungo, l'autunno si avvicina.

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Wednesday, August 26, 2009

Una poltrona tutta per Ben

Quello che ha combinato veramente Ben Bernanke, insieme al suo predecessore Greenspan, ce lo spiega molto bene, come al solito, Icebergfinanza. Dire che assomiglia tanto a quei piromani che danno fuoco al bosco e poi si uniscono ai pompieri, potrebbe sembrare eccessivo, ma rende l'idea.

Ora quelli che amano i barbuti o i teneri orsacchiotti di peluche gioiscono e si congratulano con colui che sembra averci salvato dalla fine del mondo oppure, come dicono i commentatori più prudenti, solo dal ritorno della barbarie e magari dal cannibalismo.

Purtroppo, per chi non lo sapesse, mentre spegneva il fuoco, il buon Ben ha sparso in giro gli inneschi per il prossimo incendio. Anche se il mondo, a quanto pare, si è risparmiato comunque un "Larry Summers che ci spiega perchè le donne non sono abbastanza sveglie per dirigere una banca oppure il vecchio Paul Volcker che tira giù i pantaloni a Summers durante le audizioni del Congresso".

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Saturday, August 22, 2009

Ripresa sostenibile

Sostenuta da chi?

Variazioni percentuali del reddito negli Stati Uniti
Le barre grigie corrispondono ai periodi di recessione

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Friday, August 21, 2009

Se lo dice Bernanke...

Ben Bernanke, anche se l'economia si trova su un terreno più stabile, non si aspetta una rapida ripresa economica. E' quanto ha affermato il presidente della Federal Reserve parlando ad un gruppo di banchieri alla conferenza annuale della Fed di Kansas City tenutasi a Jackson Hole, nel Wyoming. "L'attività economica sembra stabilizzarsi negli Stati Uniti e fuori del paese" ha detto, ed ha aggiunto che le prospettive per un ritorno a breve termine della crescita "sembrano buone" ma la ripresa economica "sarà probabilmente relativamente lenta all'inizio, con la disoccupazione in diminuzione solo gradualmente dagli alti livelli". Per chi è disposto a soffrire e conosce l'inglese, qui il testo completo del discorso. Se poi volete sapere se Bernanke è uno che c'azzecca, leggetevi questo articolo su Repubblica del 10 giugno 2008, giusto 14 mesi fa, alla vigilia del crollo di Settembre-Ottobre.

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Monday, August 17, 2009

Il Gioco della Federal Reserve

Hai sempre desiderato testare le tue capacità di banchiere centrale e metterti nei panni di Bernanke e Greenspan? Da oggi puoi farlo giocando online il Gioco della Federal Reserve. Puoi alzare troppo i tassi provocando una recessione o abbassarli tanto da causare un'inflazione. Le istruzioni sono in inglese ma il gioco è abbastanza intuitivo. Abbiate un attimo di pazienza per il caricamento del gioco. Per quanto mi riguarda il mio primo tentativo è stato disastroso: ho provocato un'inflazione al 28% nel 2014. Ma Bernanke saprà fare meglio?

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Friday, August 14, 2009

In arrivo un'altra Lehman Brothers?

Bank of America ha ottenuto parere favorevole da parte di una corte distrettuale di Miami alla richiesta di un'ordinanza restrittiva alla liquidazione di asset legati a mutui immobiliari per 1 miliardo di dollari da parte di Colonial Bank. L'atto di citazione di Bank of America riguardava oltre 6mila mutui emessi da sue sussidiarie. Il giudice, nella sua motivazione, ha concluso che la misura era necessaria in quanto la Colonial "è sull'orlo del collasso".

La Colonial Bank ha 355 filiali in cinque Stati e 25 miliardi di asset. L'istituto è sotto investigazione da parte delle autorità federali per irregolarità contabili e potrebbe ora dover fronteggiare ulteriori difficoltà. Se non ce la facesse a sopravvivere, si tratterebbe del quinto più grande fallimento nella storia del sistema bancario americano e il più grande fallimento di un'istituzione finanziaria federale dopo la confisca e la vendita nello scorso Settembre della Washington Mutual alla J.P. Morgan. Ovviamente un' eventuale bancarotta costerebbe al fondo di garanzia del governo miliardi di dollari.

E per fortuna che solo qualche giorno fa Ben Bernanke si vantava di aver fermato l'Armageddon finanziario dandosi così da solo una bella pacca sulla spalla. Vedremo quello che accadrà a Settembre, forse anche prima, consapevoli che, come la storia insegna, la tragedia si ripresenta sempre come farsa.

Update. Non ho fatto in tempo a scrivere il post che la Colonial è già praticamente fallita. I funzionari della FDIC si saranno già presentati per il sequestro e per dare l'avvio alla procedura speciale. Una volta ripulita e risanata sembra ci sia già pronto il compratore, la BB&T, una banca regionale del Sud-Est americano. Anche questa volta è andata "meglio delle attese". O no?

fotomontaggio tratto da LOLFed

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Thursday, August 13, 2009

Il Re è nudo, ma nessuno osa dirlo

La Fed, era scontato, lascia le cose come stanno: tassi prossimi allo zero per garantire liquidità e una nuova immissione di 300 miliardi di dollari di denaro fresco di stampa, segno che i germogli verdi non sono poi così verdi, e con una pietosa bugia chiama tutto ciò "stabilizzazione", ad uso e consumo di banchieri, media allineati e politici ignoranti (non sono una prerogativa solo italiana).

Così gira il mondo: banche sottocapitalizzate, crediti deteriorati, perdite camuffate, migliaia di miliardi di dollari spesi per salvare solo le grandi banche mentre poco o niente è stato fatto per aiutare le vere vittime della tempesta perfetta, mutuatari, imprese, lavoratori. Quanto effimeri siano i segnali di ripresa e legati a fattori stagionali - come il ciclo delle scorte di magazzino - sono lì a dimostrarlo i fallimenti in serie, il calo dei commerci internazionali e dei consumi, il continuo aumento, anche se rallentato, dei disoccupati.

Quale persona in buona fede o sana di mente parlerebbe in questa situazione di ripresa? E invece siamo qui, come per tutto il corso di questi due ultimi anni a sentirci raccontare ancora una volta la favoletta che il peggio è passato, che c'è una stabilizzazione, segnali di ripresa, che stà ritornando la fiducia degli investitori. Già la borsa, la nuova bolla finanziaria, l'ultima tenda ad ossigeno allestita per far respirare il morto.

clicca sull'immagine per ingrandirla
vignetta tratta da Jesse's Café Américain

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Wednesday, July 22, 2009

I conti senza l'oste

Oggi andrebbero rilette sotto un'altra luce le dichiarazioni rese ieri da Bernanke nella parte che gli ottimisti ad oltranza hanno ignorato, quella in cui, per intenderci, il presidente della Fed afferma che molte banche sono ancora a rischio.

Dopo diverse trimestrali di cui il mercato, arrampicandosi sugli specchi, ha messo in evidenza solo gli aspetti positivi - positivi rispetto a quanto previsto dagli analisti più pessimisti -, oggi infatti sono arrivati i risultati di Morgan Stanley, passata inopinatamente in rosso in questo secondo trimestre.

La banca ha messo a segno una perdita netta di 1,26 miliardi di dollari, pari a 1,10 dollari ad azione, a fronte dell'utile da 1,06 miliardi, o 61 cent, dello stesso periodo dello scorso anno. La banca d'affari ha anche reso noto di aver registrato oneri per 74 cent ad azione legati ai rimborsi versati al fondo di salvataggio Tarp.

Gli inguaribili ottimisti si rifanno la bocca con la Wells Fargo: la quarta banca Usa per valore degli asset, ha registrato un aumento dell'81% degli utili nel secondo trimestre a al livello record di 3,17 miliardi di dollari (57 cent ad azione). Il risultato è superiore agli attesi 34 centesimi dei soliti pessimisti.

Peccato che sulla testa della Wells penda la spada di Damocle di quei 5,1 miliardi di dollari di capitali freschi che la banca deve raccogliere entro Novembre, grazie alla performance ottenuta negli stress test a cui è stata sottoposta nel mese di Aprile. Tanto che addirittura il Wall Street Journal (per gli abbonati) è costretto ad ammettere che c'è un buco nel portafoglio della banca e il rischio è che il buco si allarghi mentre i profitti si riducono, visto che deve anche restituire i 25 miliardi ricevuti dal governo.

E dove ha previsto di raccogliere tutti questi soldi la Wells Fargo? Dal mercato dei mutui, che sembra diventata la sua principale attività dopo l'acquisizione della Wachovia. Purtroppo, chiosa il WSJ, i tassi sui mutui e la disoccupazione sono in crescita e non si vede all'orizzonte un'altra fonte di profitti, finchè il mercato immobiliare è fermo.

Già la solita storia, tutti prevedono una ripresa entro l'anno, quando invece i dati fondamentali - il mercato immobiliare, la disoccupazione e la domanda aggregata - peggiorano. Ma tanto abbiamo capito come funziona: finchè c'è musica si balla! Anche al tempo di una marcia funebre.

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Bernanke nel cestino

Beh, oggi avevo scritto un articolo, ma poi mi sono accorto che le mie stesse considerazioni le ha svolte meglio di me Marco Sarli nel suo pezzo quotidiano, di cui condivido anche le virgole.

Non mi rimane che anticipare la chiusura estiva del blog o invitare Marco a prendersi delle meritatissime ferie.

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Thursday, June 25, 2009

Non vedo, non sento, non parlo

Mentre le borse accolgono festeggiando euforiche il dato del Pil americano nel primo trimestre rivisto a -5,5% invece che al previsto -5,7% (cosa ci sia da festeggiare lo sanno solo gli inguaribili ottimisti), oltretutto con i sussidi di disoccupazione che a giugno raggiungono le 627mila richieste (un incremento di 15mila unità invece dell'atteso declino di 3mila), il Presidente della Fed, Ben Bernanke, compare sul banco degli accusati davanti alla commissione del Congresso che sta indagando sulla fusione tra Bank of America e Merrill Lynch.

Il caso è nato da un'inchiesta - di cui mi sono già ampiamente occupato (qui e qui) - aperta dal procuratore generale di New York, Andy Cuomo, secondo il quale il famigerato duo Bernanke-Paulson fece pressione sul Presidente e CEO di Bank of America, Ken Lewis, perchè non rivelasse le crescenti perdite riscontrate nel corso dell'operazione di acquisizione della Merrill Lynch.

Rendere note le perdite di Merril Lynch, che nel quarto trimestre del 2008 ne totalizzò per 15,84 miliardi, avrebbe potuto dare agli azionisti di BofA l'opportunità di bloccare l'operazione e provocare il fallimento di Merrill.

"Non è qualcosa che ogni azionista avrebbe voluto sapere?" fu chiesto a Lewis da un funzionario della Procura. "Non potei" rispose il banchiere, affermando che furono Bernanke e Paulson a dirgli che non dovevano esserci fughe di notizie e che l'operazione doveva essere conclusa ad ogni costo, altrimenti ci sarebbe stato "un grande rischio per il sistema finanziario".

In realtà, sempre secondo le prove in mano a Cuomo, lo scorso 21 dicembre Paulson disse a Lewis che il governo «avrebbe o avrebbe potuto» rimpiazzare i vertici della banca in caso di annullamento dell'operazione. Qualcosa più di un patriottico richiamo alla salvezza del sistema finanziario.

Oggi Bernanke, come qualsiasi banchiere centrale che si rispetti (chi non ricorda l'audizione del nostro Antonio Fazio davanti al Comitato Interministeriale per il Credito e Risparmio sul caso dei furbetti del quartierino?), ha smentito tutto, in particolare di aver "minacciato" il Ceo di BofA, Kenneth Lewis, perché procedesse come da accordi con l'acquisto della casa di brokeraggio. "Non sono stati posti alcuni limiti alle informazioni che BofA poteva rendere pubblici", ha sostenuto Bernanke. "La responsabilità per l'informazione al pubblico è stata lasciata in toto a BofA".

Ma l'arringa di Bernanke non si è fermata qui. Riprendiamo da Milano Finanza:

[Bernanke] ha negato di aver fatto pressioni su BofA per trattenere la banca dal fornire informazioni negative su Merrill Lynch. "Nè io, nè altri membri della Fed", ha proseguito, "abbiamo mai ordinato, istruito, o consigliato Bank of America per impedirle di divulgare pubblicamente qualsiasi informazione riguardante Merrill Lynch".

Nei giorni scorsi i repubblicani membri della commissione hanno diffuso delle e-mail, scritte da alti esponenti della Fed, dalle quali è emerso che la Banca centrale ha omesso di rendere pubbliche le sue posizioni sul caso e, secondo il repubblicano Issa, Bernanke avrebbe minacciato in "modo inappropriato" di silurare i vertici di BofA, se la banca si fosse tirata indietro dalla fusione con Merrill Lynch.

Ripercorrendo le tappe dell'intera vicenda, Bernanke ha ricordato come il 17 di dicembre la dirigenza di Bank of America avesse preso in considerazione l'idea di non procedere con l'acquisto di Merrill Lynch alla luce dei pesanti buchi che stavano emergendo nei suoi bilanci. "Questa informazione ha portato a una serie di incontri e discussioni tra Bank of America, le agenzie di controllo e il Tesoro", ha deto Bernanke.

Durante queste conversazioni, "Kenneth Lewis ci informò che Bank of America stava considerando la possibilità di invocare la clausola nota come Material Adverse Event, o Mac, per rescindere il contratto di acquisizione. In risposta a Bank of America, io manifestai la mia preoccupazione che invocare la clausola Mac avrebbe comportato non solo grossi rischi per il sistema finanziario nel suo complesso, ma anche per Bank of America stessa, e questo per tre ragioni".

La prima ragione indicata è l'incertezza provocata da un eventuale fallimento dell'operazione avrebbe scatenato una crisi di sistema ancora più grave che avrebbe potuto destabilizzare la stessa Bank of America oltre che ovviamente Merrill Lynch. In secondo luogo, invocare la clausola Mac dopo tre mesi di due diligence e di dichiarazioni in cui i vertici di Bofa si erano espressi sui vantaggi dell'integrazione, avrebbe generato dubbi nei mercati sulla capacità del gruppo di procedere a operazioni di rilievo.

In terzo luogo "sulla base delle analisi legali del nostro staff, noi ritenevamo che fosse alquanto improbabile che Bank of America potesse invocare con successo la clausola Mac e questo l'avrebbe esposta a pesanti penali". La tesi di Bernanke è dunque di aver esercitato pressioni, nell'ambito della legittimità, ma solo per favorire i migliori interessi di Bank of America in primo luogo e dell'intero sistema finanziario in ultima istanza.

La decisione di procedure con la fusione è rimasta giustamente nelle mani del board di Bank of America e loro, tuona il numero uno della Fed, avevano l'obbligo di compiere le scelte ritenute nel migliore interesse dei loro azionisti e della loro azienda. "Personalmente non ho detto alla dirigenza di Bank of America che la Federal Reserve avrebbe intrapreso azioni con il board o il management se avessero deciso di procedere invocando la clausola Mac".

In particolare, si è difeso Bernanke, "non ho dato mandato a nessuno di far sapere a Bank of America che la Federal sarebbe intervenuta se posta di fronte a queste circostanze. Ho ritenuto, insieme ad altri, che invocare la clausola Mac in questo caso avrebbe comportato rischi significativi per Bank of America, oltre che per Merrill Lynch e per l'intero sistema finanziario, è questa la preoccupazione che ho espresso a Lewis e ai suoi colleghi".


Sappiamo come andò a finire Antonio Fazio con il gioco delle tre scimmiette. Oggi tocca al suo omologo a stelle e strisce? Non sarà certo un caso che in molti blog americani si parli ormai sempre più apertamente di una sua sostituzione. Lasciatemi però esprimere qualche perplessità sul nome che si sussurra come suo sostituto. Quello della volpe del premiato duo Geithner-Summers. Chissà se anche gli americani hanno qualcosa di simile al nostro detto "finire dalla padella nella brace"?

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Wednesday, May 06, 2009

Bank of America, prove tecniche di nazionalizzazione

Continua la fuga di notizie pilotata sugli stress test, così tanto per vedere l'effetto che fa lo spauracchio della nazionalizzazione delle maggiori banche americane. Dopo Citi e Fargo è la volta di BofA, ma questa volta, secondo il Wall Street Journal, la cifra è da far tremare i polsi al già traballante Ken Lewis. Non sono 10 o 20 ma ben 35 i miliardi di dollari che dovrebbe raccogliere il gigante americano per mettersi al riparo il prossimo anno da un ipotetico, quanto più che probabile, scenario economico e finanziario avverso.

BofA ha già ricevuto 45 miliardi di dollari di aiuti dal governo americano attraverso il TARP, il piano di salvataggio predisposto da Paulson e Bush, con l'attenta supervisione di quello che di lì a poco sarebbe stato nominato Segretario del Tesoro della nuova amministrazione Obama, Timothy Geithner. Parte di quei soldi sono serviti anche a comprare Merrill Lynch, acquisizione che oggi è nel mirino del Procuratore Generale di New York, Andrew Cuomo, (vedi le due puntate che ho dedicato ai "Pirati di Wall Street") e che ha fatto perdere la poltrona di presidente, pur conservando quella di amministratore delegato, con relativo stipendio, al sempre più contestato Ken.

Oggi il WSJ fa notare che i capitali che servirebbero a BofA per mettersi in regola eccederebbero quelli che la banca potrebbe raccogliere vendendo degli asset o altre azioni al pubblico. La conseguenza è che la banca non potrebbe avere altra scelta che convertire le azioni privilegiate detenute dal governo in azioni ordinarie. Questo porterebbe il capitale del gruppo al livello stabilito dalle autorità ma farebbe anche del governo il primo azionista di maggioranza di Bank of America. Il destino di BofA sembra ormai segnato, così come quello delle sue altre sette o otto sorelle, con Citi e Fargo in prima fila, nonostante ci sia da aspettarsi che l'irriducibile Warren Buffet venda cara la pelle.

Intanto Ben Bernanke camomillo continua la sua opera di tranquillizer dell'opinione pubblica e dei mercati in una ampia conferenza stampa tenuta ieri prima della sua audizione al Congresso sullo stato di salute dell'Unione e sulle previsioni per il sistema economico e finanziario a stelle e strisce. La parola d'ordine è enfatizzare i rari e teneri germogli che spuntano dal gelo e rassicurare tutti che tornerà la primavera, prima o poi.

Il presidente della Fed continua ad aspettarsi che l'attività economica raggiunga il fondo e poi inizi la ripresa entro fine anno. Elementi chiave di questa previsione sono le sue valutazioni che il mercato immobiliare stia iniziando a stabilizzarsi e che l'intensa liquidazione delle scorte rallenterà entro i prossimi due trimestri. La domanda finale dovrebbe essere anche sostenuta dallo stimolo fiscale e monetario. Un punto importante è che questa previsione prevede come condizione di continuare con il graduale risanamento del sistema finanziario; una ricaduta produrrebbe significativi effetti sull'attività economica e potrebbe causare uno stallo nella prossima ripresa.

Anche dopo l'inizio della ripresa, il tasso di crescita della reale attività economica - dice Bernanke - rimarrà probabilmente al di sotto del suo potenziale di lungo termine per un pò, implicando che l'attuale lentezza nell'utililizzazione delle risorse si incrementerà ulteriormente. "Ci aspettiamo che la ripresa solo gradualmente guadagnerà slancio e la fase di stanca dell'economia migliorerà lentamente. In particolare, le imprese saranno probabilmente prudenti riguardo ai costi del lavoro, il che implica che il tasso di disoccupazione potrebbe rimanere alto per qualche tempo, anche dopo che ricomincerà la crescita economica". Conclude questa prima parte con una profezia: "In questo quadro, anticipiamo che l'inflazione resterà bassa".

Segnali di miglioramento arrivano anche dal sistema finanziario, anche se "la tensione rimane alta" spiega Bernanke che poi si dilunga in una divulgazione didascalica dell'azione di Fed e Tesoro nell'opera di risanamento del settore, senza aggiungere alcuna novità a quanto già ampiamente risaputo e guardandosi bene dal dare un minimo dettaglio sulle 19 banche che sono state sottoposte agli "stress test".

Finale comico dell'incontro con i media, con la rivendicazione e la promessa di una sempre maggiore trasparenza da parte della Fed, proprio nelle ore in cui scoppia l'ennesimo scandalo che interessa direttamente proprio la Fed.

Nei giorni scorsi si è venuti infatti a sapere che Stephen Friedman, presidente della Fed di New York, non ha venduto il proprio pacchetto di azioni Goldman Sachs (di cui è stato presidente fino al 1994, ed è tuttora consigliere di amministrazione) quando quest’ultima si è trasformata in una holding bancaria, divenendo quindi soggetta alla giurisdizione della Fed.

Friedman aveva chiesto alla Fed una speciale esenzione al divieto di possedere azioni di un istituto da essa (in teoria) regolato ma, in attesa dell’autorizzazione, come un qualsiasi furbetto del quartierino, ha pensato bene di incrementare il proprio pacchetto, con acquisti a dicembre 2008 e gennaio di quest’anno, senza svelare tale operatività. In fondo, è risaputo, tutto il mondo è paese.

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Saturday, April 25, 2009

Gli stress test che non stressano

Continua la saga degli stress test con la divulgazione, ieri, da parte della Fed, della relativa metodologia, mentre i risultati saranno resi noti a partire dal 4 maggio. La Fed non ha voluto rivelare quali siano le 19 banche sottoposte al test. In compenso ha dichiarato che qualsiasi banca che fosse invitata, a seguito dei risultati ottenuti, a raccogliere nuovi capitali, non dovrebbe essere considerata insolvente o prossima al fallimento.

La precisazione preoccupa alquanto perchè resta difficile pensare che sia possibile non superare questi test che dovrebbero misurare le criticità di una banca sottoposta a ipotetiche condizioni avverse dell'economia nel prossimo anno, quando è chiarissimo che si tratta di un'operazione di manipolazione e, come già detto in altro post, i reali dati macroeconomici del 2009 sono già peggiori di quelli che disegnano lo scenario più avverso negli stress test, come è possibile verificare dalla stessa documentazione della Fed. (Cliccate sull'immagine per ingrandirla)






Tasso di crescita, tasso di disoccupazione e svalutazione del prezzo delle case, sono attualmente già peggiori di quelli che stanno alla base dello scenario previsto. Quindi questi stress test o sono inutili in partenza perchè non stressano le banche esaminate o nel caso non fossero superati da qualche banca vorrebbe dire che quelle banche sono già fallite.

Fonte: Federal Reserve

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