Wednesday, September 29, 2004

Polo Sud

Tutto si può dire sugli Stati Uniti (e ancor di più su Bush) ma non che l’opinione pubblica non eserciti là una particolare attenzione sui comportamenti delle aziende e sulle malefatte di amministratori e finanzieri, il che a sua volta ha alimentato la curiosità, le capacità di investigazione e di "messa alla gogna" dei colpevoli da parte dei media.
In Usa per "insider trading" (reato previsto per la speculazione sui titoli di una società da parte di chi utilizza a proprio vantaggio informazioni riservate e ottenute perché occupa un posto di rilievo in quella società) si finisce appunto alla gogna e l'unica attività che potrai intraprendere nello Stato a stelle e strisce dopo che ti sei beccato un tale capo d'accusa sarà il commercio delle arance che parenti e i pochi amici che restano ti porteranno in carcere oppure non ti resterà che emigrare al Polo Sud.
In Italia no. In Italia personaggi centrali del mondo finanziario hanno collezionato condanne per corruzione della Guardia di Finanza, falso in bilancio, evasione fiscale e insider trading o hanno patteggiato per lo stesso reato, ma ciò non ne ha certo sminuito il loro ruolo e la loro reputazione nel sistema o davanti all’opinione pubblica. In Italia questi personaggi non ci finiscono al Polo Sud, anzi, ne parlano: Poli Sud, Poli di Centro-Sud e Poli Nord; moltiplicando le loro attività e i loro profitti nei settori più disparati: auto, immobili, telefonia, comunicazioni, banche, alimentari, editoria, stampa.
E così al Polo Sud ci finiremo noi. Pardon, al Polo del Centro Sud. "Perchè l'Italia ne ha bisogno". L'Italia di chi?

Thursday, September 23, 2004

Cavalieri, governatori, camerieri e valvassori

Quando le vicende finanziarie si intrecciano con quelle politiche. Sapevamo tutti che Tremonti, assieme a Tabacci (Udc), aveva messo nel mirino Fazio, e con lui Geronzi e Fiorani. Poi il Cavaliere ha dovuto liberarsi del fantaeconomista e ha ridato fiato alla sacra trimurti, giusto per riequilibrare i giochi, visto che Profumo (Unicredit) e Bazoli (Intesa) sono in odore di ulivo.

Qualche pagina fa avevamo scritto:«Val Casies. Hotel "Quelle". Il risiko che sta per partire nel sistema creditizio italiano è stato concepito tra la quiete dei monti più belli del mondo, ha in Fazio lo stratega e in Geronzi e Fiorani i suoi valvassori. All'incontro non erano presenti le vittime cirio-parmalat-bond argentini. A quanto pare non era presente neppure Matteo Arpe il quale non è stato ancora messo al corrente. Si fa per dire.»

Per inciso il povero (si fa sempre per dire) Arpe è fuori dai giochi perchè in quel progetto il futuro plenipotenziario del nuovo gruppo sarebbe proprio Fiorani, anche se, si dice, come premio di consolazione (si fa sempre per dire), l'attuale ad di Capitalia andrebbe a Mediobanca.

Ora si viene a sapere che in quell'occasione si sarebbe svolta anche una cena a lume di candela nel vicino hotel Rainer, dove stando al personale dell'albergo (si sa che i camerieri sono da sempre i migliori informatori dei giornalisti), oltre alla sacra trimurti avrebbe partecipato e dato la benedizione al patto anche il senatore Udc Taralli. Come si dice, sarà finita a tarallucci e vino?

Wednesday, September 15, 2004

Perestroika intervista Perestroika

Scusi l'impertinenza, ma chi si nasconde dietro questo pseudonimo?

Nessuno. Perestroika non è lo pseudonimo di nessuno. Perestroika è Perestroika. La voce, troppo spesso zittita o inascoltata del bancario che ne ha viste di tutti i colori ed ha accumulato quel po' di esperienza sufficiente per vedere in trasparenza attraverso i veli e le cortine con cui il potere cerca sempre di celare i suoi oscuri disegni, che poi non sono mai così tanto oscuri. E credo che nel nostro settore ci sia tanto bisogno di chiarezza, trasparenza, e democrazia per abbattere i santuari del potere che generano continuamente mostri. Perestroika, in una parola. 

Va bene, prendo atto che non mi vuole dare le sue generalità, ma nella sua dichiarazione scorgo un bel po' di megalomania.

Per carità, io cerco di mettere alla berlina il potere con un pizzico di ironia, dicendo delle cose, piccole cose, che altrimenti non potremmo mai dire. Purtroppo di fronte ad un mare di ipocrisia l'unico salvagente è un po' di ironia, per sorridere ma anche per riflettere e non accettare sempre quello che ci viene propinato. Le rivoluzioni le lascio agli uomini di potere. L'unica vera rivoluzione oggi sarebbe quella di fermarci un attimo e renderci conto verso quale baratro stiamo precipitando.

Parla del settore creditizio o di qualcos'altro?

Parlo della nostra civiltà, della nostra avidità, della violenza, della sopraffazione che c'è nel mondo. E anche nelle nostre banche.

Scusi se rimango sul tema "banche" e restringo i suoi orizzonti. La stampa oggi si esercita a disegnare gli scenari più impensati di un risiko bancario in cui le fantasie dei giornalisti non hanno limiti. E Antonveneta è al centro di ogni futuro scenario. Lei cosa ne pensa?

Sorvoliamo sul fatto che la cura sta uccidendo il paziente. Per i santuari del potere questo è secondario. Quello che è primario è abbattere la febbre (risanare i conti) in maniera che sul mercato l'Azienda produca un adeguato profitto per gli azionisti. Poi, con gli assetti di potere che abbiamo oggi in Italia e l'inefficienza che contraddistingue i soggetti sulla scena, qualsiasi soluzione è destinata a riprodurre su scala maggiore tutta l'inefficienza e la disorganizzazione che ben conosciamo. Credo che i lavoratori di Antonveneta oggi stiano imparando sempre meglio, purtroppo, cosa voglia dire "costruire un aereo in volo". E tutto questo solo per perpetuare il dominio di quella che una volta veniva definita "la razza padrona" ed è passata indenne per le prime repubbliche, mani pulite, cirio, parmalat e bond argentini. Purtroppo questa è la classe dirigente che ci ritroviamo e non ne vedo una alternativa all'orizzonte. Il resto sono tutte chiacchiere ed esercizi di fantafinanza ai quali siamo relativamente interessati, come il gossip su principesse e regine. Alla fine a rimetterci sono sempre i lavoratori.

Ultimamente si è accanito sui vertici della Banca, rei di rimanere incollati alle loro poltrone, nonostante i raggiunti limiti di età. Ma lei pensa davvero che questi giovani rampanti che dovrebbero sostituirli siano meglio di loro?

Ma lo sa' che mi ha proprio stufato? La sua intervista è veramente noiosa. Scommetto che qualsiasi lettore di Perestroika dopo aver abbondantemente sbuffato non sia neanche arrivato a metà intervista e sia passato ad un'altra pagina. E poi, scusi, ma lei fa le domande dandosi anche le risposte. Mi faccia una domanda da Perestroika, per cortesia.

Va bene, le faccio una domanda personale, alla quale mi aspetto una risposta "alla Perestroika": qual'è il più grande rammarico della sua vita?

Che so. Magari non aver sposato la figlia di Enrico Cuccia. Bellissima donna.

Saturday, September 11, 2004

Gianduiotti

Per una volta voglio spezzare una lancia a favore dei banchieri e solidarizzare con chi è fatto continuamente oggetto di fantasie giornalistiche. Per ora nessuno si è ancora spinto a disegnare l'ipotesi di una maxi fusione Sanpaolo-Capitalia-Antonveneta-Unicredit, ma, vedrete, si arriverà anche a questo.

Sempre a proposito di fantasie giornalistiche. In Sanpaolo fioriscono le rose. Ma hanno sempre pochi petali. L'ultima rosa ha un solo petalo e porta un nome: Montani.

L'inamovibilità dei vertici è inversamente proporzionale alle situazioni aziendali: più sono confuse e maggiori le chances di rimanere in sella, magari oltre gli 80 anni come Bernheim alle Generali. Non è il quarto principio della termodinamica, ma un teorema che funziona bene a piazzetta Turati.

Mi dicono che in Direzione Generale il 10 settembre (il giorno dello sciopero nazionale dei bancari) c'è stata una tale concentrazione di crumiri che, come dice il mio collega "tuttoèrelativo", hanno dovuto rinforzare i solai. Ma con i tempi che corrono capisco pure che la paura di non ritrovare più la poltrona o lo strapuntino faccia di questi scherzi.

Val Casies. Hotel "Quelle". Il risiko che sta per partire nel sistema creditizio italiano è stato concepito tra la quiete dei monti più belli del mondo, ha in Fazio lo stratega e in Geronzi e Fiorani i suoi valvassori. All'incontro non erano presenti le vittime cirio-parmalat-bond argentini. A quanto pare non era presente neppure Matteo Arpe il quale non è stato ancora messo al corrente. Si fa per dire.

Notizie sportive
Da Interbanca all'Inter. Mauro Gambaro, direttore generale in uscita della merchant bank di Antonveneta, assumerà la stessa carica nella squadra nerazzurra. No comment

Thursday, September 02, 2004

"Roma val bene una messa"

Mentre nel pollaio padovano i polli sono intenti a beccarsi l'un l'altro per la spartizione del mangime, a Roma, nei salotti che contano, le vecchie volpi pianificano nuove stragi di galline. Fatto fuori il ministro liberalfantasista, uscite per il momento (ma c'è da giurarci che non sarà facile riagguantarle) dai guai giudiziari con una spolveratina sulle spalle, lontane da ambienti dove circolano pericolosi tapiri e incuranti delle proteste chiassose dei piccoli risparmiatori truffati, le vecchie volpi hanno ripreso in mano il mai dimenticato dossier andreottiano della grande banca vaticandicciromana. Oggi la chiamano "grande banca del Centro con forti radici al Nord" ma la sostanza non cambia. La sostanza è come addizionando 1+1+1 si riesca a fare sempre 1. Che è storia dell'ultimo decennio: salvare dalla bancarotta la cassaforte della prima repubblica, depositaria di occulti e indicibili segreti finanziari, incorporando i forzieri (in qualche caso vuoti) di altri istituti e mettendo insieme ricche banche (dissanguandole) con altre decotte. Risultato: una pattumiera. E come Re Mida trasformava in oro tutto ciò che toccava, le nostre volpi in questi anni hanno trasformato in un'altra sostanza, meno gradevole e preziosa del metallo aureo, tutto quello che hanno toccato. Facendo buoni affari, comunque. Hanno comprato per quattro lire Interbanca e BNA e le hanno rivendute ad Antonveneta decuplicando il guadagno e rimpinguando le proprie casse vuote, per esempio. Poco importa se hanno distrutto e dilapidato risorse finanziarie pubbliche e private, rovinato i piccoli azionisti, calpestato la dignità e la professionalità di migliaia di lavoratori. Quello che importa è il risultato, spacciato per un grande progetto di espansione: la Banca del Centro con forti radici al Nord. Queste volpi, tra l'altro devono avere un pubblicitario spiritoso e doppiosensista avendola chiamata Banca del Centro. Per questo l'operazione piace tanto anche a vecchi e nuovi diccì, dall'Alpi alle Piramidi, da Padova a Palermo, e, vedrete, si farà. Parafrasando una frase celebre, "Roma val bene una messa".

Nota storica: Alla fine del '500, la Francia è sconvolta dalla cosiddetta guerra "dei tre Enrichi". Enrico di Navarra con gli Ugonotti, Enrico di Guisa con la cattolica Santa Lega, ed Enrico III, re di Francia. Enrico III, mandante dell'assassinio di Enrico di Guisa, viene ucciso da un frate domenicano della Santa Lega. L'unico Enrico superstite è Enrico di Navarra - ugonotto e futuro Re di Francia col nome di Enrico IV - che potrà entrare a Parigi, in stato d'assedio da molti mesi, solo dopo la conversione. Si dice che egli, prima di farsi cattolico, abbia detto. "Parigi val bene una messa".