Thursday, December 03, 2009

Bolla? Quale bolla?

I Senatori della Banking Committee hanno messo sulla graticola il povero Ben Bernanke prima di concedere il probabile nulla osta alla sua rielezione alla presidenza della Federal Reserve, anche se questo costerà un ridimensionamento dei poteri della banca centrale. Esilarante questo passaggio dell' "interrogatorio". Dal Wall Street Journal:

In question and answer session, Mr. Bernanke said he didn't see any asset bubbles emerging in the United States. "We do not see, at this point, any extreme misevaluation of assets in the United States," Mr. Bernanke said.

A questo punto credo che il via libera delle lobbies finanziarie sia scontato: sempre meglio un asino alla presidenza della Fed piuttosto che una Fed che metta il naso nei loro affari.

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Wednesday, November 25, 2009

Effetti collaterali

Toh, anche la Fed si è accorta che a forza di stampare denaro e inondare i mercati di liquidità si rischia di alimentare la bolla dei mercati finanziari. E' quanto risulta dai verbali dell'ultima riunione (3-4 novembre) del Federal Open Market Committee (FOMC), il board dei governatori della Federal Reserve. Nel linguaggio paludato ed asettico che si confà a tali consessi leggiamo infatti:

Members noted the possibility that some negative side effects might result from the maintenance of very low short-term interest rates for an extended period, including the possibility that such a policy stance could lead to excessive risk-taking in financial markets or an unanchoring of inflation expectations. While members currently saw the likelihood of such effects as relatively low, they would remain alert to these risks.

Già, i membri (del board) hanno sottolineato la possibilità che qualche effetto collaterale negativo potrebbe derivare dal mantenimento per un esteso periodo di tempo di bassissimi tassi d'interesse a breve termine, inclusa la possibilità che una tale politica potrebbe condurre a un eccessiva propensione al rischio sui mercati finanziari o a dare il via ad aspettative inflazionistiche. Mentre i membri attualmente ritengono la probabilità di tali effetti ancora relativamente bassa, rimangono tuttavia all'erta nei confronti di questi rischi.

All'erta sto. Questo è quanto. In fondo nulla è cambiato dai tempi di Greenspan che con i suoi occhialini non riusciva a vedere bolle e quando le vedeva teorizzava che si dovessero sgonfiare da sole. Cambiano gli interpreti ma la musica rimane sempre la stessa. Lasciate ogni speranza o voi che credevate che nulla sarebbe stato come prima e che questa crisi avrebbe costretto il sistema ad autoriformarsi.

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Wednesday, November 11, 2009

Donne che si dissociano

Ha avuto scarsa eco sulla stampa italiana il primo discorso di Angela Merkel nella veste di capo del nuovo governo davanti al parlamento tedesco. Si fa fatica a trovarne notizia anche nelle Agenzie stampa. Non sarà mica perchè la cancelliera è andata controcorrente rispetto ai fiumi di ottimismo dispensati negli ultimi tempi da economisti embedded e capi di governo?

La cancelliera tedesca ha infatti affermato che l'apice della crisi colpirà la locomotiva dell'Europa nel 2010 e che i problemi, soprattutto la disoccupazione, peggioreranno prima di migliorare, tanto che il governo tedesco si prepara a rimpinguare il fondo di salvataggio e a tagliare le tasse per sostenere la debolissima crescita economica.

Ci voleva una donna concreta e coraggiosa per dire come stanno realmente le cose, uscendo fuori dal coro di quelli che "è partita la ripresa" e "il peggio è alle spalle". Come pure ci voleva una donna, Janet Yellen, Presidente della Fed di San Francisco e membro del board della Fed (FOMC) ad ammonire che il rischio più grande oggi non è l'inflazione ma la deflazione e sul perdurare di gravi rischi per l'economia, puntando il dito sulla domanda dei consumatori che non riparte e sul credit crunch che permane ancora.

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Thursday, November 05, 2009

Il Paese dei Barbagianni

I governatori della Federal Open Market Committee, nella consueta due-giorni mensile, nonostante abbiano rilevato che l'attività economica degli Stati Uniti ha continuato a migliorare nell'arco dell'ultimo mese e che le spese delle famiglie appaiono ora in fase di espansione, hanno deciso di lasciare i tassi "su livelli eccezionalmente bassi per un periodo prolungato" perchè le prospettive dell'economia rimangono incerte.

"L'attività del mercato immobiliare è aumentata nel corso degli ultimi mesi" si legge nel comunicato pubblicato dalla Federal Reserve, "e le spese delle famiglie appaiono in espansione sebbene rimangano sotto pressione a causa dell'alta disoccupazione, della lenta crescita del reddito e della ristrettezza del credito". Sul fronte delle aziende, le imprese "stanno ancora riducendo gli investimenti fissi e l'occupazione, sebbene a ritmi più moderati mentre realizzano passi avanti nel processo di riduzione degli stock per renderli più in linea con le vendite".

Era quanto volevano sentirsi dire Wall Street e le borse europee che festeggiano anche oggi perchè in Ottobre invece degli attesi 540.000 nuovi disoccupati americani in più ce ne saranno "solo" 520.000, salvo le dovute rettifiche del prossimo mese. Tanto basta per continuare ad alimentare il ricco bottino di banche e grande finanza realizzato con i fiumi di liquidità iniettati nei mercati da banche centrali e governi e utilizzati non per sostenere l'economia reale e l'occupazione ma per scommettere su tutto quello su cui si può scommettere come prima della crisi e più di prima. Ma chi l' ha detto che il campo dei miracoli e il paese dei barbagianni esistono solo nel mondo delle favole?

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Friday, August 21, 2009

Se lo dice Bernanke...

Ben Bernanke, anche se l'economia si trova su un terreno più stabile, non si aspetta una rapida ripresa economica. E' quanto ha affermato il presidente della Federal Reserve parlando ad un gruppo di banchieri alla conferenza annuale della Fed di Kansas City tenutasi a Jackson Hole, nel Wyoming. "L'attività economica sembra stabilizzarsi negli Stati Uniti e fuori del paese" ha detto, ed ha aggiunto che le prospettive per un ritorno a breve termine della crescita "sembrano buone" ma la ripresa economica "sarà probabilmente relativamente lenta all'inizio, con la disoccupazione in diminuzione solo gradualmente dagli alti livelli". Per chi è disposto a soffrire e conosce l'inglese, qui il testo completo del discorso. Se poi volete sapere se Bernanke è uno che c'azzecca, leggetevi questo articolo su Repubblica del 10 giugno 2008, giusto 14 mesi fa, alla vigilia del crollo di Settembre-Ottobre.

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Monday, August 17, 2009

Il Gioco della Federal Reserve

Hai sempre desiderato testare le tue capacità di banchiere centrale e metterti nei panni di Bernanke e Greenspan? Da oggi puoi farlo giocando online il Gioco della Federal Reserve. Puoi alzare troppo i tassi provocando una recessione o abbassarli tanto da causare un'inflazione. Le istruzioni sono in inglese ma il gioco è abbastanza intuitivo. Abbiate un attimo di pazienza per il caricamento del gioco. Per quanto mi riguarda il mio primo tentativo è stato disastroso: ho provocato un'inflazione al 28% nel 2014. Ma Bernanke saprà fare meglio?

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Thursday, August 13, 2009

Il Re è nudo, ma nessuno osa dirlo

La Fed, era scontato, lascia le cose come stanno: tassi prossimi allo zero per garantire liquidità e una nuova immissione di 300 miliardi di dollari di denaro fresco di stampa, segno che i germogli verdi non sono poi così verdi, e con una pietosa bugia chiama tutto ciò "stabilizzazione", ad uso e consumo di banchieri, media allineati e politici ignoranti (non sono una prerogativa solo italiana).

Così gira il mondo: banche sottocapitalizzate, crediti deteriorati, perdite camuffate, migliaia di miliardi di dollari spesi per salvare solo le grandi banche mentre poco o niente è stato fatto per aiutare le vere vittime della tempesta perfetta, mutuatari, imprese, lavoratori. Quanto effimeri siano i segnali di ripresa e legati a fattori stagionali - come il ciclo delle scorte di magazzino - sono lì a dimostrarlo i fallimenti in serie, il calo dei commerci internazionali e dei consumi, il continuo aumento, anche se rallentato, dei disoccupati.

Quale persona in buona fede o sana di mente parlerebbe in questa situazione di ripresa? E invece siamo qui, come per tutto il corso di questi due ultimi anni a sentirci raccontare ancora una volta la favoletta che il peggio è passato, che c'è una stabilizzazione, segnali di ripresa, che stà ritornando la fiducia degli investitori. Già la borsa, la nuova bolla finanziaria, l'ultima tenda ad ossigeno allestita per far respirare il morto.

clicca sull'immagine per ingrandirla
vignetta tratta da Jesse's Café Américain

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Wednesday, July 22, 2009

Bernanke nel cestino

Beh, oggi avevo scritto un articolo, ma poi mi sono accorto che le mie stesse considerazioni le ha svolte meglio di me Marco Sarli nel suo pezzo quotidiano, di cui condivido anche le virgole.

Non mi rimane che anticipare la chiusura estiva del blog o invitare Marco a prendersi delle meritatissime ferie.

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Thursday, June 11, 2009

Bagliori di speranza nel libro beige della Fed

A quanto pare la Federal Reserve non si schiera, almeno non del tutto, dalla parte della sempre più numerosa pattuglia degli inguaribili e interessati ottimisti (secondo i quali è stato raggiunto il fondo della crisi ed è iniziata la ripresa) ma, ligia ai suoi compiti istituzionali, professa prudenza, insomma, come si dice, mette le mani avanti.

In un report, che più appropriatamente negli Stati Uniti chiamano "libro beige" invece di "bianco", la Federal Reserve infatti nota che, sebbene in alcune regioni i venti della recessione sembrino attenuati, nei mesi di aprile e maggio l'economia americana ha continuato a "deteriorarsi ulteriormente". I consumi rimangono deboli e quelli che comprano, guarda un pò, evitano articoli di marca e beni di lusso. Il mercato del lavoro resta debole e la stretta creditizia non si allenta.

Naturalmente, tra i compiti istituzionali della Fed c'è anche quello di infondere fiducia, ed allora una piccola dose di ottimismo non guasta nel desolante panorama della recessione.

An increase in the hiring of temporary workers typically precedes improvement in the overall labor market.

Un bagliore di speranza! Il ricorso a contratti a tempo determinato precede spesso un miglioramento nel mercato del lavoro! O non è piuttosto che le aziende ricorrono a lavoratori precari per ricostituire provvisoriamente le scorte di magazzino e siamo quindi di fronte solo a un fenomeno congiunturale e purtroppo temporaneo?

Although many investors have begun worrying that, as the economy recovers, inflation could make a comeback, the report noted that with few exceptions, "prices at all stages of production were generally flat or falling." At the retail level, pricing was "very soft." And wages were generally "flat or falling."

Sebbene molti investitori abbiano iniziato a preoccuparsi di un ritorno dell'inflazione, i prezzi di tutta la filiera produttiva sono fermi o in diminuzione. Qual'è dunque la buona notizia, l'inflazione annunciata, o la conferma che siamo in piena recessione?

"Contacts from several Districts said that their expectations have improved, though they do not see a substantial increase in economic activity through the year."

Altri bagliori! Secondo la Fed le aspettative migliorano, anche se non si vedono sostanziali miglioramenti nelle attività economiche almeno per quest'anno. Insomma il bicchiere non è più nemmeno mezzo pieno ma grazie al cielo, per la Fed, il fondo è ancora bagnato da gocce di speranza.

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Thursday, May 21, 2009

La Fed pronta a lanciare nuove testate nucleari

Il tunnel della Fed si allunga ma in fondo si continua a vedere la luce. Potrebbe essere riassunta con questa immagine la discussione svolta a fine aprile nella Commissione che vede riunire periodicamente i direttori della Fed e il cui contenuto è stato divulgato ieri e accolto con scarso entusiasmo (si fa per dire) dal mercato che oggi sembra essersi all'improvviso accorto che la tempesta non è passata.

Per la consueta panoramica sui dati macroeconomici vi rimando all'esauriente articolo di Repubblica che però sorvola sulla cosa più importante detta dalla Fed e liquidata con un generico "i governatori hanno discusso della possibilità di varare nuovi acquisti di asset e titoli del Tesoro". Infatti il verbale della riunione ci dice che

Members also agreed that it would be appropriate to continue making purchases in accordance with the amounts that had previously been announced—that is, up to $1.25 trillion of agency MBS and up to $200 billion of agency debt by the end of this year, and up to $300 billion of Treasury securities by autumn. Some members noted that a further increase in the total amount of purchases might well be warranted at some point to spur a more rapid pace of recovery; all members concurred with waiting to see how the economy and financial conditions respond to the policy actions already in train before deciding whether to adjust the size or timing of asset purchases. The Committee reaffirmed the need to monitor carefully the size and composition of the Federal Reserve’s balance sheet in light of economic and financial developments.


Per sostenere l'economia, che contradditoriamente viene vista in ripresa, si prevede un altro fiume di dollari che andrebbero ad aggiungersi a quelli già previsti (1.250 miliardi per l'acquisto di Mortgage Backed Securites garantiti dal governo, 200 miliardi di titoli di debito emessi dalle agenzie governative e altri 300 miliardi in titoli emessi dal Tesoro). Non viene quantificata questa ulteriore iniezione di liquidità ma traspare la preoccupazione per la dimensione e la composizione del bilancio.

Visti i numeri e le considerazioni stesse dalla Fed tanto ottimismo appare fuori luogo anche perchè, altro punto sul quale Repubblica non ha niente da obbiettare, la Fed costruisce le sue proiezioni su un dato poco attendibile: il picco della disoccupazione è data al 10% a fine 2009 o inizio 2010 quando a Gennaio la stessa Fed individuava il picco nel 2009 tra l' 8,5% e l' 8,8% e invece in Aprile siamo già arrivati all' 8,9%!

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Thursday, May 07, 2009

Stress test, atto finale

Dunque questa sera a mercati chiusi (alle 17 ora di New York, alle 23 ora di Roma) verranno resi noti da Fed e Tesoro americano, i risultati definitivi (leggi: "concordati") degli stress test ma è ormai chiaro che tutta la vicenda è stata un'abile messinscena degli onnipotenti banchieri di Wall Street e dei loro maggiordomi al governo, per raggiungere diversi obbiettivi che possono essere sintetizzati nel concetto di continuare ad andare avanti senza cambiare nulla, o, come possiamo dire con una frase a noi italiani più familiare, fare finta di cambiare per non cambiare nulla.

Gli stress test non serviranno davvero a mettere in sicurezza le 19 maggiori entità finanziarie americane di fronte ad uno scenario avverso dell'economia. Ma sono utilissimi a tranquillizzare i mercati su due aspetti. In primo luogo, nonostante 65 miliardi di dollari (la cifra complessiva che dovrebbero raccogliere le banche esaminate) non siano noccioline, non sono nulla rispetto alle infusioni di capitale immesse nel sistema dal governo (700 miliardi) e dalla Fed (qualche trilione). In secondo luogo quei capitali possono essere raccolti facilmente con un artificio contabile, trasformando le azioni privilegiate in mano al governo in azioni ordinarie.

Poco importa che lo stesso governo, a seguito della trasformazione, arrivi a detenere una quota di capitale, in qualche banca, superiore al 50%, perchè Geithner e lo stesso Obama l'hanno ripetuto in tutte le salse che non ci sarà nazionalizzazione. Tu chiamala se vuoi nazionalizzazione ma non è nazionalizzazione. Certo aumenta l'influenza dello Stato nelle scelte aziendali. Basta guardare alla vicenda dell'acquisizione di Merrill Lynch da parte di Bank of America. Ma che senso ha che lo Stato si metta a fare il banchiere se già lo Stato è governato dai banchieri?

E infatti nelle banche che contano manager e banchieri sono rimasti al loro posto e si preparano ad una nuova stagione di bolle e di superbonus, mentre azionisti e obbligazionisti non hanno perso il loro status e i loro diritti come invece è avvenuto nelle banche più piccole che sono fallite dal 2008 ad oggi (25 banche nel 2008, 29 da gennaio ad aprile di quest'anno) e che, una volta ripulite e risanate, sono state vendute a pezzettini alle 19 sorelle maggiori che hanno visto così aumentare la loro fetta di mercato e hanno potuto presentare, quasi tutte, "profitti al di sopra delle attese" e confortanti risposte agli stress test.

Ora non resta che aspettare che questa gigantesca operazione di occultamento della polvere sotto i tappeti dia i suoi frutti avvelenati e di qui a qualche mese arrivi una nuova Lehman Brothers a presentare il conto. Allora però non sarà più il tempo del "troppo grande per fallire" ma la nuova stagione del "troppo grande per esistere". Come sempre e come dicono nei mari là dove navigano gli iceberg della finanza, la Verità è figlia del tempo.

Update. Secondo la Fed potrebbero arrivare a 599 miliardi di dollari le possibili perdite delle 19 banche sottoposte all'esame, mentre la ricapitalizzazione complessiva cui dovranno adeguarsi 10 di loro viene quantificata in 74,6 miliardi e non 65 miliardi come da me sopra scritto. Vista la metodologia utilizzata cambia poco. Questo test serve solo a tranquillizzare i mercati come hanno messo da settimane in evidenza la maggior parte degli analisti e dei blog che se ne sono occupati. Al coro dei perplessi si unisce anche il Wall Street Journal.

Per gli appassionati di numeri e grafici segnalo queste tabelle.

Fine.

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Wednesday, May 06, 2009

Bank of America, prove tecniche di nazionalizzazione

Continua la fuga di notizie pilotata sugli stress test, così tanto per vedere l'effetto che fa lo spauracchio della nazionalizzazione delle maggiori banche americane. Dopo Citi e Fargo è la volta di BofA, ma questa volta, secondo il Wall Street Journal, la cifra è da far tremare i polsi al già traballante Ken Lewis. Non sono 10 o 20 ma ben 35 i miliardi di dollari che dovrebbe raccogliere il gigante americano per mettersi al riparo il prossimo anno da un ipotetico, quanto più che probabile, scenario economico e finanziario avverso.

BofA ha già ricevuto 45 miliardi di dollari di aiuti dal governo americano attraverso il TARP, il piano di salvataggio predisposto da Paulson e Bush, con l'attenta supervisione di quello che di lì a poco sarebbe stato nominato Segretario del Tesoro della nuova amministrazione Obama, Timothy Geithner. Parte di quei soldi sono serviti anche a comprare Merrill Lynch, acquisizione che oggi è nel mirino del Procuratore Generale di New York, Andrew Cuomo, (vedi le due puntate che ho dedicato ai "Pirati di Wall Street") e che ha fatto perdere la poltrona di presidente, pur conservando quella di amministratore delegato, con relativo stipendio, al sempre più contestato Ken.

Oggi il WSJ fa notare che i capitali che servirebbero a BofA per mettersi in regola eccederebbero quelli che la banca potrebbe raccogliere vendendo degli asset o altre azioni al pubblico. La conseguenza è che la banca non potrebbe avere altra scelta che convertire le azioni privilegiate detenute dal governo in azioni ordinarie. Questo porterebbe il capitale del gruppo al livello stabilito dalle autorità ma farebbe anche del governo il primo azionista di maggioranza di Bank of America. Il destino di BofA sembra ormai segnato, così come quello delle sue altre sette o otto sorelle, con Citi e Fargo in prima fila, nonostante ci sia da aspettarsi che l'irriducibile Warren Buffet venda cara la pelle.

Intanto Ben Bernanke camomillo continua la sua opera di tranquillizer dell'opinione pubblica e dei mercati in una ampia conferenza stampa tenuta ieri prima della sua audizione al Congresso sullo stato di salute dell'Unione e sulle previsioni per il sistema economico e finanziario a stelle e strisce. La parola d'ordine è enfatizzare i rari e teneri germogli che spuntano dal gelo e rassicurare tutti che tornerà la primavera, prima o poi.

Il presidente della Fed continua ad aspettarsi che l'attività economica raggiunga il fondo e poi inizi la ripresa entro fine anno. Elementi chiave di questa previsione sono le sue valutazioni che il mercato immobiliare stia iniziando a stabilizzarsi e che l'intensa liquidazione delle scorte rallenterà entro i prossimi due trimestri. La domanda finale dovrebbe essere anche sostenuta dallo stimolo fiscale e monetario. Un punto importante è che questa previsione prevede come condizione di continuare con il graduale risanamento del sistema finanziario; una ricaduta produrrebbe significativi effetti sull'attività economica e potrebbe causare uno stallo nella prossima ripresa.

Anche dopo l'inizio della ripresa, il tasso di crescita della reale attività economica - dice Bernanke - rimarrà probabilmente al di sotto del suo potenziale di lungo termine per un pò, implicando che l'attuale lentezza nell'utililizzazione delle risorse si incrementerà ulteriormente. "Ci aspettiamo che la ripresa solo gradualmente guadagnerà slancio e la fase di stanca dell'economia migliorerà lentamente. In particolare, le imprese saranno probabilmente prudenti riguardo ai costi del lavoro, il che implica che il tasso di disoccupazione potrebbe rimanere alto per qualche tempo, anche dopo che ricomincerà la crescita economica". Conclude questa prima parte con una profezia: "In questo quadro, anticipiamo che l'inflazione resterà bassa".

Segnali di miglioramento arrivano anche dal sistema finanziario, anche se "la tensione rimane alta" spiega Bernanke che poi si dilunga in una divulgazione didascalica dell'azione di Fed e Tesoro nell'opera di risanamento del settore, senza aggiungere alcuna novità a quanto già ampiamente risaputo e guardandosi bene dal dare un minimo dettaglio sulle 19 banche che sono state sottoposte agli "stress test".

Finale comico dell'incontro con i media, con la rivendicazione e la promessa di una sempre maggiore trasparenza da parte della Fed, proprio nelle ore in cui scoppia l'ennesimo scandalo che interessa direttamente proprio la Fed.

Nei giorni scorsi si è venuti infatti a sapere che Stephen Friedman, presidente della Fed di New York, non ha venduto il proprio pacchetto di azioni Goldman Sachs (di cui è stato presidente fino al 1994, ed è tuttora consigliere di amministrazione) quando quest’ultima si è trasformata in una holding bancaria, divenendo quindi soggetta alla giurisdizione della Fed.

Friedman aveva chiesto alla Fed una speciale esenzione al divieto di possedere azioni di un istituto da essa (in teoria) regolato ma, in attesa dell’autorizzazione, come un qualsiasi furbetto del quartierino, ha pensato bene di incrementare il proprio pacchetto, con acquisti a dicembre 2008 e gennaio di quest’anno, senza svelare tale operatività. In fondo, è risaputo, tutto il mondo è paese.

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Thursday, March 05, 2009

Se l'ABS va in panne

No, non parlo di problemi al sistema frenante di un auto, ma delle famigerate Asset Backed Securities, o appunto ABS, la cui scomparsa dal mercato americano ha portato ad una contrazione dei prestiti al consumo, rendendo ancor più profonda la recessione negli Stati Uniti. Nel quarto trimestre del 2008 non c'e stata addirittura alcuna emissione di ABS collegate alle carte di credito, rispetto ai 23 miliardi di dollari dell'anno precedente.

Il Tesoro statunitense ha perciò annunciato il lancio del TALF, il Term Asset Backed Securities Loan Facility, che erogherà prestiti agevolati agli investitori che acquisteranno cartolarizzazioni con rating AAA- e riferibili a prestiti per l'acquisto di auto, di carte di credito, a prestiti studenteschi e a finanziamenti alle piccole imprese.

I prestiti erogati dal TALF saranno no-recourse, il che significa che il creditore (il Tesoro) non potrà rivalersi sul debitore insolvente aggredendone l’universalità dei beni, ma potrà solo recuperare il credito vendendo il titolo acquistato tramite il finanziamento.

Indovinate chi saranno i beneficiari di questo fiume di dollari (la prima trance è di 200 miliardi di dollari e l'obbiettivo è di generare mille miliardi di dollari in prestiti) sotto costo e a spese del contribuente: ma è ovvio, proprio gli amici banchieri che hanno causato la crisi finanziaria, le investment bank e gli hedge fund, i quali andranno a leva, cioè si indebiteranno a tasso agevolato grazie al TALF, ed acquisteranno le ABS, dando (forse) impulso a un mercato moribondo.

Per esempio gli investitori prenderebbero in prestito 92 milioni per comprare 100 milioni di ABS per sottostanti prestiti auto e sarebbe consentito loro di reinvestire a leva 12 volte tanto con un profitto annuo di oltre il 20% sulle ABS, presupponendo che non ci siano perdite. Per di più la Fed, a differenza di quel che farebbe una banca, non chiederà agli investitori l'emissione di garanzie se il valore di mercato delle ABS scendesse nel corso dei tre anni di vita del prestito.

Questo lampo di finanza creativa però potrebbe incenerire i suoi stessi geniali ideatori. Infatti c'è il rischio del clamore politico che potrebbe essere sollevato se gli investitori, come appare, raccoglieranno grandi ricavi. Da una prospettiva macroeconomica inoltre, il TALF potrebbe distorcere la leva del risparmio dei consumatori ora necessaria per un duraturo recupero economico, e infine c'è il rischio che dreni via liquidità ad altri importanti segmenti del mercato del debito.

Sembra che questa crisi non abbia insegnato nulla. Si ricorre di nuovo al meccanismo perverso che l'ha generata, il debito sul debito, la leva finanziaria. Oggi gli aiuti agli hedge fund domani come ieri i salvataggi e la nazionalizzazione delle banche. E' come pompare droga nelle vene di un tossicodipendente o del Viagra in un impotente per provocare artificialmente magari una ripresa dei mercati che dia alla gente l'illusoria sensazione che il malato guarirà. Ma purtroppo il malato è allo stadio terminale.

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