Saturday, April 11, 2009

Siamo al principio della fine o alla fine del principio?

E' quanto si chiede in un interessante articolo Robert Reich, economista della University of California a Berkeley, già Segretario del Lavoro all'epoca di Clinton e attualmente consigliere nello staff economico di Barack Obama.

I tassi dei mutui sono ormai così bassi (il livello più basso dal 1971) che il Presidente Obama ha cominciato a invitare gli americani a rifinanziare le loro case in modo che essi possono risparmiare denaro e iniziare di nuovo a spendere. Il braccio destro economico di Obama, Larry Summers, dice che il paese potrà probabilmente vedere segni positivi dell'economia nei prossimi mesi. Wells Fargo ha avuto un rialzo in borsa e sorpreso gli analisti quando giovedì ha annunciato di prevedere un utile di 3 miliardi di dollari nel primo trimestre, indicandone l'origine nel settore dei mutui. E i dirigenti delle tre principali banche della nazione - JPMorgan Chase, Bank of America e Citigroup - affermano che i loro risultati nei primi due mesi dell'anno sono stati positivi.

Questo non significa, dice Reich, che siamo all'inizio della fine della recessione. Ma, aggiunge, "non sono nemmeno sicuro che siamo alla fine del principio". Tutti questi pezzi di notizie confortanti hanno una cosa in comune tra di loro: l'alluvione di denaro che la Fed ha immesso nel mercato. E' ovvio che i tassi dei mutui si abbassino, che si facciano nuovi mutui e che persone ed imprese facciano più debiti con il denaro a così basso costo. La vera questione è se questo rappresenti una svolta economica. La risposta è: no, non lo è.

Proprio il basso costo del denaro, non dimenticatelo, ci ha messo in questo pasticcio. Sei anni fa, la Fed (Alan Greenspan) abbassò i tassi di interesse all'1 per cento. Rettificato per l'inflazione, il costo del denaro era dunque pari a zero per banche e finanziarie e queste hanno fatto quello che ci si aspettava facessero con il denaro gratis dandolo in prestito a chiunque lo chiedesse. Con le autorità regolatrici che hanno chiuso entrambi gli occhi si è perpetrato così un crimine finanziario equivalente a un assassinio.

L'unico dato fondamentale che è cambiato da allora nell'economia, è che così tanta gente c'è rimasta scottata che la fiducia di consumatori, investitori e imprese è sparita. Sì, le banche faranno credito a debitori altamente affidabili, questo è il nuovo frutto che coglieranno. Ma in giro non ci sono così tanti frutti di questo genere. E alcuni consumatori rifinanzieranno i loro mutui e spenderanno il denaro extra per pagare i debiti e cominciare ancora una volta a risparmiare come facevano anni fa, perchè la maggior parte dei consumatori sono preoccupati per il loro posto di lavoro e ne hanno tutti i buoni motivi.

Alcune delle grandi banche sosterranno di essere redditizie, ma non scommettete su di esse. Né loro, né nessun altro sa realmente quale sia il valore dei loro attivi. Inoltre, le grandi banche sono sedute su oltre 500 miliardi di dollari in obbligazioni e prestiti del contribuente. Chi sa in quale modo calcolano i profitti? Soprattutto, c'è ancora un enorme divario tra la capacità produttiva dell'economia e la produzione attuale, e assolutamente nulla farà riprendere l'economia fino a che il divario non comincerà a chiudersi.

Conclude saggiamente Robert Reich citando la sua partecipazione ad un dibattito sul canale della CNBC dove tenta di far ragionare lo scatenato conduttore della trasmissione, Larry Kudlow, e l'euforico analista finanziario Arthur Laffer, entrambi sicuri che il mercato azionario abbia raggiunto il fondo ed è ora pronto ad un grande recupero, commentando in questa maniera:

Ammiro l'ottimismo cieco, e capisco perché Wall Street e il suo portavoce desiderano vedere un ritorno del mercato rialzista. Diavolo, chiunque con un portafoglio di azioni vorrebbe vedere crescere di nuovo la borsa. Ma desiderare qualcosa è diverso dall'ottenerlo. E l'ottimismo spinto all'eccesso può causare enormi danni a una economia. Non l'abbiamo ancora imparato?













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