Thursday, June 18, 2009

Il grande inganno

Fu del mondo, ad ogni tratto,
lo spavento e la paura;
fu per lui la gran ventura
morir savio e viver matto.


Annunciata con grande enfasi dall'amministrazione Obama e dai media di tutto il mondo arriva la Grande Riforma dei mercati. Vista la fine fatta da altre regole, come quelle che condizionavano l'utilizzo dei fondi del TARP o altri grandiosi piani mai attuati come il PPIP (quello che ci avrebbe dovuto liberare dei titoli tossici delle banche americane) lasciatemi accogliere con un certo scetticismo questa nuova versione del campo dei miracoli del premiato duo Geithner-Summers, il Gatto e la Volpe, ormai sempre più rassomiglianti a Gianni e Pinotto.

In attesa che le nuove regole vengano smontate, svuotate e liquidate dalle pressioni della invincibile lobby dei banchieri di Wall Street e dintorni e che Obama sia costretto a fare l'ennesima retromarcia venduta come un radioso successo, si scatena il classico teatrino di analisi, commenti, pareri pro o contro, critiche, suggerimenti, idee bislacche. Questa volta non mi farò irretire dall'abile strategia fumogena di chi vuol fare finta di cambiare tutto per non cambiare nulla.

Non mi iscriverò al dibattito, non farò il loro gioco, non perderò il mio tempo dietro l'ombra di fantasmi che scompaiono alla prime luci dell'alba. Seguirò comunque le mirabolanti avventure di Don Chisciotte della Mancia e Sancho Panza che fingono di lottare contro i mulini a vento. Aspetteremo il G8, il parere della Merkel e Sarkozy. Aspetteremo la prossima ondata della tempesta perfetta. Tra qualche mese, forse, staremo ancora qui a parlare del grande inganno e la montagna finalmente potrà partorire il suo topolino.

Update
A volte le rivoluzioni culturali si fanno proprio perchè nulla cambi. Che altro fu la più famosa di tutte, quella di Mao, se non il modo di rafforzare il controllo e il dominio del partito comunista sulla società cinese? L'apparato economico-finanziario americano aveva bisogno di qualcuno che controllasse le masse dei futuri diseredati, i milioni di disoccupati, quelli che avrebbero perso casa e lavoro, i contribuenti incazzati per essere chiamati a ripianare i debiti dei banchieri. Chi meglio di un presidente di colore, liberal e capace di vendere un sogno? Purtroppo il nuovo, non a chiacchere e in retorica, si riassume tutto in una emblematica affermazione di Obama sulla situazione in Iran, "in fondo non sarebbe cambiato molto per noi se a vincere fosse stato l'altro candidato". Tutto qui? Nulla da dire sull'eroica lotta per la libertà e la democrazia di milioni di cittadini iraniani? Niente da fare? A questo si è ridotto il sogno americano?

2 comments:

  1. "L'apparato economico-finanziario americano aveva bisogno di qualcuno che controllasse le masse dei futuri diseredati,......" qualcosa di simile sta succedendo anche in italia... Berlusconi=Obama. Non avevo mai interpretato la vittoria di Obama in questo modo ... anche questa volta il cambiamento non c'è stato dal "basso" ma risulta l'ennesima strategia messa in atto da chi sta nella stanza dei bottoni

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  2. Beh, qualche differenza c'è. Obama deve rispondere ai suoi elettori ed alle lobbies che l'hanno voluto al posto di Bush. Berlusconi invece gioca in proprio e non risponde a nessuno (in tutti i sensi).

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