Tuesday, March 31, 2009

Fuori dal tunnel?

Se le banche grazie all'iniezione di centinaia di miliardi di dollari e alle misure prese dai governi al di qua e al di la dell'oceano sono fuori pericolo, come affermano in questi giorni molti gestori ed analisti ubriacati dai sussulti di borsa, allora perchè gli spread dei Credit Default Swap (CDS) che scommettono sul default dei grandi gruppi bancari americani sono arrivati alle stelle?



Prova a spiegarcelo questo articolo sul Wall Street Journal, in cui i due autori affermano che una delle ragioni più plausibili è che i creditori - diversamente da chi specula in borsa - sono spaventati dalla richiesta di nuove regole fatta al Congresso da Tesoro e Fed che, alla fine dei giochi, permetterebbero al governo di pilotare qualcosa di simile, ma potenzialmente migliore da un punto di vista sociale, ad una procedura fallimentare delle maggiori istituzioni finanziarie americane.

Ma se le cose stanno veramente come ci spiegano i due economisti autori dell'articolo, allora il piano Geithner è solo uno specchietto per le allodole - in questo caso per tranquillizzare i mercati -, lo stato di salute dei big del credito americani è molto più grave di quanto vogliano farci credere e tra qualche mese avremo un altro Settembre nero che in confronto il fallimento della Lehman Brothers sembrerà solo un giro sull'ottovolante.

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Terrorismo

ULTIMORA: evacuata a Londra la sede della Banca d'Inghilterra per un pacco sospetto. (Reuters)
Che sia pieno di titoli tossici?

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Monday, March 30, 2009

Dead cat bounce

Gli inguaribili ottimisti che vedono la ripresa dietro ogni sussulto della Borsa sono serviti. Ancora una volta il Dr. Doom, al secolo Nouriel Roubini, aveva visto giusto: era il rimbalzo di un gatto morto. Ma lasciamo la parola a David Rosenberg, chief economist di Merrill Lynch, che riprendiamo da Phastidio.net:

«L’indice S&P 500 è cresciuto del 7,1 per cento lunedì scorso. Non avevamo un giorno così dal…24 novembre. E prima di allora…dal 21 novembre! E prima di allora…dal 13 novembre! E prima di allora…chi può scordarsi del 28 ottobre (ricordate quel balzo del 10,8 per cento)? E prima di allora…il 13 ottobre! E prima di allora…il 30 settembre. Questa è la quindicesima volta negli ultimi sei decenni che abbiamo visto un rialzo di oltre il 5 per cento nello S&P500, e tutti si sono verificati in un bear market (2007-09; 2001-02) o subito dopo il crash azionario dell’ottobre 1987. In realtà, due terzi di quei rialzi superiori al 5 per cento si sono verificati in questo bear market!»

«E sono sempre, sempre accaduti in coincidenza di qualche importante annuncio o notizia. Ci sono state settanta sedute con rialzi superiori al 5 per cento e ventinove con rialzi superiori al 7 per cento negli Anni Venti. I migliori 45 giorni nella storia del mercato si sono verificati nel mercato orso di inizio Anni Trenta. Tornando indietro nel tempo di oltre 80 anni, è dolorosamente ovvio che spasmi di questa magnitudine si verificano nel contesto di mercati ribassisti.»

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Saturday, March 28, 2009

Monte Paschi Siena chiede aiuto

No, non ho dimenticato il Monte Paschi Siena, e nemmeno non ne ho parlato per evitare di celebrarne i trionfi. In realtà non c'è di che divertirsi per un film noioso che abbiamo già visto. Lascio al suo organo ufficiale di stampa da Milano e ai vari gazzettini locali, tra cui ci sarà probabilmente anche il Corriere di Radicofani, patria del famoso brigante Ghino di Tacco, tessere le lodi e suonare la marcia trionfale per i suoi vertici.

Solo la stampa faziosa e inattendibile, rappresentata ad esempio da Repubblica e Financial Times, mette in luce che l'eccezionale utile netto di 953 milioni, "solo" il 30 per cento in meno dell'anno precedente, è stato ottenuto grazie ai vantaggi fiscali per la detassazione degli avviamenti (1,19 miliardi, i maggiori della categoria) relativi all'acquisizione di Antonveneta, e senza i quali l'istituto senese avrebbe dunque chiuso con un rosso di 237 milioni.

Ma non basta, perchè come osserva con umorismo tutto britannico il Financial Times

Monte dei Paschi di Siena, the Italian bank that claims to be the world’s oldest, turned to the government on Friday for aid for the first time in its 537-year history, announcing it would ask for a €1.9bn ($2.5bn) capital injection.

MPS, founded in 1472 and based in the Tuscan city of Siena, is seen as the Italian bank most in need of a capital injection.


Si la banca che proclama di essere la più antica del mondo e che viene considerata come la Banca italiana che ha più necessità di una iniezione di capitali, per la prima volta nei suoi lunghi 537 anni di storia, è costretta a chiedere allo Stato un aiuto di 1,9 miliardi di euro, con un ritardo di 10 giorni rispetto alle sue concorrenti.

Quello della patrimonializzazione non è solo un problema Monte Paschi e l'abbiamo affrontato più volte (cerca il tag-etichetta "stress test"). Ma in MPS dovrebbe particolarmente preoccupare visto che gli asset in bilancio (tra cui Antonveneta) dovrebbero essere svalutati di un buon 70-80 per cento. Eppure in questa situazione ci si prepara a distribuire anche un dividendo, benchè dimezzato, agli azionisti. Scrive Repubblica in maniera molto "soft":

L'aspetto che solleva qualche interrogativo riguarda il patrimonio. Con i Tremonti bond l'indice Core Tier 1 salirà di circa 150 punti base, dal 5,1 a 6,5%. E il gruppo ha dichiarato l'intenzione di rimborsare gli 1,9 miliardi prima possibile, e comunque entro il 2013, data oltre la quale scattano i sovrapprezzi. Usando gli utili venturi, ma anche la cassa e le plusvalenze attese dalle cessioni di 150 sportelli e del patrimonio immobiliare. A domanda degli investitori, i manager Mps hanno negato che servirà ricapitalizzare per rimborsare il prestito. Ma secondo gli osservatori, a Siena dovranno guadagnare bene, e vendere meglio, per cogliere l'obiettivo.


E siamo ancora ben lontani da quel Core Tier 1 all'8% che è considerato il valore soglia sopra il quale le banche e gli investitori possono sentirsi relativamente tranquilli. Occorrerebbero altri 2 miliardi di euro. Cosa pensano di fare i vertici senesi? Chiedere l'apertura di un'altra linea di credito a don Emilio Botìn?

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Paul Krugman e "la mistica del mercato"

Lunedì, Lawrence Summers, il capo del Consiglio Nazionale dell'Economia, ha risposto alle critiche sul piano Obama che prevede di sovvenzionare i privati per l'acquisto di asset tossici. "Io non conosco nessun economista", ha dichiarato, "che non creda sia una buona idea avere un mercato dei capitali meglio funzionante con la vendita di quegli asset."

Lasciamo da parte per un momento la questione se un mercato in cui gli acquirenti devono essere comprati per partecipare può davvero essere descritto come "meglio funzionante." Anche per questo, Summers ha bisogno di essere meglio informato. Un buon numero di economisti infatti ha riesaminato il suo parere favorevole sui mercati dei capitali e delle attività commerciali alla luce della crisi attuale.

Ma è diventato sempre più chiaro nel corso degli ultimi giorni che gli alti funzionari dell'amministrazione Obama sono ancora dominati dalla mistica del mercato. Credono ancora nella magia del mercato finanziario e nelle abilità dei maghi che eseguono quella magia.

La mistica del mercato non ha sempre dominato la politica finanziaria. L'America emerse dalla Grande Depressione con un sistema bancario ben regolamentato, che faceva una finanza seria, anche noiosi affari. Le Banche attraevano i depositanti fornendo loro sedi appropriate magari con un tostapane o due in regalo; usavano il denaro attratto in questo modo per fare prestiti, e questo era tutto.

E il sistema finanziario non era solo noioso. Era anche, per gli standard attuali, di piccola dimensione. Anche durante gli "anni a go-go" del mercato rialzista negli anni '60, finanza e assicurazioni insieme rappresentavano meno del 4 per cento del PIL. La relativa mancanza d'importanza della finanza si rifletteva nel listino dei titoli che componevano l'indice del Dow Jones, che fino al 1982 non aveva contenuto una sola società finanziaria.

Tutto ciò suona come primitivo secondo gli standard odierni. Eppure quel noioso, primitivo sistema finanziario fu al servizio di un'economia che raddoppiò il livello di vita nel corso di una generazione.

Dopo il 1980, naturalmente, emerse un sistema finanziario molto diverso. Nell'era del trionfo della cultura Reaganiana della deregolamentazione, l'ormai antiquato modo di fare banca è stato progressivamente sostituito dalla circolarità e dall'attività commerciale su larga scala. Il nuovo sistema è stato di gran lunga superiore al vecchio regime. Alla vigilia della crisi attuale, la finanza e le assicurazioni rappresentavano l'8 per cento del PIL, più del doppio della loro quota nel 1960. All'inizio dello scorso anno, il Dow conteneva cinque società finanziarie - giganti come AIG, Citigroup e Bank of America.

E la finanza è diventata tutt'altro che noiosa. Ha attratto molte delle nostre menti più acute e ha reso pochi eletti immensamente ricchi.

A caratterizzare il nuovo affascinante mondo della finanza è stato il processo di cartolarizzazione. I prestiti non sono più rimasti con il creditore. Invece, sono stati venduti ad altri, che facendo a fette, a dadini e purea i singoli debiti li sintetizzavano in nuovi asset. Mutui subprime, carte di credito, di debito, prestiti auto - tutto è andato nel frullatore del sistema finanziario da cui, apparentemente, sono usciti fuori dolci investimenti con la tripla AAA. E i maghi della finanza sono stati lautamente ricompensati per la supervisione di tutto il processo.

Ma i maghi sono stati anche imbroglioni, sia che sapessero o no, e la loro magia si è rivelata niente più di una collezione di trucchi a basso costo. Soprattutto, la promessa-chiave della cartolarizzazione - che avrebbe dovuto rendere il sistema finanziario più solido diffondendo più ampiamente il rischio - si è rivelata essere un inganno. Le banche hanno utilizzato la cartolarizzazione per aumentare il loro rischio, non per ridurlo, e in questo processo hanno reso l'economia più, non meno, vulnerabile allo sfacelo finanziario.

Prima o poi, le cose erano destinate ad andare male, e, alla fine, ci sono andate. Bear Stearns è fallita; Lehman è fallita; ma soprattutto, la cartolarizzazione è fallita.

Il che ci riporta all'approccio della crisi finanziaria da parte dell'amministrazione Obama.

Gran parte della discussione sul Piano per gli asset tossici si è concentrata sui dettagli e l'aritmetica, ed è giusto così. Al di là di questo, però, ciò che colpisce è la visione espressa sia nel contenuto del piano finanziario che nelle dichiarazioni dei funzionari del governo. In sostanza, l'amministrazione sembra credere che, una volta tranquillizzati gli investitori, la cartolarizzazione - e l'attività creditizia - possano riprendere da dove hanno lasciato, un anno o due fa.

Per essere onesti, i funzionari hanno chiesto anche una maggiore regolamentazione. Infatti, Giovedì, Tim Geithner, il segretario del Tesoro, ha esposto i piani per una migliore regolamentazione che, non molto tempo fa, sarebbe stata considerata una proposta radicale.

Ma la visione resta quella di un sistema finanziario più o meno uguale a quello di due anni fa, anche se un pò imbrigliato con nuove norme.

Come si può intuire, non condivido questa visione. Non credo che questo sia solo un caso di panico finanziario; credo che questa crisi rappresenta il fallimento di un intero modello di fare banca, di un settore finanziario cresciuto troppo che ha fatto più danni che bene. Non credo che l'amministrazione Obama possa resuscitare la cartolarizzazione, e credo non dovrebbe nemmeno tentarlo.

Link al testo originale
The Market Mystique
By PAUL KRUGMAN
Published: March 26, 2009
New York Times
Traduzione di Perestroika

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Friday, March 27, 2009

Per il Dr.Doom il piano Geithner non è alternativo alle nazionalizzazioni

In un'intervista rilasciata al blog economico del New York Times, DealBook, Nouriel Roubini, alias Dr.Doom, dà una lettura abbastanza interessante e al di fuori degli schemi del piano Geithner, sostenendo che il piano del Segretario del Tesoro americano non costituisce un'alternativa alla nazionalizzazione. Dal suo punto di vista, le banche insolventi dovrebbero essere nazionalizzate e ad esse non dovrebbe essere applicato il piano Geithner, mentre quelle solvibili dovrebbero comunque liberarsi degli asset tossici e il piano Geithner è la soluzione migliore di ogni altra alternativa.

Secondo l'economista quelli che bocciano il piano Geithner perchè preferiscono la nazionalizzazione hanno ragione sul fatto che le banche insolventi dovrebbero essere nazionalizzate ma non spiegano come quelle solvibili dovrebbero sbarazzarsi dei titoli tossici. Inoltre coloro che criticano il piano Geithner in quanto non lo ritengono una valida soluzione per i titoli tossici delle banche solvibili dovrebbero proporre un'alternativa che funzioni e meno costosa per il governo di quanto lo sia il piano Geithner.

In un altro articolo pubblicato sul suo blog Nouriel Roubini interviene invece sul problema delle regole e sostiene l'urgenza di dare il via libera ad una legislazione speciale che permetta una nazionalizzazione regolamentata delle banche e delle istituzioni finanziarie insolventi. Se questo particolare regime fosse stato in vigore un anno fa, dice Roubini, si sarebbero evitati i costosi salvataggi di Bear Stearns e AIG e si sarebbe potuto evitare il disordinato collasso seguito al fallimento di Lehman Brother.

Allo stesso modo oggi, non appena eseguito lo stress-test, alcune grandi e importanti banche del sistema (e le loro holding e divisioni finanziarie non-bancarie) dovrebbero essere nazionalizzate. Per farlo disciplinatamente, insiste il Dr. Doom, abbiamo assolutamente bisogno di applicare a queste entità lo speciale regime applicato nel caso di Fannie e Freddie. Perciò per acquisire ordinatamente le grandi banche insolventi e minimizzare i costi fiscali, i danni finanziari collaterali e il rischio sistemico di questo tipo di acquisizione occorre far passare subito questa legislazione e il Congresso deve farlo subito.

La luce in fondo al tunnel, conclude Nouriel Roubini, potrebbe essere quella di una ripresa dopo una lunga e terribile recessione globale a forma di U oppure quella della carcassa del treno di una semi-depressione globale a forma di L. Evitare la L è possibile ma richiede molta più coerenza ed una più aggressiva azione politica negli Stati Uniti, in Cina e nel resto del mondo. Beh, è già una fortuna che il Dr.Doom non veda in quella luce i lampi di una nuova tempesta in arrivo.

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Thursday, March 26, 2009

Il piano B

Il piano Geithner è stato vivisezionato in lungo e in largo ma ci sono due o tre aspetti che forse non sono stati sottolineati abbastanza e che determineranno il suo fallimento. Un primo punto lo avevo già evidenziato.

Consideriamo poi due casi di banche "venditrici". Una in cui i titoli illiquidi non incidano significativamente sul bilancio e l'altra in cui invece siano parte consistente dell'attivo.

Nella prima ipotesi la banca tenderà a sbarazzarsi solo dei titoli il cui valore sia prossimo allo zero. In questo caso il meccanismo messo in piedi diventa un gigantesco terno al lotto o se preferiamo un Superenalotto di Ponzi in cui a vincere sarà solo il banco, o meglio la banca che incasserà i soldi dei contribuenti, con il Tesoro che non riavrà indietro i suoi prestiti ma solo carta straccia e gli investitori privati che comunque il loro 15% ce l'avranno rimesso.

Nel secondo caso invece la banca starà molto attenta a liberarsi dei titoli, e quindi a partecipare alla lotteria, per evitare di svalutare il suo attivo e di finire in una situazione di insolvenza.

Una terza problematica è quella toccata da Simon Johnson in un Forum d'eccezione con Brad DeLong, Mark Thoma e Paul Krugman: cosa succede se il piano Geithner fallisce ma fallisce nel senso che le offerte dei compratori sono più basse del prezzo di riserva del venditore con la conseguenza che gli asset tossici non vengono venduti? La vera domanda allora diventa: Geithner e Bernanke hanno pronto, in questo caso, un piano B?

Brad DeLong, moderatamente a favore del piano, sebbene lo ritenga insufficiente, pensa che se il piano fallisce il governo probabilmente sarà nella condizione migliore per andare avanti sulla strada della nazionalizzazione mentre Paul Krugman è fortemente contrario al piano perchè pensa che fallirà e non ci sarà nessun piano B perchè dopo il suo fallimento il governo non avrà più la credibilità politica per chiedere altri soldi al Congresso.

Bene o male che vada sarà comunque uno sperpero di denaro pubblico regalato a Wall Street per prolungare l'agonia di un sistema fallito mentre in sottofondo aumenta il fragore delle presse della Fed che lavorano giorne e notte a stampare miliardi di dollari.

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Biotestamento

Siamo all'ultimo atto. Ora possono riscrivere anche l'articolo 1 della Costituzione in questo modo: "L'Italia è una repubblica teocratica fondata sulla dottrina della Chiesa". Non sarà nemmeno necessario eleggere Berlusconi Presidente della Repubblica: al prossimo conclave lo faranno direttamente Papa.

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Una crisi finanziaria senza fondo

La truffa legalizzata dei credit-default swap o CDS venduti a diverse Banche europee dalla Filiale Londinese di AIG dell'ormai celebre Joe Cassano e con cui le stesse Banche si coprivano dai rischi che derivavano da alcuni loro asset, per lo più obbligazioni corporate o derivate da mutui, permettendo loro di non dover incrementare la riserva obbligatoria, dilaga per l'Europa, sbarcando anche a Parigi.

E' infatti di oggi la notizia delle dimissioni di due alti dirigenti della Filiale parigina della AIG e dei colloqui in corso tra funzionari della Fed e della AIG con le autorità di controllo francesi per affrontare le conseguenze e il complicato scenario legale da cui potrebbe prendere il via un default valutato, al momento, in circa 234 miliardi di dollari in operazioni su derivati. Il "buco" non solo potrebbe colpire ed aggravare la situazione del colosso delle assicurazioni ma potrebbe anche costringere le banche europee coinvolte a dover raccogliere svariati miliardi per coprire le potenziali perdite.

Allora, miei cari inguaribili ottimisti, stiamo uscendo dalla crisi o non è vero piuttosto che finora abbiamo visto solo la punta dell'iceberg?

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Wednesday, March 25, 2009

Un piccolo dettaglio

Navigando tra le tante obiezioni opposte al Piano Geithner una, che non trova risposta nelle argomentazioni dei suoi (pochi) difensori, mi ha particolarmente colpito.

I titoli tossici nella pancia delle banche hanno un valore nominale di svariate decine di migliaia di miliardi di dollari. Come si pensa di risolvere il problema della solvibilità delle banche con la "miseria" di mille miliardi?

Un piccolo dettaglio? Sarà, ma è proprio nei dettagli che si nasconde sempre il Diavolo.

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Indisciplinati

Il nostro premier ci spiega che gli antidoti per il virus della crisi sono l'ottimismo e lavorare di più ma sono sempre meno quelli che gli danno retta. Infatti, dopo due rialzi consecutivi, torna a scendere, a marzo, anche la fiducia dei consumatori. Lo rende noto l'Isae nel suo rapporto mensile, precisando che l'indice è calato da 104 a 99,8 in prossimità dei valori della fine dell'anno scorso.

L'indicatore relativo al quadro economico generale segna la flessione più marcata, portandosi a 62,1 da 70,4 di febbraio, e scendono anche gli indicatori relativi alle attese a breve termine (da 90,7 a 85,3): si tratta dei minimi dalla fine del 1993.

Tra gli indisciplinati non ci sono solo gli italiani. Mentre infatti Obama vede "segnali di ripresa", in Giappone, il secondo mercato al mondo dopo gli Stati Uniti, le esportazioni nel mese di Febbraio crollano del 49,4% (-58,4% quelle verso gli USA) e le importazioni del 43% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

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Tuesday, March 24, 2009

Geithner e l'aritmetica (2)

Un altro esempio matematico di quella che appare come la più grande rapina, non del secolo ma della storia, ai danni dei contribuenti americani e un colossale regalo a private equity, hedge fund, azionisti di banche zombie, banchieri e amici degli amici di Geithner.

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Monday, March 23, 2009

Geithner e l'aritmetica

Ancora il Premio Nobel Paul Krugman:

Lasciate da parte la questione se il piano Geithner è o meno una buona idea. Una cosa nel modo in cui viene presentata è chiaramente falsa: i funzionari dell'amministrazione continuano a dire che non c'è nessuna sovvenzione, che gli investitori avrebbero partecipazioni di valore ridotto. Questo non è vero. Perché? A causa dei prestiti no-recourse, che finanzieranno l'85 per cento delle attività acquistate.

Permettetemi di offrire un esempio numerico. Supponiamo che ci sia un asset di incerto valore: potrebbe valere 150 o 50. Quindi il valore previsto sarà di 100.

Ma supponiamo che io posso comprare questo asset con un prestito no-recourse pari all'85 per cento del prezzo d'acquisto. Quanto potrei essere disposto a pagare per quell'asset?

La risposta è: poco più di 130. Perché? Tutto quello che dovrei metterci sarebbe il 15 per cento del prezzo, cioè 19,5, se l'asset costa 130. Questo è il massimo che posso rimetterci. D'altro canto, se l'asset raggiungesse un valore di 150, io guadagnerò 20. Quindi sarà un buon affare per me.

Si noti che la quota di partecipazione azionaria del governo non importa - il calcolo è lo stesso se gli investitori privati coprono tutto o solo una parte del capitale. E' il prestito che fornisce la sovvenzione.

E in questo esempio si tratta di un ingente contributo, il 30 per cento.

L'unico modo per affermare che la sovvenzione è bassa è quello di dire che c'è solo una piccola probabilità che gli asset acquistati secondo il piano perderanno al massimo il 15 per cento del loro prezzo d'acquisto. Tenuto conto di quanto è successo negli ultimi 2 anni, è ragionevole questa previsione?

Update: Un altro modo di dirlo è che attraverso il finanziamento di una gran parte dell' acquisto con un prestito no-recourse, il governo sta in effetti offrendo agli investitori un'opzione put per addolcire l'operazione.

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L'illusione è l'ultima a morire

Non è la prima volta che Tim Geithner, così come fece per mesi il suo predecessore al Tesoro americano, Hank Paulson, annuncia il nuovo, ennesimo, ultimo e definitivo piano salva-banche destinato poi a finire nel dimenticatoio. Più tardi ne conosceremo meglio i dettagli ma sin d'ora possiamo dire che purtroppo è l'edizione riveduta e corretta di uno dei primi piani Paulson andati "dispersi":


il piano da un trilione di dollari che Geithner dovrebbe presentare nei dettagli domani rischia di essere una riproposizione vitaminizzata del famoso Master Liquidity Enhance Conduit che l’ex (?) investment banker Hank Paulson propose tra squilli di trombe e suon di fanfare nel lontano settembre del 2007, un piano da cento miliardi che almeno aveva il merito di essere basato sullo sforzo congiunto di Citigroup, Bank of America e J.P. Morgan-Chase, le tre entità creditizie private che si guadagnarono così sul campo l’eterna riconoscenza delle terrorizzate autorità monetarie statunitensi, ma che, dopo avere occupato per settimane le prime pagine dei quotidiani finanziari e non, naufragò miserevolmente tre mesi dopo, notizia molto inquietante che la stampa più o meno embedded relegò in microscopici trafiletti.


Marco Sarli, l'autore del brano, ci dà conto anche di un'intervista di Obama nella quale il Presidente avrebbe detto a proposito delle virulente polemiche che hanno per oggetto Geithner che "Se presentasse le dimissioni, gli direi che mi dispiace, ma deve ancora completare il suo lavoro!", che più che una difesa sembra un licenziamento a certo tempo data confermando così la voce delle scommesse che si farebbero negli ambienti politici e finanziari americani sul benservito al Segretario del Tesoro entro giugno.


Ma torniamo al piano Geitner per dire che è molto più complesso di quello che prevedeva Paulson un anno fa ma ne ricalca la filosofia, che è quella secondo la quale se il governo si impegna a trattenere gli asset tossici fino alla scadenza e quindi ne garantisce il loro rimborso ne rende appetibile il loro acquisto da parte dei privati attraverso finanziamenti e prestiti statali concessi a vario titolo fino all'85% del valore dell'investimento. Si tratta della più gigantesca operazione di socializzazione delle perdite di tutti i tempi che regalerà migliaia di miliardi dei contribuenti americani a hedge fund, private equity e istituzioni finanziarie a vario titolo.


Per la verità, stando a due articoli comparsi sul New York Times e sul Wall Street Journal, il piano, come tutti i giochi delle tre carte che si rispettino, prevede appunto tre forme di intervento per disinnescare la bomba degli asset tossici. Il meccanismo di tutti e tre i tipi di intervento è sempre lo stesso, quello cioè già detto che consiste nella possibilità per i privati di acquistare assets illiquidi con denaro che verrà messo a disposizione del governo americano attraverso prestiti o investimenti diretti con il denaro del contribuente americano, ma, a seconda dello strumento e del soggetto erogatore saranno utilizzate tre carte:

  1. La FDIC, creando una nuova entità che comprerà i mutui tossici con il contributo del governo fino all'80% del capitale e il resto proveniente dal settore privato e che provvederà fino all'85% del valore dell'investimento con prestiti "no-recourse" - che significa che il creditore (il Tesoro) non potrà rivalersi sul debitore insolvente aggredendone l’universalità dei beni, ma potrà solo recuperare il credito vendendo il titolo acquistato tramite il finanziamento - o con garanzie contro la perdita di valore degli asset, il che, più o meno, è la stessa cosa.
  2. Il Tesoro, creando più fondi d'investimento per comprare obbligazioni tossiche con il contributo del governo fino al 50% del loro valore e il resto sempre con interventi privati. Anche qui dovrebbero essere previsti prestiti no-recourse e garanzie come nel caso precedente.
  3. Il TALF, il Term Asset Backed Securities Loan Facility, già lanciato all'inizio di Marzo dal Tesoro per erogare fino a 1000 miliardi di prestiti agevolati agli investitori che avessero acquistato cartolarizzazioni con rating AAA- e riferibili a prestiti per l'acquisto di auto, di carte di credito, a prestiti studenteschi e a finanziamenti alle piccole imprese e che ora verrà ampliato in modo da permettere alla Fed di acquisire altri tipi di asset tossici. Anche per questo fondo erano previsti prestiti no-recourse.


Siamo alle solite: quale sarà il "prezzo giusto" da pagare per i titoli tossici? E, come si vede, niente di nuovo sotto il sole. Un revival rivitaminizzato del piano Paulson ai tempi di Bush stroncato impietosamente da molti economisti tra cui Paul Krugman:


If you think it’s just a panic, then the government can pull a magic trick: by stepping in to buy the assets banks are selling, it can make banks look solvent again, and end the run. Yippee! And sometimes that really does work.

But if you think that the banks really, really have made lousy investments, this won’t work at all; it will simply be a waste of taxpayer money. To keep the banks operating, you need to provide a real backstop — you need to guarantee their debts, and seize ownership of those banks that don’t have enough assets to cover their debts; that’s the Swedish solution.


C'è qualcuno che pensi che siamo di fronte a una crisi dovuta solo al panico oppure non è vero che essa affonda le radici in una crisi reale e che le banche non hanno un attivo sufficiente a coprire i loro debiti? Se è vero il primo caso allora facciamo finta che non sia successo niente e riportiamo indietro le lancette dell'orologio al 2006 come stanno facendo Geithner e Bernanke. Ma se più realisticamente siamo di fronte alla seconda ipotesi allora nel giro di qualche settimana o di pochi mesi assisteremo ad un nuovo tonfo dal quale sarà ancor più difficile rialzarsi.


Ci ricorda Andrea Mazzalai in questo articolo che invito a leggere integralmente:


Per tutti coloro che sono affascinati dai lampi che provengono dal fondo del tunnel, lampi rigorosamente " quantitative easing " ovvero tutti gli interventi messi in atto dalla Federal Reserve innondando di nuova moneta il mercato, suggerisco vivamente di andare a dare un'occhiata alla storia facendo quattro passi nel ....."ventennio perduto".

Il Nikkei non appena la Boj diede il via al " quantitative easing " volò per circa cinque/sei settimane per oltre il 20 % prima di ricadere al suolo quattro mesi più tardi stabilendo nuovi minimi. Ma ovviamente oggi è tutto diverso......noi quello che è successo in Giappone non lo vivremo mai, vero?

L'arcobaleno sta tramontando dietro la riva del fiume.......più che navigo nella storia, più la sensazione è che dalla Storia non impareremo mai!



Aggiornamento. Secondo Paul Krugman il piano di rilancio dell'economia americana messo a punto dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama e dal segretario al Tesoro Timothy Geithner sarà un fiasco, perché non prevede il controllo pubblico delle banche più esposte. "Obama si sta giocando la propria credibilità e se questo piano fallirà - come senza dubbi succederà - (il presidente) non sarà verosimilmente in grado di convincere il Congresso a finanziare le azioni che avremmo dovuto decidere all'inizio", scrive Krugman nel suo editoriale sul New York Times, insistendo che occorre fare molto in fretta perchè ogni mese che passa sono 600mila disoccupati in più.

La soluzione proposta dal Nobel dell'economia è la seguente: salvare le banche con una soluzione alla svedese degli anni novanta: "il governo ristabilisce la fiducia nel sistema garantendo numerosi (ma non necessariamente tutti) debiti delle banche. Nel contempo acquisisce il controllo delle banche realmente insolventi, per ripulirne i conti".

Krugman non esclude che gli asset tossici valgano più di quanto si pensi adesso, ma giudica il piano Geithner confuso, macchinoso, probabilmente inutile e non legato al mercato. "Se il valore degli asset sale - scrive l'economista - gli investitori ne approfittano; ma se cala possono lasciar perdere. Ciò non significa far lavorare i mercati, ma è soltanto un modo indiretto e mascherato di sovvenzionare l'acquisto di asset tossici".

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Saturday, March 21, 2009

La casta degli intoccabili

Non ne ho mai parlato finora perchè l'argomento è inflazionato e non capisco gli americani che stanno facendo tutto questo baccano per 165 milioni in dollari di bonus finiti nelle tasche dei dirigenti di AIG. Certo, è immorale, si doveva evitare di erogarli e una volta fatta la frittata è giusto trovare il modo di recuperali, ma quei soldi rappresentano appena un decimo dell'uno per cento di quanto dato dal governo ad AIG per salvarsi e finito nelle mani dei creditori, azionisti e banche di ogni angolo della terra, europa compresa. Non è questo il vero scandalo e sperpero di denaro pubblico che non è servito a salvare il gigante delle assicurazioni che ora pretende altri miliardi per evitare il fallimento?

Apro un inciso. Mentre scrivo, mi cade l'occhio sulla notizia che oltre lo sceriffo Cuomo ad occuparsi della vicenda c'è anche il procuratore generale del Connecticut secondo il quale di bonus, AIG, non ne ha pagati 165 bensì 218 milioni per la gioia dei deputati del Congresso che ora potranno trasformare la commedia messa in scena negli ultimi giorni, in farsa. La vicenda dei bonus infatti è caduta come manna sui politici americani, pronti a scandalizzarsi e a proporre i più fantasiosi modi per il recupero del malloppo, spingendosi fino a ipotizzare l'introduzione di una tassa retroattiva. Cosa non si farebbe per lo spettacolo e per finire sotto le luci della ribalta! Perchè quando le luci si spengono i membri del Congresso tornano ai loro vecchi vizi e con le amate lobbies dei banchieri di Wall Street. Che fine ha fatto il piano proposto da Obama per salvare i proprietari di casa che consentiva loro di rinegoziare i mutui con le banche? Probabilmente l'argomento non fa audience a Wall Street.

Detto questo, anche nel salvataggio di AIG siamo alla farsa o alle comiche finali, se preferite. Pur di non nazionalizzare o di non lasciar fallire il gigante delle assicurazioni il governo è disponibile a iniezioni di 100 miliardi alla volta girandoli direttamente dalle tasche dei contribuenti a quelle dei creditori senza riuscire mai a venire a capo del problema. Per il Tesoro e la Fed non esistono le mezze misure, come potrebbe essere l'applicazione del Chapter 11 della legge sui fallimenti, con alcuni accorgimenti che tutelino in qualche modo gli azionisti e le banche creditrici che, comunque, dovrebbero cominciare a mettersi nell'ordine di idee di dover pur pagare qualche prezzo. Ma questo più che con la fattibilità tecnica cozza contro l'amara verità che esiste una casta di intoccabili, e non solo negli Stati Uniti, quella dei banchieri che stringono in pugno i politici e le nostre vite.

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Friday, March 20, 2009

Anche Intesa Sanpaolo chiede aiuto allo Stato

Dopo che Berlusconi ha affermato per l'ennesima volta a Bruxelles che il sistema creditizio italiano è solido e non ha bisogno di aiuti di stato, anche Intesa Sanpaolo segue l'esempio di Unicredit (4 miliardi di euro) e Banco Popolare (1,45 miliardi) e si mette in fila per avere 4 miliardi sotto forma dei cosiddetti Tremonti Bond, che altro non sono che un aiuto di stato.

Per la verità Corrado Passera, l'amministratore delegato della banca, pochi giorni fa aveva giudicato come "demagogiche" le condizioni per accedere a questo prestito ma evidentemente avere 4 miliardi a buon mercato fa sempre comodo quando i ratios di patrimonializzazione scendono a livelli di guardia. Con questa iniezione di liquidità arriverà a un tier 1 del 7,4% sempre ben al di sotto di quell' 8 per cento che è la soglia minima sopra la quale si trovano tutte le banche americane ed europee concorrenti. Lo stesso discorso vale per Unicredit e Monte Paschi Siena, la prossima richiedente.

Si dirà che le banche italiane non hanno titoli tossici in bilancio. Ma sia Unicredit che Intesa sono esposte per molti miliardi nei confronti dei paesi dell'est e comunque, abbiamo visto, il loro patrimonio, insieme a quello di Monte Paschi Siena, dovrebbe essere svalutato di un buon 70-80 per cento se fossero applicate le stesse regole che vengono utilizzate per gli "stress-test" delle loro concorrenti straniere. Quello della solidità delle banche italiane è rimasto un cavallo di battaglia solo del nostro premier, una delle tante barzellette che racconta nei vertici agli altri leader europei.

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«Siamo i migliori d'Europa»

Qualcuno dei suoi dovrebbe cominciare a preoccuparsi seriamente della salute mentale di Napoloni. Servono altre parole?

Della serie "L'Italia ne uscirà meglio degli altri paesi".

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Stampa libera

Giuseppe Mussari e Antonio Vigni del Monte Paschi Siena hanno ricevuto l'Award di banchieri dell'anno da Milano Finanza. Il premio è stato assegnato per il successo avuto con l'operazione Antonveneta. Ma Botin ha incassato oppure no i 9 miliardi per la vendita della banca veneta?

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Il giuramento di Bruxelles

Quella tra i paesi europei sembra una nobile e singolare gara a chi fa di più spendendo di meno, all'insegna del prendi tre al prezzo di due. Dice il vostro premier parlando del suo governo: «quello che noi stiamo preparando, in aggiunta al già fatto, è molto più creativo di quello che stanno facendo gli altri Paesi a noi collegati». Sicuramente è in testa alla classifica del torneo, giacchè con soli 5 miliardi veri, attraverso la loro moltiplicazione miracolosa, avrebbe attivato centinaia di miliardi in grandi e piccole opere pubbliche, aiuti alle imprese, sussidi ai disoccuppati e cementificazione dello stivale, isole comprese, abbellendo per di più il panorama. E, visto il successo avuto in patria, intende anche dare «qualche idea agli altri e sono sicuro che saremo ascoltati con molta attenzione ».

I grandi d'Europa, contagiati dal suo esempio vincente, hanno così deciso di varare un grande piano di stimolo a livello europeo. Dotazione complessiva: 5 miliardi di euro. Ma non basta. L'Unione europea resta preoccupata dalla crisi finanziaria e dalla diffusione dei titoli tossici delle banche e continua a considerare obbiettivo prioritario la regolamentazione dei mercati, rispondendo di no a quello spendaccione di Obama che ci aveva invitati a ulteriori e immediati interventi di stimolo economico. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha invitato a valutare gli effetti degli interventi già stanziati dai singoli governi, prima di considerare ulteriori misure e ha esortato a dare all'esterno un «segnale di unità». E, come a Pontida, hanno giurato che questa sarà la linea del Piave di tutta l'Europa al prossimo G20 di Londra.

Con questi auspici e queste premesse il meeting in terra britannica sarà purtroppo quello che è stato già previsto nel nostro Fumo di Londra e cioè un'inutile gita. Con conseguenze che non vogliamo nemmeno immaginare, sperando che, per almeno una volta, non si avverino le catastrofiche previsioni dall'autorevole centro di ricerca europeo del LEAP (Laboratoire Européen d’Anticipation Politique) pubblicate nel suo rapporto n.33 di cui vi posso offrire alcuni stralci grazie al faticoso e lodevole lavoro di traduzione e divulgazione svolto dal sito Informazione Scorretta a cui vi rimando per la sua completa lettura.

Il LEAP/Europe 2020 delinea due possibili scenari per il futuro, in funzione del risultato del G20 del 2 di Aprile, ossia nel caso il vertice si concluda o meno con un accordo.

I due possibili scenari:
1. Verso una crisi risolvibile in 3-5 anni
2. Verso una crisi fuori controllo lunga un decennio


I due scenari possibili: 1. verso una crisi risolvibile in 3-5 anni

L’implementazione di una nuova moneta di riferimento potrebbe essere la seguente:

Aprile-Luglio 2009: il FMI e le principali banche centrali propongono una nuova moneta di riferimento, definiscono i tempi di lancio e le regole

  • Stabilizzazione dei mercati
  • Ritorno della fiducia
  • Continua la crescita della disoccupazione
Agosto-Dicembre 2009: creazione di un Istituto Monetario Globale da parte del FMI e dalle banche centrali le cui monete costituiranno il paniere, lancio di un contest internazionale via internet per la scelta del nome, definizione dei tassi di cambio.

  • Definizione della cornice globale della regolamentazione finanziari
  • Tendenza alla stabilizzazione dei prezzi delle materie prime
  • Continua la crescita della disoccupazione
  • Fine del crollo del commercio globale
Gennaio – Marzo 2010
Rimpiazzo del sistema SDR del FMI e aumento di capitale del FMI denominato nel nuovo paniere di monete

  • Lancio di piani di salvataggio delle economie più indebolite
  • Stabilizzazione del prezzo dell’energia
  • Stabilizzazione della discoccupazione
  • Instabilità sociale negli USA (15% disoccupazione)
  • Rischio contenuto di colpi di stato militari a seguito delle riduzioni dei budget
  • UK aiutati da FMI e UE
  • Disordini in Cina e Russia
Aprile 2010 – Aprile 2013: passaggio al nuovo sistema monetario internazionale per tutti i mercati dell’energia e delle materie prime e di tuti i conti internazionali (naturalmente tranne quelli denominati in una moneta specifica)

  • Riavvio del commercio globale
  • Crescita del PIL in Asia, Russia, Europa e delle nazioni produttrici di energia
  • Stabilizzazione del PIL USA al 20% in meno del 2008 e dello standard di vita americano al 30% in meno
  • Riforma del sistema sanitario americano: copertura del 100% della popolazione
  • Nuova serie di accordi del WTO
  • Riforma dell’ONU
  • Creazione di una Unione Asiatica ed apertura della Area di Libero Scambio del Pacifico (APEC)

I due scenari possibili: 2. verso una crisi fuori controllo lunga un decennio

Le date sono solo indicative: non pretendiamo di anticipare la data degli eventi con molti anni di anticipo. Ma vale la pena considerare la sequenza ed il passo dei processi descritti di seguito.

Aprile-Luglio 2009: Il G20 non è in grado di avviare una alternativa al sistema monetario internazionale attuale.

  • Conflitti tra i nuovi piani di salvataggio e le nuove regolamentazioni
  • Adozione di mezze misure e compromessi che incoraggiano la perdita di fiducia del pubblico
  • Fallimenti di grandi aziende USA
  • Nazionalizzazione delle banche USA con effetto domino in Europa e Asia
  • Impossibilità del governo inglese di finanziare il suo debito se non con la Banca d’Inghilterra
  • Crollo della Sterlina e intervento del FMI e dell’UE per evitarne il default
Agosto-Ottobre 2009
  • Competizione frontale USA-EU-Asia per attirare i risparmi non più sufficiente a finanziare i deficit pubblici
  • Incapacità e mancanza di interesse ad acquistare buoni del tesoro USA creati per finanziare il debito americano esponenziale da parte di Cina, Giappone e monarchie dei paesi produttori di petrolio
  • Acquisto dei buoni del tesoro americani da parte della FED e crollo del dollaro.
  • Default del sistema finanziario americano, governo compreso
  • Crescita della disoccupazione in tutto il mondo
Novembre 2009 – Marzo 2010: in mancanza di una agenda comune, è impossibile convocare un nuovo G20
  • Disoccupazione al 20% in USA
  • Disordini quotidiani in Cina da parte dei lavoratori immigrati
  • Elezione di un governo socialista in Giappone
  • Manifestazioni quotidiane nelle principali città europee
  • Crollo del gettito fiscale in USA, molti stati (Texas e California per esempio) rifiutano di inviare la quota fiscale a Washington
  • Moltiplicazione di attacchi su obiettivi federali negli USA, lanciati dai militanti di estrema destra
  • Avvio del ritiro delle truppe americane da più della metà delle basi all’estero per tagli di budget
  • Disastro del tessuto economico globale (linee di produzione interrotte dai fallimenti dei principali fornitori)
Aprile 2010 – Aprile 2014:
  • Mancanza di cibo, medicine, pezzi di ricambio, energia in numerose aree del globo
  • Caduta del 30% del PIL americano e del 50% dello standard di vita americano rispetto al 2008
  • Conflitti a fuoco negli USA
  • Erosione della frontiera a sud degli USA
  • Rischio secessione da parte dei singoli stati USA, tentazione di compiere azioni militari contro di loro da parte del governo federale
  • Completamento del ritiro delle truppe dall’Europa
  • Creazione dell’Unione Sudamericana su iniziativa di Brasile, Venesuela, Peru e Argentina
  • Stato di emergenza in Russia per preservare l’integrità nazionale, divisione dell’Ucraina
  • Migrazione di massa dall’Africa all’Europa
  • Riduzione dello standard di vita del 20% in EU rispetto al 2008
  • Colpi di stato fondamentalisti nei paesi arabi, produttori di petrolio compresi
  • Gravissima crisi economica in Israele, che decide di attaccare le installazioni nucleari iraniane
  • Caduta della produzione petrolifera per mancanza di investimenti
  • Maggioranze di estrema destra vincono le elezioni europee nel 2014 con lo slogan “Europa agli Europei”
  • Creazione dell’Unione Asiatica, firma di accordi speciali con gli stati americani che si affacciano sul pacifico.

2014 - ....

  • Nelle nazioni-giocatori principali, salgono al potere i leader che decidono di giocare il nuovo Gioco: “Vince il più forte”.
  • Ad un secolo dalla prima guerra mondiale, il mondo assomiglia molto all’Europa del 1914.

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Thursday, March 19, 2009

Quando la cura è peggiore del male

Visto che nessuna misura antirecessiva sembra avere successo, a Ben Bernanke, alias Bernspan (personaggio mitologico frutto di un incrocio genetico tra Bernanke e Greenspan, suo più famoso predecessore alla presidenza della Federal Reserve), non rimaneva che stampare moneta per "rivitalizzare" i mercati. E' quanto farà secondo l'annuncio dato ieri di voler acquistare 300 miliardi di dollari in titoli del Tesoro e ulteriori 750 miliardi in titoli garantiti da mutui.

Dopo una prima reazione positiva oggi Wall Street risponde con il rosso.

Gli analisti parlano di paure su un possibile balzo dell'inflazione nel lungo termine a causa delle decisioni della Fed. "Non si tratta soltanto di quanto altro possano mettere in atto, ma delle conseguenze che tutte le loro manovre avranno", dice Alan Lancz, presidente di una società di consulenza sugli investimenti con base in Ohio. (Reuters)


Come dire, le autorità finanziarie stanno facendo tutto e il contrario di tutto, dando l'impressione di non saper più che pesci prendere per salvare un sistema ormai inesorabilmente fallito. Anche le Borse, a volte, seguono una loro logica razionale.

C'è comunque chi, nella follia generale, conserva ancora un pò di lucidità:

The inflation part is a leap of faith. If inflation is driven by the so-called “output gap,” i.e., how far the US economy is below potential output, then prices will not increase much, the yield curve steepens moderately, and banks make out like bandits (it’s just an expression).

But if the whole world is moving more into an emerging market-type situation then (a) inflation expectations become deanchored (central bank jargon for “really scary”), (b) potential output falls as we massively deleverage, and (b) people move increasingly into alternative assets - storable commodities spring to mind - and we get some serious inflation.

If oil prices jump, then we have an even bigger inflation problem. Oil is not storable, supposedly. But if you can explain to me exactly why oil prices rose as they did during the first part of 2008, despite the slowing global economy, I might be greatly reassured that we are not heading immediately into a runaway inflation spiral.


Si, potremmo sentirci tutti più rassicurati, soprattutto se i pompieri chiamati a spegnere l'incendio non fossero gli stessi che hanno appiccato il fuoco e non cercassero di salvare solo i banchieri.

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Wednesday, March 18, 2009

Mentre Palazzo Cordusio brucia a Piazza Affari si stappa Champagne

Mentre una borsa impazzita festeggia gli utili di Unicredit "sopra le attese" (il titolo ha toccato quasi un +20%), arrivano nella stessa giornata notizie deprimenti per il gruppo di Alessandro Profumo, benché il mercato e i politici della maggioranza e dell'opposizione, senza distinzione di colori, vogliono continuare a vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto, credendo alla favoletta che le nostre banche sono le più solide al mondo.

Ha iniziato ieri Bloomberg con un report sull'esposizione di Unicredit nell'europa orientale sottolineando come un decennio di espansione, che ha visto più di 65 miliardi di dollari di acquisizioni in operazioni che si estendono dalla Polonia al Kazakistan stia allarmando gli analisti che prevedono un default dei prestiti in quei paesi dell'est, dove la banca ha concentrato la sua crescita. Bloomberg ricordava anche che Unicredit ha perso il 76 per cento del suo valore di borsa negli ultimi 12 mesi, il secondo più grande calo tra le banche italiane.

Poi è arrivata la dichiarazione di questa mattina che parla di utili sopra le attese, sorvolando sul fatto che la banca ha subìto comunque un calo dei profitti del 57 per cento nel quarto trimestre. In compenso, sempre questa mattina, Unicredit ci ha informato anche che sta programmando di chiedere 4 miliardi di euro in aiuti di Stato. In verità i risultati non sono stati così male rispetto alle previsioni degli analisti ma i risultati si riferiscono al 2008, che, come il gruppo bancario ha detto nella sua dichiarazione, era ancora un "anno molto buono" in Europa orientale. Il 2009 promette di essere molto peggio, e il 2010?

Infine il colpo di grazia. HVB group, la divisione tedesca di Unicredit, ha annunciato questa mattina una perdita di 671 milioni di euro nel 2008 a causa di svalutazioni su investimenti e maggiori accantonamenti per crediti a rischio . Secondo HVB i risultati commerciali sono "gravemente colpiti dalla estrema turbolenze di mercato intensificatesi nel corso del quarto trimestre del 2008".

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E vissero tutti felici e contenti

E' iniziata la favola dei "conti migliori del previsto" e dei bilanci con "utili sopra le attese". Era scritto nel copione di questa crisi che nell'orgia di dati negativi i maggiori responsabili della tempesta perfetta cercassero di confondere le acque e di illudere i mercati con falsi segnali di ripresa. Siamo ormai all'inganno istituzionalizzato e anche questo è un segnale di come finanza e politica continuino a sottovalutare il morbo che avvolge con la sua ombra tutto il pianeta.

Hanno cominciato oltreoceano Citi, BofA, Wells Fargo, JPMorgan che, fino al giorno prima sull'orlo del baratro, dopo aver inghiottito come idrovore centinaia di miliardi dei cittadini americani, al solo sentir parlare di nazionalizzazioni e blocco dei superbonus ai top manager, si sono alzate dal letto di morte per saltellare come vispe Terese salvo però non dichiarare perdite, titoli tossici e svalutazioni che hanno in corpo.

Qui da noi in attesa che i prefetti decidano a chi erogare il credito, rendendo superfluo pagare lo stipendio non solo ai top manager delle banche ma persino ai Direttori di Agenzia, Unicredit dichiara ovviamente un utile 2008 "sopra le attese" e propone "un dividendo in azioni di nuova emissione rivenienti da un aumento di capitale gratuito da attuarsi mediante imputazione di riserve disponibili". Già proprio così: finchè c'è musica si continua a ballare.

Monte Paschi Siena invece, per dare il contentino alla fondazione ed ai senesi, pagherà, a quanto sembra, un mini-dividendo. Tanto, per tappare le falle ci sarà sempre tempo e modo, con i Tremonti Bond. Tempo che non era più a disposizione di Banco Popolare che ha dovuto bussare con il cappello in mano alla porta di Tremonti per chiedere oltre un miliardo di euro per salvare Italease. Prima reazione del mercato negativa e Moody’s ha messo i rating del Banco sotto osservazione.

Tocca al Fondo Monetario Internazionale richiamare tutti, banche pronte al falso in bilancio, borse schizofreniche, premier disperati e presidenti di confindustria che vedono soldi veri, alla dura e cruda realtà. Il Fondo pubblicherà domani nuove stime sulla crescita dell'economia globale e dei principali paesi del G20 per il 2009 e il 2010. Le nuove stime rifletteranno il peggioramento delle prospettive registrato nel corso delle ultime settimane. La crisi sarà lunga e finirà, certo, ma sarà a lieto fine?

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Monday, March 16, 2009

Fumo di Londra

Marco Sarli descrive molto crudamente quel che sarebbe accaduto se avessero prevalso i fondamentalisti del mercato e le politiche liberiste succedutesi negli Stati Uniti negli ultimi 15 anni, dopo il blocco della liquidità dell 7 Agosto 2007, data di nascita della tempesta perfetta, e dopo il terremoto finanziario di metà Settembre 2008 (fallimento Lehman Brothers): il sistema finanziario statunitense, ma con esso quello di tutto il mondo, non esisterebbe più se non ci fosse stato l'intervento dei governi centrali. Ma

Sbaglieremmo in tanti se ci illudessimo che la tempesta perfetta stia attribuendo realmente più potere agli esecutivi, sino al punto da consentire agli uomini che governano pro tempore i loro rispettivi paesi di ‘mettere sotto’ la sovranità degli Stati le entità economiche e finanziarie di maggiori dimensioni, dalle quali spesso peraltro provengono parte dei banchieri centrali e degli stessi governanti, così come sarebbe profondamente illusorio ritenere che questa ipotetica sottomissione possa realizzarsi attraverso un nuovo sistema di regole o l’individuazione di un nuovo ordine economico mondiale.


Ecco perchè il meeting dei G20 di Londra è destinato al fallimento e gli economisti ed osservatori più attenti sono scettici su una ripresa a breve dell'economia. Come ammonisce Roubini stiamo andando verso una terribile recessione a forma di L (ora siamo ancora nella fase di discesa ma una volta toccato il fondo ci aspetta una lunga, piatta e profonda crisi di stagnazione, se non volete chiamarla depressione), e che per questo gli sforzi dei governi fatti a livello globale sono ancora del tutto insufficienti.

Tutti i media sono dominati da una visione semplificata dei problemi che frenano un'azione coordinata a livello mondiale. Sembrerebbe che la divisione sia tra gli Stati Uniti che premono per un più forte stimolo economico (un +2 per cento di spesa extra per ciascun paese sotto il monitoraggio del Fondo monetario) e i paesi Europei che vorrebbero regole più stringenti per i mercati finanziari.

In realtà entrambi hanno torto o, meglio, pur avendo ragione, incontreranno degli ostacoli insormontabili che faranno fallire i loro sforzi.

Primo perchè è ormai troppo tardi in quanto il terremoto finanziario e il crollo dello scorso Settembre hanno ridotto le risorse da mettere in campo e ben pochi paesi oggi si possono permettere politiche di spesa o di tagli fiscali.

Secondo perchè è assolutamente velleitario, come ha dimostrato l'impotenza dell'amministrazione americana di fronte a Wall Street, mettere il guinzaglio ad una finanza che con la globalizzazione è diventata sempre più invasiva e politicamente potente: Stati, nazioni, governi, economie, sono oggi nelle mani della finanza. L'umanità è ostaggio della finanza.

Terzo perchè i politici continuano a ripetere il ritornello "Abbiamo di fronte un problema globale che ha bisogno di una soluzione globale" ma in realtà c'è chi ha più problemi di altri: in questo 2009 i problemi più pressanti non sono tanto quelli globali quanto quelli Europei.

Negli anni 90' molti dei paesi dell'est e del centro Europa si sono avventurati, spinti da Bruxelles, sulla strada rischiosa di una forte crescita attraverso l'indebitamento. Venne detto loro che potevano importare più di quanto esportassero perchè la differenza sarebbe stata finanziata dai capitali che sarebbero arrivati dall'Europa dell'Ovest. Questo è stato vero per un pò, finchè per le banche e gli imprenditori c'era da guadagnare, ma ora il crack incombente sull'Europa Orientale minaccia di trascinare nel baratro alcune banche austriache, greche e italiane.

Non appena l'Est Europa è precipitato nella crisi la risposta dell'Ovest è stato un ulteriore cattivo consiglio. A paesi con il cambio fisso, come la Lettonia, è stato detto di tagliare i salari e i prezzi del 20-30 per cento, piuttosto che svalutare la loro moneta. Non importa che questa risposta sia politicamente un suicidio e sbagliato economicamente: Bruxelles considera questa soluzione migliore per le banche occidentali esposte al default di quei paesi.

Ma c'è di più. Il crollo del mercato immobiliare in Irlanda, Spagna e Gran Bretagna ha peggiorato i bilanci delle banche già danneggiati dalle perdite subite nel casinò a cielo aperto del mercato americano dei mutui. Inoltre il settore finanziario sta contraendosi, portando a significativi tagli occupazionali soprattutto in Gran Bretagna e Svizzera.

E se in America i maggiori gruppi bancari sono "troppo grandi per fallire" e finora, con l'incomprensibile eccezione di Lehman Brothers, sono stati salvati a suon di centinaia di miliardi, in Europa le banche potrebbero essere "troppo grandi per essere salvate", superando i bilanci di alcune i bilanci degli Stati dove esse hanno sede.

I paesi europei hanno di fronte due tipi di futuro. Da una parte i paesi che hanno ancora un'autonomia monetaria, come la Gran Bretagna, potrebbero manovrare sui cambi stampando moneta e facendo crescere l'inflazione, e questa sarebbe la peggiore delle alternative. Dall'altra i paesi dell'eurozona vedono le proprie economie rallentare paurosamente, le banche indebolirsi, i bilanci pubblici ridursi e le politiche monetarie accentrate nelle mani della BCE.

Questi paesi affrontano la prospettiva di una caduta dei salari e dei prezzi. La maggior parte dei banchieri centrali inorridirebbero di fronte a questa deflazione che minaccia di causare la bancarotta e una ancor più profonda depressione, ma l'ineffabile Jean-Claude Trichet, presidente della Banca Centrale Europea, sembra salutare positivamente questo sviluppo, come sta avvenendo in Irlanda.

La vera agenda dei G20 dovrebbe essere quella di salvare l'Europa da se stessa, ma purtroppo, come abbiamo già detto in un altro post, i governi d'Europa non si rendono conto della gravità della crisi e delle sue profonde conseguenze. "Sono convinti ognuno di stare meglio e di poter subire meno danni dell'altro dall'incombente crack finanziario dei paesi dell'Est europeo, e magari anche di guadagnarci qualche vantaggio."

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Sunday, March 15, 2009

Il (ri)tornello del ministro

Il ministro Brunetta esorta a farsela finita con gli allarmismi: «Il peggio è passato. La ripresa è vicina». Le stesse parole che pronunciò a Porta a Porta, disegnando improbabili grafici alla lavagna, all'inizio della scorsa estate. Prepariamo l'ombrello.

Della serie "L'Italia ne uscirà meglio degli altri paesi"

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Friday, March 13, 2009

Premio di consolazione

Royal Bank of Scotland ha molte ragioni di doversi pentire per la sua partecipazione all'offerta da 71 miliardi di euro per lo "spezzatino" di ABN Amro nel 2007. Quell'operazione infatti ha contribuito non poco a creare il buco di 26 miliardi di euro di perdite nel 2008, il peggior risultato nella storia finanziaria della Gran Bretagna.

Oggi però può consolarsi, se vale qualcosa, con la medaglia d'argento, dietro Goldman Sachs, e il primo posto in Europa, nel Premio (vedi classifica) che ogni anno il Financial Times assegna ai broker le cui raccomandazioni “buy”, “hold” e “sell” siano risultate le più redditizie, grazie proprio, ironia della sorte, ai consigli offerti alla propria clientela dal team della divisione titoli di ABN Amro nel corso del 2008.

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Problemi informatici

Leggiamo da un comunicato, datato 12 marzo, delle organizzazioni sindacali della Nuova Banca Antonveneta, gruppo Monte Paschi Siena:

busta paga: abbiamo nuovamente ribadito alla Delegazione Aziendale che non è più accettabile che la Banca non sia in grado di erogare le giuste retribuzioni ai dipendenti. Il 27 del mese si è da tempo trasformato in una sorta di lotteria dove purtroppo nessuno vince. Non è più ammissibile che ai lavoratori vengano sottratte mensilmente parti importanti del salario in quanto la procedura stipendi non è in grado di “catturare” indennità di sostituzione, di mansioni superiori, di turno, premi di fedeltà e quant’altro. A questo punto non ci sono più giustificazioni! L’Azienda non può non assolvere compiutamente la sua principale obbligazione verso i lavoratori, e quindi deve mettere in campo ogni soluzione possibile, non escluso il caricamento manuale dei dati e/o anticipazioni, atte a superare definitivamente il problema.


Una Banca che fa Banca dal 1472 non dovrebbe sentirsi a disagio nel rinverdire l'epoca dei monaci amanuensi.



SECONDA PARTE

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A ognuno il suo

Sfuggito miracolosamente alla maledizione di Groenink (la scalata ad ABN Amro, fatale per Fortis e RBS mentre Santander si è salvata per le penne rifilando per 9 miliardi di euro un asset - Banca Antonveneta, che si è svalutato in pochi mesi del 50% - al Monte Paschi Siena) il Chief Executive della Barclays, John Varley, deve ora fare comunque i salti mortali per evitare la nazionalizzazione e quindi la triste sorte capitata alle concorrenti Lloyds Bank e Royal Bank of Scotland.

Servono, secondo gli analisti del Credit Suisse, non meno di 8 miliardi di sterline per assicurare circa 80 miliardi di asset a rischio. Varley ha giurato che eviterà ad ogni costo la nazionalizzazione ma, volente o nolente, oggi deve scegliere tra due mali: vendere azioni al governo di Sua Maestà o svendere alcuni degli asset più redditizi. Per sua sfortuna e per fortuna dei contribuenti inglesi il primo ministro britannico non si chiama Gordon Bermonti.

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Il gioco di Ponzi

Dai domiciliari a casa, Bernie Madoff, autore della più colossale truffa di tutti i tempi (si parla di oltre 60 miliardi di dollari), è finito in prigione, in attesa del processo in cui rischia una condanna fino a 150 anni di galera. Ma la sua vicenda personale si intreccia con la nostra storia e i tempi di crisi sistemica che stiamo vivendo e dovrebbe farci riflettere. Cosa ne pensa il guru dell'economia Nouriel Roubini di questa vicenda? Cosa simboleggia? La sua risposta in questa intervista:

Gli americani sono vissuti in una bolla economica di Madoff e Ponzi per un decennio ed anche oltre. Madoff è lo specchio dell’economia americana e dei suoi superindebitati rappresentanti: un castello di carte di debiti su debiti costruito da famiglie, imprese finanziarie ed aziende che ora è crollato.

Quando di vostro non investite nulla sulla vostra casa e di conseguenza non avete nessuna partecipazione azionaria sulla casa, il vostro indebitamento è praticamente infinito e state giocando il gioco di Ponzi.

E anche la banca che vi ha fatto un prestito a interessi zero, un falso prestito NINJA (No Income, No Jobs and Assets - fatto cioè senza alcuna garanzia di reddito, occupazione o patrimonio) con solo interessi iniziali con ammortamento negativo e un tasso irrisorio di partenza, stava giocando il gioco di Ponzi.

E anche le società di equity che in questi ultimi anni hanno fatto a debito oltre mille miliardi di Leveraged Buyout, per guadagnare fino a 10 volte tanto o anche di più, erano società Ponzi che giocavano il gioco di Ponzi.

Un governo che emetterà migliaia di miliardi di dollari di nuovo debito per pagare i costi di questa grave recessione e socializzare perdite private può rischiare di diventare un governo Ponzi se - nel medio termine - non ritorna alla disciplina fiscale e alla sostenibilità del debito.

Un paese che - per oltre 25 anni - ha speso più del proprio reddito e così facendo ha segnato una serie senza fine di deficit delle partite correnti ed è diventato il più grande debitore estero netto del mondo (con passività estere nette che probabilmente supereranno i tremila miliardi di dollari alla fine di quest’anno) è anche un paese Ponzi che finirà col fare default sul proprio debito estero se non riuscirà - nel corso del tempo - a stringere la cinghia ed iniziare ad avere più piccoli deficit delle partite correnti ed effettivi surplus nella bilancia commerciale.

Ogni volta che consumate persistentemente più del vostro reddito, anno dopo anno (una famiglia con risparmi negativi, un governo con deficit di bilancio, un’azienda o una istituzione finanziaria con persistenti perdite, un paese con deficit di partite correnti) state giocando il gioco di Ponzi; nel linguaggio formale dell'economia non state soddisfacendo il vostro budget a lungo termine se vi indebitate per finanziare il tasso di interesse sul debito precedente e state quindi seguendo una insostenibile dinamica del debito (il valore di sconto del vostro debito cresce senza limite in termini di valore attuale netto se il debito cresce più velocemente del tasso di interesse su di esso) che alla fine conduce alla definitiva insolvenza.

Secondo Minsky e secondo la teoria economica i soggetti che si muovono secondo lo schema Ponzi (famiglie, imprese e banche) sono quelli che hanno bisogno di indebitarsi di più per rimborsare il capitale e gli interessi del loro precedente debito, ossia i "Ponzi mutuatari" di Minsky non riescono a rimborsare né gli interessi né il capitale relativi ai loro debiti. Sono chiamati "Ponzi mutuatari" in quanto hanno persistentemente bisogno di un aumento dei prezzi dei beni sui quali hanno investito per mantenere il rifinanziamento del loro debito.

Secondo questo modello le famiglie americane, la cui media di indebitamento rispetto al reddito è passata dal 65 per cento di 15 anni fa al 100 per cento del 2000 e al 135 per cento di oggi, stavano giocando il gioco di Ponzi.

E un'economia in cui il rapporto debito/PIL (di famiglie, imprese e società finanziarie) è ora al 350 per cento è una Madoff Ponzi economia. Ed ora che il valore delle case è sceso del 20% e si ridurrà di un altro 20% prima di toccare il fondo e ora che i prezzi azionari sono scesi di oltre il 50% (e possono scendere ulteriormente) usando le case come fossero bancomat e indebitandosi per finanziare il Ponzi-consumo tutto questo non è più sostenibile. La festa è finita per le famiglie, le banche e per le le imprese non bancarie.

L'esplosione della bolla immobiliare e della bolla azionaria e della bolla degli hedge fund e della bolla dei private equity ha mostrato che la maggior parte del "patrimonio" che ha sostenuto il massiccio indebitamento e la spesa eccessiva degli agenti in economia era una bolla di falsa ricchezza, ora che queste bolle sono scoppiate è chiaro che l'imperatore non aveva vestiti e che noi siamo l'imperatore nudo. Una crescente alta marea della bolla nascondeva il fatto che la maggior parte degli Americani vi stava nuotando nuda; e lo scoppio della bolla ha rappresentato la bassa marea che ha mostrato chi era nudo.

Madoff può ora passare il resto della propria vita in carcere. Le famiglie, le imprese finanziarie e non finanziarie ed il governo possono consumare la prossima generazione nella prigione del debitore dovendo stringere la cinghia per pagare le perdite inflitte da un decennio e più di spregiudicata leva finanziaria, super consumo ed assunzione di rischio.

Americani, guardiamoci allo specchio: Madoff siamo noi e il signor Ponzi siamo noi!

Nouriel Roubini

E noi italiani crediamo davvero di essere tanto differenti dagli americani e più furbi di loro? Alla fine anche nel nostro paese vedremo chi nuotava nudo? C'è speranza in un paese dove quando lo Stato è incapace di far rispettare le regole l'unica soluzione sembra essere sempre quella di abolirle?

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Thursday, March 12, 2009

L'imbroglio dei Tremonti Bond

Quando si tratta di Tremonti, la realtà supera sempre la nostra più fervida immaginazione ed è quanto si è costretti ad ammettere, per l'ennesima volta, leggendo il decreto del ministro pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7-3-2009, scaricabile da questo link.

Come sottolinea Paolo Barrai su Mercato Libero, i cosiddetti Tremonti Bond, apparentemente cari, rappresentano invece per le banche una grandissima occasione per prendere i soldi dei cittadini italiani a costo zero.

Infatti tali titoli sono obbligazioni subordinate, equiparabili alle azioni ordinarie. Ovvero non danno diritto alla cedola se il bilancio della banca non è in utile e inoltre le cedole perse in un anno non sono recuperabili nell'anno successivo.

Ma c'è qualcosa di più. L'allegato al decreto del ministro recita infatti così:

I Titoli hanno lo stesso grado di subordinazione delle azioni ordinarie anche in continuità d'impresa secondo i seguenti termini:
- le perdite che riducono il coefficiente patrimoniale di vigilanza complessivo fino all’8 per cento sono assorbite interamente dal capitale sociale e dalle riserve;
- le perdite che riducono il coefficiente patrimoniale di vigilanza complessivo al di sotto dell’8 per cento sono assorbite nella medesima proporzione dai Titoli e dalla somma di capitale sociale e riserve.

Tale grado di subordinazione si sostanzia in una modifica del Valore Nominale Iniziale nei termini seguenti:
- se il coefficiente patrimoniale di vigilanza complessivo si riduce al di sotto dell’8 per cento per effetto di perdite, il Valore Nominale dei Titoli è ridotto in proporzione (i.e., se il coefficiente patrimoniale di vigilanza si riduce al 4 per cento, il valore nominale verrà ridotto del 50%);
- il Valore Nominale dei Titoli così ridotto è incrementato con i successivi utili netti nella medesima proporzione in cui si incrementa il patrimonio netto per effetto degli stessi utili netti, fino a concorrenza del Valore Nominale Iniziale.


Inoltre "Gli Interessi non pagati non sono cumulabili e, pertanto, se non pagati, si intendono definitivamente persi" e "gli interessi sono corrisposti solo in presenza di Utili Distribuibili ed entro i limiti degli stessi".

Infine, dulcis in fundo: "Gli interessi e i dividendi – a qualunque titolo – sulle azioni ordinarie non possono essere corrisposti quando l’Emittente ha un coefficiente patrimoniale di vigilanza complessivo pari o inferiore all’8 per cento per effetto di perdite."

A queste condizioni, diventa pertanto più che credibile l'ipotetico finale disegnato da Mercato Libero:

1) I bilanci 2009 e 2010 delle banche italiane che ricorreranno alle obbligazioni di Tremonti chiuderanno in rosso grazie a svalutazioni che invece dovrebbero competere al 2008.

2) Le banche quindi non pagheranno interessi al governo per i prossimi due anni. Ovvero i soldi dei cittadini verranno usati per salvare le banche senza remunerazione alcuna. Un costo insopportabile per il cittadino. Fra l'altro i managers e i potentati bancari rimarranno saldamente al potere.

3) Se in futuro le banche cominceranno a fare profitti, saremo in un contesto iperinflattivo, con tassi d'interesse abbondantemente più alti del 7,5% che dovranno pagare al governo.

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A volte anche i ricchi piangono

Non ci crederete ma la crisi colpisce duramente anche loro. Sì, i miliardari che, secondo la rivista americana Forbes, si sono ridotti di numero e sono diventati più poveri, anche se non hanno ancora il problema di arrivare alla fine del mese come tutti noi comuni mortali.

Ad inizio 2009 i paperoni sarebbero scesi dai 1.125 dell'anno scorso a soli 793, una flessione del 30%, mentre le loro ricchezze si sono ridotte del 46% da 3.800 miliardi di dollari a 2.400 miliardi. Ben 1.400 miliardi bruciati dalla crisi economica! La media procapite però è scesa a 3 miliardi, solo il 23% in meno rispetto al 2008.

A guidare la classifica sempre loro due, Bill Gates e il finanziere Warren Buffet, rispettivamente con 40 e 37 miliardi di dollari. In buona posizione anche Silvio Berlusconi che con la 70esima posizione e nonostante i suoi 6 miliardi e mezzo perde però lo scettro di primo degli italiani a vantaggio del padre della Nutella, Michele Ferrero, al 40° posto: purtroppo per lui Mediaset ha perso il 30% del suo valore e Mediolanum il 25% nel corso del 2008, performances pur sempre non così negative come quelle di tanti miliardari oggi in bolletta.

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Wednesday, March 11, 2009

Monte Paschi Siena, ovviamente

L'organo di stampa non ufficiale del Monte Paschi Siena ha diffuso pochi giorni fa l'ultimo bollettino di guerra del gruppo bancario acquartierato in Rocca Salimbeni. A richiesta, e quindi in ritardo, me ne occupo benchè lo consideri, a parte l'allusione al minidividendo, solo come una fonte di non-notizie.

Abbiamo così appreso che il piano industriale al 2011 secondo il presidente Mussari è "ancora credibile". Come dire che il malato respira ancora. Un'eventuale revisione del piano spetterà al prossimo consiglio. Il Cda è infatti in scadenza con l'assemblea di approvazione del bilancio in aprile.

Difendendo la solidità della banca che "è il bene principale e dentro troveremo le forme per dare soddisfazione agli azionisti quando la struttura avrà definito i numeri", (cosa vuol dire, che comunque sarà pagato un dividendo, magari ridotto?) Mussari, sull' assemblea di aprile, si è limitato a dire che il consiglio uscente "lascerà una banca sufficientemente solida per affrontare l'anno che verrà". A prova di rischio sismico?

Sui numeri del gruppo si è sbilanciato di più il direttore generale, Antonio Vigni, che ha rivelato come la raccolta degli impegni del Monte dei Paschi di Siena sia cresciuta anche a gennaio: "le richieste di finanziamento sono aumentate del 2-3% (però la media delle banche italiane - dati ABI - è +4%) sullo stesso periodo dello scorso anno, anche se c'è stato un decremento rispetto a settembre quando crescevano del 6-7%". Da parte di Mps quindi non c'è "un restringimento del credito, anche se la domanda cala". Insomma è nato prima l'uovo o la gallina?

A proposito invece della vendita dei 150 sportelli per obbligo Antitrust, il Monte dei Paschi, dopo la proroga di alcuni mesi concessa dall'Autorità presieduta da Antonio Catricalà, "ha in corso discussioni anche con qualcun altro. Continuiamo le discussioni: abbiamo già detto che i prezzi non ci sembravano congrui, continuiamo a lavorare", ha rimarcato Mussari. Insomma "solo chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo", stante che la crisi tenderà ancora a far abbassare i valori di mercato nel corso del 2009.

Oltre agli sportelli il piano di dismissione di asset prevede anche la ricerca di un partner a cui cedere la maggioranza di una newco per gli immobili strumentali. Quelli del Monte dei Paschi hanno un valore di 1,5 miliardi ai quali si aggiungono gli immobili di Antonveneta per altri 700 milioni (ai valori di carico o a quelli di mercato?). "Per gli immobili stiamo lavorando a una soluzione. Spero a breve si possa comunicare", ha specificato Mussari. "E' un altro pezzo del nostro piano oltre gli sportelli, per il resto è tutto completato". Di questi tempi la speranza è l'ultima a morire.

Il presidente di Mps ha infine speso qualche parola in merito ai Tremonti bond: "uno strumento utile ed efficace che servirà all'economia italiana per superare l'attuale fase difficile". Formula di rito accompagnata ovviamente dalla parola d'ordine "aspettare", anche perchè potrebbe essere comunque considerato disdicevole pagare il minidividendo con i soldi presi a prestito da Tremonti. Intanto ha guardato già al possibile rimborso grazie alla cessione degli ultimi gioielli di famiglia: "abbiamo un piano di dismissioni in corso e il risultato potrà essere utile a rimborsare in tutto o in parte quello strumento".

Mentre si raschia il fondo del barile, in Borsa ieri il titolo Mps ha vissuto momenti di gloria chiudendo in rimbalzo a ben 84 centesimi. "Non si può non essere preoccupati per l'andamento delle Borse. Non siamo adeguatamente valutati, non solo noi ovviamente", ha commentato Mussari. Ovviamente invece la Borsa ha ragione e anche questo è stato già scritto (leggi i primi due post della nuova pagina).

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Il Dr.Doom colpisce ancora

Il Dr.Doom, alias Nouriel Roubini, l'uomo che predisse l'attuale crisi finanziaria, in un'intervista rilasciata al canale CNBC prevede che la recessione negli Stati Uniti potrebbe trascinarsi per anni se mancherà un'azione risoluta. Ma che altro ha detto il guru dell'economia, professore alla New York University's Stern School of Business? Lasciamo direttamente a lui la parola.





Siamo nel 15esimo mese di recessione e durerà per altri 21. La crescita è prossima allo zero e il tasso di disoccupazione arriverà oltre il 10% l'anno prossimo. E non c'è nessuna speranza che la recessione finisca entro il 2009 mentre più che probabilmente continuerà per quasi tutto il 2010.

Il rischio di un totale collasso per ora è stato scongiurato ma l'economia sta andando incontro alla fine con migliaia di tagli, mentre la maggior parte delle istituzioni finanziarie americane sono del tutto insolventi. La prospettiva di mercato più favorevole per le banche è la loro nazionalizzazione: un'acquisizione temporanea, ripulirle e rimetterle di nuovo in attività.

Riguardo la lamentela che il Tesoro non potrebbe legalmente acquisire le banche, Roubini risponde che la maggior parte delle banche sono già nelle mani del governo e che il governo potrebbe metterle sotto amministrazione controllata nel caso fosse necessario.

Prima dell'intervista Roubini aveva parlato ad una conferenza durante la quale ha detto che le perdite complessive potrebbero arrivare a 3.600 miliardi di dollari, di cui la metà originati dalle banche o comunque da operatori bancari e l'altra metà, tra gli altri, da hedge fund e fondi pensione.

Se il Pil USA il prossimo anno potrebbe scendere a zero, il Pil mondiale potrebbe addirittura declinare in territorio negativo. Con una recessione di 36 mesi esiste la possibilità di una quasi stagnazione, o vicina a una depressione, a L, anzichè una semplice pesante recessione a U.

La caduta dei consumi insieme ad altri dati negativi rafforzano la spirale deflattiva, contribuendo a peggiorare la situazione. Se uno si aspetta che i prezzi domani siano più bassi perchè dovrebbe comprare oggi? E' più facile interrompere un ciclo inflattivo che uno deflazionario e mentre un anno di deflazione può andare bene, tempi più lunghi sarebbero un vero disastro.

Perciò, cosa può fare il governo? La parte facile è abbassare i tassi d'interesse e comprare gli asset tossici. La parte difficile sarà come affrontare il problema delle case. Il mercato immobiliare, al pari di una società in bancarotta che si debba ristrutturare, ha bisogno di una riduzione del debito. Piuttosto che rivedere i mutui uno per uno bisognerebbe "rompere" ogni contratto. Il pacchetto di 800 miliardi di Obama non basta, anche perché composto da 200 miliardi di tagli d’imposta che sono uno spreco di denaro.


In conclusione, come direbbe Vergassola, c'è una luce in fondo al tunnel? Si, risponde Roubini ma prima di veder migliorare la situazione la vedremo peggiorare. Nel 2009 non possiamo escludere rimbalzi favorevoli sui corsi azionari all’interno di un trend negativo ma quelli che vedono un recupero nella seconda metà dell'anno sono degli illusi. Infatti, secondo i calcoli del Dr.Doom, potremmo vedere lo S&P 500 a 500 punti e il Dow Jones a 5.000.

Nota:
Quella proposta è l'intervista rilasciata alla rete televisiva. Chi è interessato alle registrazioni che coprono anche la conferenza di Roubini può visionare i relativi video a questi link:

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Tuesday, March 10, 2009

Bond, con licenza di uccidere

Il Banco Popolare ha reso noto di aver presentato al ministero dell'Economia e delle Finanze ed alla Banca d'Italia istanza per l'emissione degli strumenti finanziari di patrimonializzazione previsti dall'articolo 12 del decreto legge 185/08 (Tremonti-bond). Il Consigliere Delegato Pier Francesco Saviotti ha dichiarato che si tratta di: "un’operazione opportuna che, anche in chiave prospettica, assicurerà una patrimonializzazione adeguata al Gruppo, consentendo di rafforzare il sostegno alle famiglie ed alle Piccole e Medie Imprese sui territori di radicamento, in linea con la vocazione storica delle proprie banche".

A meno che non vada a finire come con la cartolarizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato, di cui parlo oggi in altro articolo, Giulio Tremonti 007 fa così la sua prima vittima tra le banche, costringendo alla resa quella che per la verità se la passa meno peggio, quanto a patrimonializzazione. Sull'argomento ho scritto abbastanza in precedenti post, per cui non mi ripeto, ma vi segnalo questo articolo, tecnico ma che merita di spenderci un pò di tempo ed attenzione.

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La finanza creativa di Tremonti scip

Quella che il ministro Tremonti nel 2002 definì "la più grande cartolarizzazione immobiliare fatta da uno Stato europeo" è ingloriosamente finita con un buco di un miliardo e 700 milioni che sarà pagato dall'INPS e da altri enti previdenziali. Ma intanto c'è chi sull'operazione ha guadagnato parecchio. A parte gli inquilini eccellenti che sono riusciti a mettere le mani su appartamenti di gran pregio a prezzi talvolta scontatissimi, i veri miracolati vanno cercati tra le banche.

Potete continuare a leggere l'articolo qui

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Monday, March 09, 2009

Sull'orlo del baratro

John McCain, l'avversario di Barack Obama nella corsa alla Casa Bianca, critica il piano del governo americano per il salvataggio delle grandi banche statunitensi. «Penso che debba essere presa una decisione difficile e credo che questa decisione sia di lasciar fallire alcune banche», ha dichiarato a Fox News Sunday.

Che McCain non capisse assolutamente nulla di economia era risaputo e gli americani e il mondo intero devono ringraziare il cielo che non abbia avuto la possibilità di portare a termine l'opera di distruzione iniziata da George W. Bush lasciando fallire la Lehman Brothers. Il problema è che il governo sembra non avere ancora le idee chiare ed ogni giorno c'è qualcuno che sforna un nuovo improbabile piano.

I tentennamenti di Geithner, Segretario del Tesoro di Obama, alla fine, potrebbero determinare purtroppo proprio quanto follemente auspicato da McCain. Nel qual caso le conseguenze farebbero sicuramente rimpiangere i tempi della Grande Depressione.

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Le vacche di Silvio

La macchina propagandistica del governo spara ogni giorno bordate di provvedimenti, raffiche di miliardi di euro che sembrerebbero trasformare l'Italia in un cantiere aperto. Qualcuno ha provato a tenerne il conto e il quadro che ne esce ricorda la vecchia storiella delle vacche di Mussolini spostate di stalla in stalla.

La realtà è che, nonostante i proclami, di investimenti veri, di stimoli economici immediati e idonei a combattere la recessione non c'è quasi nulla e, tra i tanti record negativi, ora abbiamo anche quello, tra i paesi del G20, di destinare alle misure anti-crisi, ultimi davanti alla Turchia, solo lo 0,2% del Pil.

Così, tra uno spot e l'altro, l'Italia affonda, mentre il duo Bermonti continua a suonare.

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Saturday, March 07, 2009

Nazionalizzare o non nazionalizzare, non è questo il problema

Forse tra qualche settimana il dibattito, ancora molto acceso, sulla nazionalizzazione delle banche americane potrebbe essere archiviato come un reperto archeologico. Mentre economisti, politici e autorevoli firme dei quotidiani economici, di quà e di là dell'Atlantico, discutono della forma, nessuno di loro si preoccupa della sostanza, e cioè che se non c'è un immediato intervento pubblico, nelle prossime settimane, prima Citigroup e poi, a ruota, Bank of America e anche JP Morgan potrebbero esalare il loro ultimo respiro.

At Wednesday’s close, the junior subordinated debt of Citigroup (for example debt underlying the Citigroup XV 6.5 per cent Enhanced Trust Preferred Securities) yielded 27.6 per cent, and similar securities at many other large US banks yield high double digit amounts.


Altro che bond Argentini! Per quale ragione con tali rendimenti sul debito un depositante di una di quelle banche non dovrebbe preoccuparsi e ritirare i suoi risparmi spostandoli in una banca più sicura, mentre aspetta che esca l'ultimissimo piano del governo? Se altri clienti seguissero l'esempio, in breve, il panico dilagherebbe e porterebbe al collasso Citigroup e le altre maggiori banche.

Immaginate la reazione a catena che si innescherebbe sui mercati di tutto il mondo. Chiamatelo pure catastrofismo, ma è già successo e vedere tanti continuare a sottovalutare questa crisi e i suoi effetti non mi tranquillizza affatto, anzi. Quando ascoltate Tremonti e Berlusconi rassicuranti promettere che i risparmiatori italiani non perderanno nemmeno un euro, ricordate sempre che avevano fatto la stessa promessa, con le stesse parole, agli azionisti e obbligazionisti di Alitalia!

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La crisi finanziaria in italiano

Friday, March 06, 2009

Bet & Win