Thursday, March 26, 2009

Il piano B

Il piano Geithner è stato vivisezionato in lungo e in largo ma ci sono due o tre aspetti che forse non sono stati sottolineati abbastanza e che determineranno il suo fallimento. Un primo punto lo avevo già evidenziato.

Consideriamo poi due casi di banche "venditrici". Una in cui i titoli illiquidi non incidano significativamente sul bilancio e l'altra in cui invece siano parte consistente dell'attivo.

Nella prima ipotesi la banca tenderà a sbarazzarsi solo dei titoli il cui valore sia prossimo allo zero. In questo caso il meccanismo messo in piedi diventa un gigantesco terno al lotto o se preferiamo un Superenalotto di Ponzi in cui a vincere sarà solo il banco, o meglio la banca che incasserà i soldi dei contribuenti, con il Tesoro che non riavrà indietro i suoi prestiti ma solo carta straccia e gli investitori privati che comunque il loro 15% ce l'avranno rimesso.

Nel secondo caso invece la banca starà molto attenta a liberarsi dei titoli, e quindi a partecipare alla lotteria, per evitare di svalutare il suo attivo e di finire in una situazione di insolvenza.

Una terza problematica è quella toccata da Simon Johnson in un Forum d'eccezione con Brad DeLong, Mark Thoma e Paul Krugman: cosa succede se il piano Geithner fallisce ma fallisce nel senso che le offerte dei compratori sono più basse del prezzo di riserva del venditore con la conseguenza che gli asset tossici non vengono venduti? La vera domanda allora diventa: Geithner e Bernanke hanno pronto, in questo caso, un piano B?

Brad DeLong, moderatamente a favore del piano, sebbene lo ritenga insufficiente, pensa che se il piano fallisce il governo probabilmente sarà nella condizione migliore per andare avanti sulla strada della nazionalizzazione mentre Paul Krugman è fortemente contrario al piano perchè pensa che fallirà e non ci sarà nessun piano B perchè dopo il suo fallimento il governo non avrà più la credibilità politica per chiedere altri soldi al Congresso.

Bene o male che vada sarà comunque uno sperpero di denaro pubblico regalato a Wall Street per prolungare l'agonia di un sistema fallito mentre in sottofondo aumenta il fragore delle presse della Fed che lavorano giorne e notte a stampare miliardi di dollari.

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