Thursday, July 30, 2009

Don Emilio balla il samba

Il Santander, che viene tuttora considerato come uno dei gruppi bancari più solidi del mondo, dopo aver concluso indenne la scalata di Abn Amro, che vedeva in cordata anche Fortis e Royal Bank of Scotland, affondate poi nella tempesta perfetta, oggi sembra cominciare a perdere colpi, tanto che il suo presidente-padrone, Don Emilio Botin, mette in vendita il 15% dei suoi più preziosi gioielli di famiglia, quelli brasiliani.

L'unico vincitore di quella scalata fu il Santander che riuscì con una spesa di 15.6 miliardi dollari ad acquisire l'asset brasiliano di Abn Amro, il Banco Real, e a creare il più grande gruppo bancario in America latina, del valore di 30 miliardi di dollari, fondendolo con Banespa, sua sussidaria sudamericana. Oggi Santander opera in una posizione quasi di monopolio in molti paesi del sud America e fa specie che proprio ora Don Emilio metta in vendita il 15% dei suoi asset, perdendo il completo controllo sul 100% e spalancando la porta di casa alla concorrenza.

Molti commentatori presentano positivamente l'operazione che porterebbe nelle casse di Santander circa 4,5 miliardi di dollari che potrebbero poi permettere a Don Emilio di fare shopping in Sud America. Ma, come fa notare Felix Salmon, Santander ha già un monopolio in Cile, una posizione dominante in Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile, e non ha reali possibilità di quadagnare una quota di mercato in Messico dove i primi due player del paese sono saldamente posizionati. C'è qualche banca andina alla quale Botin potrebbe essere interessato? Forse, ma niente che potrebbe avvicinarsi al valore rappresentato da quel 15%.

One can only conclude that Santander needs this money to shore up its own capital base, and that it’s being done more out of desperation than out of any kind of strategic vision. And if Santander — one of the world’s strongest banks — is desperate for capital, one can only imagine what kind of state our weaker banks are in.

Come non essere d'accordo? Non si può che concludere che Santander ha bisogno di questi soldi per puntellare il proprio capitale di garanzia e che viene fatto più per disperazione che per qualsiasi altro tipo di logica strategica. E se Santander, una delle più solide banche al mondo, è in cerca disperata di capitali, possiamo immaginare in quale stato siano le altre banche.

Labels: , , ,

Thursday, April 30, 2009

Tempi duri per i banchieri

Una folla inferocita di azionisti ha contestato duramente, fuori e dentro il teatro dove si svolgeva l'Assemblea annuale, il Presidente e CEO di Bank of America, Ken Lewis. Un gruppo organizzato ha anche presentato una mozione con la quale si chiedeva che il padre-padrone di BofA rinunciasse almeno alla carica di CEO e si nominasse una figura indipendente. L'inossidabile Ken è passato come un carrarmato sulle critiche, infischiandosene delle urla e delle richieste di dimissioni rivendicando come un merito le operazioni contestate in particolare quelle di acquisizione di Countrywide e Merrill Lynch ma ha dovuto cedere alla fine almeno la poltrona di presidente.

E' andata peggio, qualche giorno fa, all'assemblea di Fortis, dove una fronda di piccoli azionisti fermamente contrari alla cessione di una parte dell'istituto ai francesi di Bnp Paribas ha minacciato seriamente l'esito della riunione. Un grosso gruppo di azionisti si è alzato, avvicinandosi al palco dove si trovavano i dirigenti urlando "Dimissioni!", "Venduti", o "Democrazia" ed alcuni hanno addirittura lanciato documenti, scarpe e monetine e la riunione è stata sospesa. Sequestrate scarpe e monetine l'Assemblea è ripresa più tardi con l'approvazione della cessione a Bnp Paribas nonostante la contestazione degli irriducibili al grido di "Siamo belgi, non siamo francesi".

C'è da capirli oggi i contestatori, ma dove si erano nascosti quando nemmeno due anni fa approvarono il megalomane piano di acquisizione di Abn Amro che costò alla banca belga-olandese oltre 20 miliardi di euro? All'epoca erano impegnati a stendere tappeti di velluto rosso al Presidente ed al CEO, non certo a tirare loro, come avrebbero invece dovuto, scarpe e monetine. La storia si prende sempre le sue rivincite. E' la legge del contrappasso, e qualcuno, anche in Italia, riceverà presto una bella lezione. Indovinate di quale banca e di chi parlo.

Labels: , , , ,

Friday, February 06, 2009

Premiato Consorzio & C.

ABN Amro, già acquisita da Fortis e nazionalizzata dopo il fallimento di quest'ultima, sarebbe in trattativa con Royal Bank of Scotland per ricomprarsi alcuni asset che erano passati alla banca scozzese poco più di un anno fa a seguito della scalata vincente del Consorzio formato da Santander, Fortis e appunto RBS. La banca scozzese aveva speso circa 28 miliardi di euro per l'acquisizione delle attività corporate di ABN Amro ed ora sembrerebbe costretta a svendere per pochi spiccioli alla stessa ABN Amro buona parte di quegli asset, dopo le gravi perdite dichiarate per il 2008 (guarda caso pari sempre a 28 miliardi di euro).

La nemesi di questa vicenda si sta così completando, dando ragione a quei pochi che all'epoca con lungimiranza avevano giudicato il passo fatto dal Consorzio più lungo della gamba. L'unico, per ora, ad essersi salvato, don Emilio Botin, il presidente del Santander, che però ha avuto la fortuna di incontrare dei generosi banchieri italiani che gli hanno fatto incassare con la cessione di Antonveneta il triplo del suo valore e il doppio di quanto speso. Cosicchè può permettersi oggi di chiudere il bilancio 2008 con un utile netto di 8,88 miliardi e di rafforzare i conti con 3.57miliardi di profitti straordinari, la maggior parte dei quali rivenienti dalla cessione delle attività di ABN Amro in Italia.

Labels: , , , , , ,

Friday, January 02, 2009

Il ritorno di Perestroika

Benvenuti! Ritorno dopo quasi quattro anni di assenza. Nel frattempo, in questo quadriennio, abbiamo visto più cose noi di quante tutti gli umani mai immaginavano che potessero avvenire nemmeno in secoli di storia.

Abbiamo assistito alla caduta del governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, e allo smascheramento della banda dei furbetti del quartierino per alcuni dei quali si sono aperte le porte della galera.

Abbiamo partecipato, pieni di speranze, alla vittoria di Abn Amro e a quella che sembrava una svolta epocale nella storia di Antonveneta. Purtroppo si trattava solo di una breve tregua, la crisi covava sotto la cenere e di lì a poco, misconosciuta, sarebbe scoppiata la più grande tempesta finanziaria dalla Grande Depressione.

A presagio ed antipasto dei tempi che ci aspettavano abbiamo vissuto la crisi di Abn Amro e la guerra per la sua conquista. Nella battaglia finale si sono affrontate le corazzate più potenti del mondo, Barclays, Royal Bank of Scotland, Fortis e Santander e infine la Santa Alleanza tra Scozzesi, Spagnoli e belga-olandesi ha avuto la meglio sui parsimoniosi ma lungimiranti inglesi.

Si sono spartiti le spoglie ma hanno potuto godersi solo per breve tempo il bottino. Più furbo di tutti è stato il generalissimo Botin che ha rifilato Antonveneta, a quasi il doppio di quanto l'avesse pagata, ai comunardi di Siena che hanno fatto il peggior affare del secolo e della loro vita e che ne pagheranno a caro prezzo le conseguenze nell'anno che viene.

Come in ogni nemesi storica che si rispetti, dopo lo spezzatino di ABN, sono affondate nella tempesta perfetta Fortis e Royal Bank of Scotland con i loro superbi ammiragli ma persino lo stesso Botin che si vantava di essere uscito indenne dalla crisi finanziaria globale, candidandosi a banchiere dell'anno, si è fatto raggirare dal truffatore Berny Madoff.

"Se non comprendi del tutto uno strumento finanziario, non comprarlo", diceva don Emilio e, aggiungeva, "Se non compreresti per te stesso uno specifico prodotto, non cercare nemmeno di venderlo". Parole che devono risuonare beffarde alle orecchie dei suoi clienti che hanno perso 2 miliardi e mezzo di euro nella "suola" rifilatagli dal Santander Optimal (davvero Optimus) Fund dell'ineffabile Don Emilio.

E abbiamo visto la caduta di Wall Street, il salvataggio di Wachovia, Bear Stearns, Merrill Lynch e Countrywide, la nazionalizzazione di entità gigantesche come Fannie Mae e Freddie Mac e della prima compagnia di assicurazioni statunitense e forse del mondo, AIG, il fallimento di Lehman Brothers, le Investment Banks che, pur di salvarsi, hanno chiesto ed ottenuto di diventare banche ordinarie e di essere per ciò soggette alla vigilanza della Federal Reserve, la costituzione di un fondo di salvataggio (TARP) da 700 miliardi di dollari a spese dei contribuenti americani.

A spese nostre il salvataggio di Alitalia e il prossimo venturo di Unicredit, Intesa e Monte Paschi. I banchieri con l'acqua alla gola stanno trattando con Tremonti la resa finale e hanno le valige ormai pronte. I Bazoli, i Passera, i Mussari, i Profumo sono già nella polvere, tutti meno uno, sempre lui...Cesarino. Ripartiamo da qui, la tempesta sarà ancora lunga e ne avremo da raccontare!

Labels: , , , ,