Monday, April 13, 2009

Che tempo farà

Secondo un'inchiesta del Wall Street Journal, che ha interrogato alla bisogna 53 economisti di tutto il mondo, la recessione terminerà nel mese di Settembre, anche se la maggioranza degli intervistati ritiene che fino alla seconda metà del 2010 la ripresa dell'economia non sarà sufficiente a ridurre la disoccupazione.

Questi economisti prevedono una contrazione della produzione nel primo e secondo trimestre di quest'anno rispettivamente del 5 e del 1,8 per cento e un ritorno alla crescita - un modesto 0,4% - a partire dal terzo trimestre. "La fine del calo non è l'inizio della ripresa" sostiene però David Resler, economista della Nomura, "E' come un match di box. Anche se vinci il combattimento non scenderai dal ring nelle stesse condizioni di quando ci sei salito".

Le prospettive del mercato del lavoro invece rimangono deprimenti. Più di un terzo degli economisti prevede che la disoccupazione raggiungerà il suo picco nella prima metà del 2010, con altri 2,6 milioni di posti di lavoro persi nei prossimi 12 mesi. "La ripresa economica non determina un automatico recupero dell'occupazione," dice Joseph Lavorgna della Deutsche Bank, che stima sia necessaria una crescita annua del 4% nei prossimi 6 anni per veder tornare il tasso di disoccupazione ai livelli del 2007.

A dispetto delle cattive notizie per l'occupazione i 53 economisti vedono rosa e segnali di speranza in alcuni fattori economici: la ricostituzione delle scorte di magazzino, la produzione necessaria comunque a sostenere la residua domanda di beni, gli effetti delle politiche monetarie e fiscali messe in atto dai governi, i programmi di stimolo del Tesoro americano e dalla Fed.

A quanto pare basta poco ai nostri economisti, nessuno dei quali aveva previsto la crisi, per consolarsi. Tuttavia questa volta, non si sa mai, mettono le mani avanti, come i metereologhi che prevedono la possibilità di sereno, variabile e qualche pioggia allo stesso tempo. Infatti, secondo loro, permangono due grandissimi rischi che potrebbero fermare la ripresa, entrambi relativi al mercato del credito: la possibilità del fallimento di qualche grande istituzione finanziaria e la persistente riluttanza dei consumatori a spendere ed a investire. Quisquilie, pinzellacchere, direbbe Totò.

Ma lasciamo questi economisti e le relative previsioni al loro destino e al vaglio della Storia e veniamo ai dati nudi e crudi divulgati dall'OCSE il 10 aprile e relativi al mese di Febbraio. La recessione si è approfondita nelle maggiori sette economie mondiali secondo l'OCSE e i pochi timidi segnali positivi non dovrebbero essere enfatizzati. Il quadro per tutti i Paesi rimane debole con gli indici della produzione, in Stati Uniti, Canada, Giappone e maggiori economie non-OCSE in particolare, che si sono ulteriormente deteriorati nell'ultimo mese.



Stiamo dunque attenti e non diamo ascolto al canto delle sirene di quanti parlano di crisi finita, scambiando i propri desideri per realtà. A volte quelle che sembrano notizie rassicuranti poi rivelano spesso prospettive deprimenti. E come abbiamo già visto in un altro post, anche nel periodo della Grande Depressione ci sono stati riprese e rimbalzi, anche di alcuni mesi durante una discesa lunghissima e inarrestabile.

2 comments:

  1. Parlo da persona assolutamente ignorante in materia ...ma non è un pò fine a se stesso il paragone con la crisi del 29?. Ovviamente i contesti storici e il tipo di economia in cui sono avvenute queste crisi sono molto diversi ...

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  2. Nessun economista, tanto meno Krugman, dal cui blog ho ripreso il grafico, sostiene che questa crisi è come quella che va sotto il nome di Grande Depressione. Sono differenti cause e dinamiche ma questo non significa che non possiamo, anzi dobbiamo, mettere a confronto, tenuto conto appunto delle differenze, crisi diverse da cui possiamo trarre lezioni e previsioni, cosa che si sforza di fare il dibattito che si sviluppa in innumerevoli blog. Sulla comparazione tra diverse crisi e relativi grafici ti consiglio il sito dshort.com e questo grafico interattivo.

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