Sunday, January 04, 2009

Quando c'era Lui

Per la serie "Chi l'avrebbe mai detto?" sapevate che l'ormai famoso Piano Paulson da 700 miliardi di dollari per salvare i banchieri americani dalla bancarotta ha avuto un lontano parente nel ventennio fascista? Ce lo ricordano Luigi Zingales e Raghuram J. Rajan in Salvare il capitalismo dai capitalisti.

L’Italia è un esempio di come l’establishment abbia utilizzato il denaro pubblico per proteggere sé stesso e le proprie posizioni in un’economia gravemente colpita dalla Grande Depressione, con conseguenze che si protrassero per i successivi sessant’anni. Già prima della Grande Depressione, l’economia italiana era stata indebolita dalla decisione di Benito Mussolini di rivalutare la lira nel 1926. La conseguente deflazione fu molto forte. Nel giro di un anno il credito totale esteso dalla banca centrale al sistema bancario si ridusse del 36 per cento. Per supplire alla carenza di liquidità interna, le banche ricorsero al credito estero. Nel 1930, tuttavia, anche questo venne a mancare, e le riserve cominciarono ad assottigliarsi. Questo diede origine ad una grave crisi di liquidità del sistema bancario, il cui patrimonio era vincolato in crediti a lungo termine e partecipazioni azionarie. Una dopo l’altra, le maggiori banche chiesero aiuto al governo fascista. Il governo seguì lo stesso procedimento utilizzato in precedenza per operazioni di salvataggio di piccole banche, costituendo una società finanziaria sostenuta dallo stato e dalla banca centrale. Questa società acquistò tutte le azioni detenute nel portafoglio delle banche al loro prezzo di carico, che era più elevato, anziché al prezzo corrente. In tal modo il governo non si limitò a fornire liquidità al sistema bancario, ma assorbì parte delle perdite, diventando azionista di maggioranza in alcune società. [...] Il costo dell’intera operazione fu pari al 10 per cento del Pil, una cifra impressionante che oggi, negli Stati Uniti,
corrisponderebbe a mille miliardi di dollari
.

Il piano Paulson nella stesura originale sembrava la sua esatta copia in quanto il governo federale si accollava i titoli tossici nei portafogli delle banche a prezzi comunque superiori a quelli di mercato (arrivati a virtuali 10 cents per ogni dollaro in carico), poi è stato cambiato ma l'essenza è rimasta la stessa: salvare con il denaro pubblico i banchieri responsabili del disastro.

Così come con il denaro pubblico Tremonti si prepara a salvare Unicredit, Intesa e Monte Paschi. Si è detto che comunque come contropartita il ministro vuole la testa di chi ha sbagliato o che almeno i vertici si taglino i premi milionari che continuano a percepire e gli azionisti rinuncino al pagamento della cedola.

Ma voi ci credete o finirà come sempre in Italia a tarallucci e vino con i colpevoli sempre in sella e noi a pagare i danni e le loro truffe? Tanto "la gente, il cui futuro è messo direttamente a repentaglio da tali provvedimenti, resta a guardare, raramente protesta, spesso non capisce, e ogni tanto applaude" pure.

No comments:

Post a Comment