Tuesday, March 03, 2009

Banche stressate

Chi mi segue dall'inizio dell'anno, da quando cioè ho ripreso le pubblicazioni, sa come la penso sulla nazionalizzazione delle banche, sulla patrimonializzazione di quelle italiane e sui cosiddetti Tremonti Bond, riguardo ai quali mi chiedevo se avremmo visto presto quali sono le banche così malridotte da ricorrervi accettando condizioni tanto stringenti ed onerose.

A iniziare dal tasso di remunerazione di questi titoli assimilabili alle obbligazioni subordinate: dal 7,5 all’8,5%, almeno il doppio di quello offerto nelle emissioni di obbligazioni subordinate di questi ultimi mesi. Il decreto prevede inoltre che qualora le banche non rimborsassero i bond entro quattro anni, i tassi salgano progressivamente ogni anno. Un meccanismo equivalente a quello dei prestiti usurari. Perchè mai le "solide" banche italiane dovrebbero dunque ricorrervi, pagando un conto così salato?

Perchè in realtà non sono affatto solide e, come abbiamo già visto, il valore del loro attivo andrebbe abbattuto di una percentuale compresa tra il 60 e l'80 per cento. Sono con l'acqua alla gola e i Tremonti Bond servirebbero solo a tappare momentaneamente le falle e a tirare avanti ancora qualche mese. A dirlo non è solo un economista dilettante come il sottoscritto ma anche Alessandro Penati, Professore ordinario di scienze economiche alla Cattolica di Milano, che si è posto la mia stessa domanda. Nella sua risposta ci spiega che i Tremonti bond non servono a niente e che occorrerebbero almeno 130 miliardi di euro per salvare le banche italiane:

[...] La caduta dei prezzi di immobili e azioni, e l' aspettativa delle sofferenze che la recessione causerà, ha ridotto le stime di mercato del valore dell' attivo delle banche, assottigliandone e, in molti casi, azzerandone il capitale. Ecco perché il crollo dei titoli bancari. Per assorbire le perdite, attuali e prevedibili, e ricostruire il patrimonio delle banche non ci sono capitali privati sufficienti. Che piaccia o no, le risorse devono essere pubbliche.[...]

Ho provato a sottoporre le nostre quattro maggiori banche (Popolare, Intesa, Unicredit, Mps) a un mio stress test. La recessione è già ora la più grave degli ultimi 30 anni: a fine 2008, il Pil italiano era sceso cumulativamente (-2,9%) più che nel 1993 (-1,9%), nel 1983 e nel 2001. Ho pertanto ipotizzato che le sofferenze lorde crescano almeno ai livelli del 1994, e che il loro valore sia il 40% del nominale. Ho dimezzato il valore dell' avviamento in bilancio: è il premio che le banche hanno pagato per le acquisizioni e fusioni degli anni scorsi, fatte a prezzi da bolla. E ho ridotto del 15% la sola componente azionaria dei titoli in portafoglio al 30/9 (metà della discesa della Borsa); del 35% i titoli di capitale non negoziabili, e del 10% la posizione in derivati. Le condizioni sono meno severe di quelle usate negli Usa: ma le potenziali perdite possono spazzar via tra il 72% e l' 87% del patrimonio (post aumento per Unicredit) delle maggiori banche italiane. Per assorbire eventualmente queste perdite e riportare il loro patrimonio al 8% delle attività rischiose servirebbero 130 miliardi. Dunque, ha ragione la Borsa. E i Tremonti bond sono inutili. I capitali previsti appaiono insufficienti. E sono ulteriori debiti che le banche si accollano (pagandoli salati), quando il problema è invece di costringerle a fare pulizia e assorbirne le perdite.

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