Wednesday, August 19, 2009

Non chiedete più quando finirà la recessione

Non è certamente un bel quadro quello che esce dalla Newsletter settimanale di RGE Monitor, il team economico guidato da Nouriel Roubini. Le previsioni mostrano alcune luci ma le prospettive non sono tali da fare felici gli inguaribili ottimisti alle prese in questi giorni con i tonfi delle borse, spiegabili per loro come semplici storni e prese di profitto. Oggi la borsa di Shangai è arrivata a toccare una perdita di quasi il 5% a riprova che i mercati non sono molto convinti che la recessione sia finita, come televisioni, politici ed economisti allineati strombazzano ai quattro venti.

Secondo RGE Montor una serie di dati economici e finanziari hanno mostrato segni di miglioramento anche se gli indicatori macro sono ancora negativi, Il corso del deterioramento economico ha rallentato significativamente e dopo quattro trimestri di severa contrazione dell'attività economica è prevedibile ora che gli Stati Uniti mostrino una crescita positiva in termini reali del PIL nella seconda metà del 2009.

Ma attenzione, questo non significa che la recessione sia finita, come molti economisti sostengono. Invece tutte le variabili utilizzate dal NBER (National Bureau of Economic Research) per delimitare i periodi di recessione continueranno a contrarsi o a mostrare una crescita al di sotto dei normali standard medi. Secondo RGE le scelte di politica economica e altri fattori rafforzeranno la crescita del PIL, sebbene in via temporanea, nella seconda metà del 2009. Inoltre la forma della ripresa (sarà a V a U o a W?) ed altri fattori condizioneranno il miglioramento dei risultati dell'economia statunitense. Per RGE la crescita rimarrà ben al di sotto del suo potenziale nel 2010, mentre la ripresa sarà molto più vicina a quella a forma di U.

Alcuni dei cosiddetti "germogli verdi" osservati nell'economia negli ultimi mesi possono essere definiti germogli verdi solamente se comparati con il quadro economico che avevamo ad inizio dell'anno. La contrazione di alcuni indicatori, come la produzione industriale, è ancora comparabile alla recessione degli anni '70 e '80. Il rapporto di Luglio sull'occupazione ha mostrato "solo" 247.000 posti di lavoro in meno, cosa difficilmente spacciabile come germoglio verde in qualsiasi altra recessione del dopoguerra. Tuttavia, visto quanto gli Stati Uniti sono andati vicini ad entrare in una depressione, anche 250.000 posti di lavoro persi in un mese sembrano in grado di fare felici gli investitori.

Secondo RGE Monitor nella seconda metà del 2009, dopo che l'economia ha toccato il fondo di una contrazione record (la peggiore degli ultimi 60 anni), avverrano degli assestamenti, come una più lenta diminuzione delle scorte di magazzino, mentre le misure di politica economica come gli incentivi alla rottamazione daranno una spinta alla produzione di auto e alla spesa prodotta dalle altre misure di stimolo. Secondo RGE Monitor, questi fattori porteranno probabilmente il PIL in territorio positivo nel 3° trimestre del 2009.

Tuttavia la NBER probabilmente non dichiarerà finita la recessione fino alla fine del 2009 o all'inizio del 2010. Per di più, oltre la crescita del PIL, la NBER guarda ad altre quattro variabili quando dichiara una recessione: i reali redditi personali al netto della spesa sociale, la manifattura reale e le vendite all'ingrosso e al dettaglio, la produzione industriale e l'occupazione. Mentre tutti questi indicatori potrebbero dare risultati migliori nella seconda metà dell'anno rispetto al primo semestre probabilmente rimarranno in contrazione o registreranno una crescita al di sotto dello standard medio. Con il mercato del lavoro ora primario indicatore della ripresa nei consumi privati e dello sviluppo economico, i trend sui posti di lavoro influenzeranno in modo definitivo la dichiarazione della NBER.

L'assestamento delle scorte di magazzino terminerà per larga parte entro la metà del 2010 così come l'impatto dello stimolo. ma poichè la ripresa nella domanda privata sarà debole, rischierà di scivolare in una crescita anemica (ben al di sotto delle potenzialità) nel 2010, con il pericolo di una ricaduta nella recessione (double-dip recession, a forma di W). L'esaurimento della maggior parte delle misure di politica economica significherà che ci sarà poco spazio in futuro per stimoli fiscali e monetari addizionali. Le misure di politica economica che richiedono costi fiscali di lungo termine possono determinare solo stimoli temporanei alla crescita. Qualsiasi tipo di ripresa sostenibile in definitiva deve arrivare da una ripresa nella domanda privata, attraverso i consumi e gli investimenti, entrambi i quali verranno contratti da fattori strutturali.

Preceduta dalla crisi finanziaria, quella attuale è la più severa e prolungata recessione dagli anni '30. Evitando la sofferenza a breve nel settore privato con la socializzazione delle perdite e incrementando il debito nel settore pubblico attraverso larghi deficit e accumulazione di debiti si determineranno costi a lungo termine e verranno forzati i consumi privati. I motori del precedente boom dei consumi, il settore edilizio e il credito facile rimarranno sotto pressione anche dopo che l'economia sarà uscita dalla recessione. Debolezze strutturali persisteranno. Fino a quando non troverà nuove fonti di crescita l'economia crescerà al di sotto delle potenzialità per diversi anni. Le potenzialità di crescita del PIL potrebbero anche ricevere un colpo, passando da una media di circa il 2,8% nel periodo 1997-2008 a circa il 2,25% nei prossimi anni. La crescita della produttività è stata temporaneamente difesa durante la recessione non grazie all'innovazione o agli investimenti produttivi, ma grazie a tagli aggressivi del lavoro e delle ore lavorate effettuati dalle imprese. Nei prossimi anni, la crescita della produttività rimarrà sotto pressione per l'invecchiamento dei lavoratori, aumenterà la disoccupazione strutturale, le professionalità diminuiranno, e gli investimenti e l'innovazione rallenteranno.

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