Tuesday, December 21, 2004

Teatrini

Quasi tutti i comunicati stampa della Fabi Nazionale ricordano, costantemente, di essere "il sindacato più rappresentativo dei bancari".
Dimostra di non essere immune da questa ossessione neppure la SAS Fabi di Torino di Banca Antonveneta la quale, in un suo comunicato, da una parte se la prende con il "teatrino" della rivendicazione circa "la centralità del 1° tavolo" e dall'altra non riesce a resistere dal non autocelebrarsi come "il Sindacato maggiormente rappresentativo della BAPV".
Certamente a queste affermazioni della Fabi non fa difetto una buona dose di incoerenza ma il vero problema da sottolineare è che, come scriveva un nostro editorialista, «non sempre il più rappresentativo è il più forte; è l'unione che fa la forza dei numeri e delle idee».
Evidentemente se si chiama 1° tavolo una ragione ci sarà e non è certo colpa dei sindacati che vi siedono se la Fabi è costretta a dare le sue "rappresentazioni" nel teatrino che si merita.

Monday, December 20, 2004

Mamma, li turchi !!!

No, non è il grido di allarme e di dolore dei leghisti nella loro anacronistica e ridicola battaglia. Piuttosto ne è la nemesi, perchè "li turchi" sono già arrivati, nel Paese e in Antonveneta. "Li turchi" al Ministero del Lavoro o del Welfare che dir si voglia. Guarda caso con la bandiera della Lega Nord. Dunque se l'economia va a scatafascio, mentre già la raffica di aumenti per tariffe, bolli, benzina, gasolio e autostrade si mangia il ridicolo taglio delle tasse, che ti trova il ministro per risolvere ogni problema? Ma è ovvio, la riforma dell'art.18, la panacea di tutti i mali d'Italia.
E "li turchi" travestiti da nordestini si annidano nel consiglio d'amministrazione di Antonveneta, pronti a fare da cavallo di troia per nuove invasioni barbariche. Qualcuno se ne è accorto ma le difese innalzate fanno acqua da tutte le parti. Come è possibile parlare di "veneticità" di una banca che vorrebbe avere una vocazione nazionale ed internazionale ed è quotata in borsa? Certo è una battaglia legittima quella di coloro che vorrebbero il ponte di comando a Padova. Ma sono altre le cose alle quali si dovrebbe guardare. Ogni progetto andrebbe valutato per la sua idoneità a creare valore aggiunto e sviluppo e a non disperdere un patrimonio culturale, economico e professionale. E questo farebbe anche un accorto investitore che non voglia solo fare speculazione. E allora una eventuale fusione con Bipielle soddisferebbe queste condizioni? Una fusione con un gruppo che è al trentesimo posto per redditività e che quanto a patrimonializzazione è messo peggio di Antonveneta? Un gruppo che fonda le sue "origini" e la sua espansione su operazioni a dir poco discutibili e men che chiare, come l'acquisto della Banca Rasini, nota a tutti per essere la Banca della mafia?
Poi sappiamo che sui mercati finanziari e in borsa sono i soldi che contano e che se a Bill Gates venisse in mente di comprarsi Antonveneta nessuno potrebbe impedirglielo se non il grande controllore che esercita un potere al di fuori di ogni regola di mercato e delle stesse leggi comunitarie.
Ecco questo è il punto. La Bipielle non ha neanche i soldi per comprarsi Antonveneta e offre figurine di un bene che non vale niente e qualche spicciolo al tavolo dei "turchi". Ma questi "turchi" sono sensibili alle sirene del potere finanziario e delle sue trame al di sopra di un "mercato" che purtroppo in Italia è solo una parola vuota e che descrive unicamente quello che si decide nei salotti di via Nazionale a Roma o nella villa di Arcore. E allora aspettiamoci un bel regalino sotto l'albero di Natale. Se poi Babbo Natale non si farà vivo ci sarà ancora tempo per la Befana.

Tuesday, November 30, 2004

A' da venì Peter Pan

Qualcuno l'ha paragonato a un Robin Hood alla rovescia: ruba ai poveri per regalare ai ricchi. Ma la metafora fa un torto all'eroe senza macchia e senza paura della foresta di Sherwood. E che, dovremmo forse far indossare a Bondi i panni di Frate Tuc e a Siniscalco quelli di Little John? No per carità. Piuttosto paragoniamolo a Capitan Uncino, sulla tolda del suo Veliero delle Libertà, con la sua ciurma sempre più indisciplinata e demenziale, i suoi loschi bucanieri, i Gasparri, i Larussa, i Previti, i Calderoli che si ubriacano e sghignazzano per le loro grasse e livide battute (recentemente anche un poeta come Luzi ne ha fatto le spese). Un'operazione "storica", "epocale", "decisiva per il rilancio dell'economia", "svolta mai effettuata fino ad ora nella storia d'Italia". Dai tavoli maleodoranti della Taverna delle libertà partono veline e tabelle manipolate per ingannare gli italiani. Ma dov'è l'annunciata svolta epocale? Anche accettando le cifre del Governo, complessivamente la manovra finanziaria per il 2005 contiene un aumento delle imposte, non una loro diminuzione. E i 6,5 miliardi per i tagli come li hanno messi insieme? Altri tagli ai servizi sociali e trucchi contabili: si fanno anticipare 2mld di tasse dalle banche e mettono nel bilancio del 2005 come un credito quello che non hanno incassato con il condono edilizio nel 2004. Insomma finanziano i tagli con altri debiti.E chi sono i beneficiari dell'operazione epocale? Le veline affermano che gli sgravi sono concentrati sui redditi più bassi. Falso. Guardiamo a chi vanno quei 6,5 miliardi (in realtà sono 4,3 nel 2005, il resto viene spalmato nel 2006). Dal reddito zero al reddito di 40 mila euro l'anno il beneficio fiscale va da 0 a 40 euro al mese. I poveri non prendono nulla, per i quasi poveri e i meno poveri fino al ceto medio che comunque fatica ad arrivare a fine mese i vantaggi sono questi: da 0 fino a 40 euro mensili. La cifra massima, 40 euro, equivale a una modesta cena in trattoria per due persone o, come dice Scalfari, a trenta cappuccini al mese in più o a pagarsi un paio di medicine di quelle che lo Stato non pagherà più, consapevoli poi che questi sgravi in realtà se li mangeranno l'aumento del costo della vita e il fiscal drag nel 2005. Perciò rinunciamo anche all'idea della cena o di ingozzarci di cappuccini.Sapete poi quanti sono i cittadini compresi nella fascia da 0 a 40 mila euro di reddito? Sono il 75 per cento del totale. E sapete quanto va a questo 75 per cento? Un miliardo e 800 mila euro. Poiché le cifre non sono opinioni il risultato è il seguente: il 75 per cento dei cittadini beneficia del 36 per cento della manovra, mentre il 25 per cento dei cittadini (quelli con redditi superiori ai 40 milioni) beneficia del 64 per cento. Della serie, come rubare ai poveri per regalare ai ricchi. E i sindacati sarebbero "patetici" e "fuori dal mondo"? Cari pirati dell'Isola che non c'è, gli italiani sono abituati ai sacrifici e hanno fatto il callo ai vostri imbrogli e teatrini, ma non ci stanno ad essere presi anche per il culo. A' da venì Peter Pan.

Monday, November 29, 2004

Uomini o caporali?

Dalle Agenzie stampa. "Non ci sono contatti con nessuno. Noi abbiamo il nostro piano industriale: siamo concentrati su quello. Lo stiamo realizzando con grande meticolosità. Non ci sono 'distrazioni'. Poi, se dovessero intervenire delle cose nell'interesse degli azionisti verranno valutate". Così il presidente di Banca Antonveneta, Tommaso Cartone, a margine del convegno di Fi sul modello di sviluppo del Veneto, smentisce decisamente tutte le voci di mercato che si stanno intensificando su un possibile 'matrimonio' tra l'Istituto di credito padovano e la Banca Popolare di Lodi. Conosciamo il valore delle smentite su questi argomenti. Staremo a vedere. C'è comunque una cosa che mi ispira un'amara constatazione. Pontello ci diceva sempre, certo con un po' di retorica e con furbizia, che la Banca aveva tre stelle polari: i soci, i clienti e i dipendenti. Prendo atto che l'unico interesse rimasto è quello per gli azionisti. Le filosofie cambiano con i tempi e con i capi. Alla faccia del protocollo sullo sviluppo sostenibile e compatibile del sistema bancario firmato solo quattro mesi fa e del ruolo centrale delle risorse umane e della loro valorizzazione quale "elemento indispensabile e strategico per lo sviluppo ed il successo dell’impresa" e alla faccia dei "valori etici fondamentali cui devono ispirarsi tutti coloro che, ai diversi livelli, operano nelle imprese e della costante attenzione agli impatti sociali ed ambientali connessi all’esercizio della propria attività". Quisquilie. Pinzellacchere.

Friday, November 19, 2004

Cavalli di Troia

L'ironia questa volta va messa un po' da parte. L'argomento richiede la massima serietà ed attenzione. In questi giorni, dopo il momentaneo stop ai rumor su possibili fusioni tra Capitalia e Antonveneta, sono tornati alla ribalta Fiorani e la sua Bipielle, accreditata, in particolare sulle pagine di Milano Finanza, di essere la possibile partner di una aggregazione con Antonveneta, operazione che dovrebbe realizzarsi, ipotesi suggestiva ma, diciamo noi, infondata, a scapito proprio di Capitalia.Ma chi è Giampiero Fiorani? Leggiamo sul "Riformista" del 21 ottobre che il «Sanford Weill della Bassa», esattamente come il banchiere americano che ha fatto nascere la più grande banca del mondo, Citigroup, a colpi di acquisizioni, si è reso protagonista negli ultimi 8 anni di uno shopping vorticoso: 21 banche e 13 società prodotto, per un totale di 5,3 miliardi di euro d’investimenti, molti ottenuti con aumenti di capitale successivi. Una bulimia resa possibile anche dalla lunga serie di via libera ottenuti dalla Banca d’Italia, vista l’altissima considerazione personale di cui Fiorani gode presso il governatore Antonio Fazio. Questa corsa lanciatissima non è stata rallentata dalle piccole, grandi e grandissime buche incontrate lungo la strada. A cominciare dall’acquisto della Banca popolare di Crema. Per quell’Opa lanciata nel 2000, la banca è finita in tribunale, denunciata da un commercialista, Giovanni Cerea. La sua tesi era che la stessa banca nel ’96 (Fiorani era allora direttore generale ) lo aveva utilizzato per rastrellare l’acquisto del 51% delle azioni della Crema, custoditi dalla società Summa di Lugano. Nel 2000, Bpl rilevò quei titoli pagandoli più del doppio del prezzo di quattro anni prima. La magistratura ha accertato che la banca lodigiana non ha ordinato la «scalata fantasma» e ha assolto i vertici da ogni accusa, ma chi fosse il mandante e chi intascò effettivamente una plusvalenza così ricca è rimasto un mistero. Più facilmente invece si saprà quali sono le responsabilità in un altro procedimento per il quale Fiorani e Enrico Fagioli, Amministratore delegato di Efibanca, la banca d’affari del gruppo, sono indagati a Milano. I reati contestati sono concorso in bancarotta e falso in bilancio e si riferiscono al fallimento della società editoriale e di sondaggi Hdc di Maurizio Crespi. Uno dei tanti sondaggisti venuto su all’ombra di Berlusconi che ha visto naufragare il suo sogno imprenditoriale dentro un buco da 35 milioni di euro dopo il litigio con Efibanca, principale finanziatore. Ad entrambi i soci non è rimasto altro che scambiarsi denunce e «contendersi» l’interesse dei giudici. E poi naturalmente Lodi gioca un ruolo non di secondo piano nelle vicende Cirio e Parmalat visto il coinvolgimento nel punto di congiunzione tra i due: l’affare Eurolat, la vendita delle centrali del latte di Cragnotti a Tanzi. I pubblici ministeri di Roma e Parma stanno indagando sul ruolo svolto dalle banche della confezione di questo «affare». E i commissari Cirio hanno già intentato un’azione revocatoria a riguardo verso tre banche: Intesa, Capitalia e la Bpl. Il quarantacinquenne di Codogno, Fiorani è dunque un banchiere ambizioso che non teme di finire nell’occhio del ciclone e naturalmente ha scelto compagni di viaggio altrettanto arrembanti: è socio della banca d’affari Hopa di Emilio Gnutti (al quale dedicheremo prossimamente una nostra inchiesta) e tra i suoi clienti e azionisti ha la Barilla (di cui è socia in Kamps, la controllata tedesca del gruppo parmense) nonché l’immobiliarista Stefano Ricucci ora in cerca di sostegno bancario per acquistare gli immobili ex Fiat. Fiorani così continua ad essere centro di attrazione di interessi variegati e trasversali, e i suoi clienti ed azionisti sembrano non dar peso a quante volte la sua corsa è costretta a fare piccole soste in tribunale.La storia più recente ci racconta dell'interessamento delle procure di Pavia e Milano, nonché della Consob, ai rapporti tra Necchi e la popolare di Lodi. Stanno indagando sugli ultimi anni di gestione burrascosa e molto misteriosa, sospettando reati che vanno dal falso in bilancio all’ostacolo all’attività di vigilanza. Sulla scorta di queste indagini la Guardia di Finanza ha perquisito casa di Beccaria (amministratore e azionista di Necchi) e gli uffici del socio e principale creditore di Necchi: la Popolare di Lodi appunto, che, tra l’altro, si è fatta promotrice di tentativi di salvataggio anche bizzarri come la fusione con la Rocco Bormioli, famosa per i barattoli di vetro e anch’essa nella galassia Bpl.Visto chi è il personaggio, a questo punto vi chiederete perchè all'inizio dell'articolo diciamo che l'ipotesi di un'operazione Bpl-Antonveneta, presentata come un'operazione contro Capitalia, in realtà non lo sia affatto. Ma perchè è proprio quello che l'astuto Fiorani vorrebbe far credere agli azionisti di Antonveneta, di voler innanzitutto creare un consenso contrario alla fusione con Capitalia. Così in questi giorni avrebbe intensificato, sempre secondo il quotidiano milanese, le consultazioni dei pattisti, cioè degli azionisti raccolti in Deltaerre, la fiduciaria che quasi certamente non farà più parte del nuovo patto da aprile prossimo perché i 15 aderenti, o alcuni di loro, sindacheranno le azioni direttamente assieme a Abn Amro, Benetton, Lloyd adriatico. In realtà, quei tre (Fazio, Geronzi e Fiorani), la Trimurti del credito, vanno d'amore e d'accordo, e se l'operazione diretta con Capitalia incontra resistenza, che altro di meglio che solleticare il nemico con promesse di lauti bottini? Non occorrerebbe scomodare nessun eroe omerico per capire il gioco che stanno facendo. Ma tant'è, gli assediati alla fine accoglieranno tra danze e libagioni il cavallo lodigiano. Cadranno le mura di Ilio.

Saturday, October 16, 2004

Metti un tigre nel motore

Quale motore? Ma nel carrarmato di latta e cartone.
Infatti ora che il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi si è pronunciato per la crescita autonoma di Banca Antonveneta invitando gli imprenditori del Nord-Est a fare la loro parte, forse gli sparuti e deboli patriottardi che si erano pronunciati contro la fusione con Capitalia hanno trovato un buon additivo (che di certo non sarà però più a buon mercato del petrolio) per i loro progetti indipendentisti.

I piani della trimurti sono dunque destinati a liquefarsi (dal verbo liquefare, non dal sostantivo liquame) come neve al sole? Ma niente affatto. La tenzone è solo all'inizio e queste scaramucce verbali dimostrano soltanto che la partita non interessa unicamente Fazio, Geronzi, Fiorani e di riflesso Abn Amro, e che i molti giocatori pronti a scendere in campo da Roma ad Amsterdam, passando per Arcore, stanno preparando i loro eserciti di ventura perché la partita è molto più grande di Antonveneta: il controllo del credito per i prossimi dieci anni almeno.

Noi, siccome non crediamo, con tutto il rispetto, ai moderni e disinteressati salvatori della patria, invitiamo i lavoratori a prepararsi per tempo ai fuochi d'artificio e a indossare idonei indumenti, questi sì di latta.

Wednesday, September 29, 2004

Polo Sud

Tutto si può dire sugli Stati Uniti (e ancor di più su Bush) ma non che l’opinione pubblica non eserciti là una particolare attenzione sui comportamenti delle aziende e sulle malefatte di amministratori e finanzieri, il che a sua volta ha alimentato la curiosità, le capacità di investigazione e di "messa alla gogna" dei colpevoli da parte dei media.
In Usa per "insider trading" (reato previsto per la speculazione sui titoli di una società da parte di chi utilizza a proprio vantaggio informazioni riservate e ottenute perché occupa un posto di rilievo in quella società) si finisce appunto alla gogna e l'unica attività che potrai intraprendere nello Stato a stelle e strisce dopo che ti sei beccato un tale capo d'accusa sarà il commercio delle arance che parenti e i pochi amici che restano ti porteranno in carcere oppure non ti resterà che emigrare al Polo Sud.
In Italia no. In Italia personaggi centrali del mondo finanziario hanno collezionato condanne per corruzione della Guardia di Finanza, falso in bilancio, evasione fiscale e insider trading o hanno patteggiato per lo stesso reato, ma ciò non ne ha certo sminuito il loro ruolo e la loro reputazione nel sistema o davanti all’opinione pubblica. In Italia questi personaggi non ci finiscono al Polo Sud, anzi, ne parlano: Poli Sud, Poli di Centro-Sud e Poli Nord; moltiplicando le loro attività e i loro profitti nei settori più disparati: auto, immobili, telefonia, comunicazioni, banche, alimentari, editoria, stampa.
E così al Polo Sud ci finiremo noi. Pardon, al Polo del Centro Sud. "Perchè l'Italia ne ha bisogno". L'Italia di chi?

Thursday, September 23, 2004

Cavalieri, governatori, camerieri e valvassori

Quando le vicende finanziarie si intrecciano con quelle politiche. Sapevamo tutti che Tremonti, assieme a Tabacci (Udc), aveva messo nel mirino Fazio, e con lui Geronzi e Fiorani. Poi il Cavaliere ha dovuto liberarsi del fantaeconomista e ha ridato fiato alla sacra trimurti, giusto per riequilibrare i giochi, visto che Profumo (Unicredit) e Bazoli (Intesa) sono in odore di ulivo.

Qualche pagina fa avevamo scritto:«Val Casies. Hotel "Quelle". Il risiko che sta per partire nel sistema creditizio italiano è stato concepito tra la quiete dei monti più belli del mondo, ha in Fazio lo stratega e in Geronzi e Fiorani i suoi valvassori. All'incontro non erano presenti le vittime cirio-parmalat-bond argentini. A quanto pare non era presente neppure Matteo Arpe il quale non è stato ancora messo al corrente. Si fa per dire.»

Per inciso il povero (si fa sempre per dire) Arpe è fuori dai giochi perchè in quel progetto il futuro plenipotenziario del nuovo gruppo sarebbe proprio Fiorani, anche se, si dice, come premio di consolazione (si fa sempre per dire), l'attuale ad di Capitalia andrebbe a Mediobanca.

Ora si viene a sapere che in quell'occasione si sarebbe svolta anche una cena a lume di candela nel vicino hotel Rainer, dove stando al personale dell'albergo (si sa che i camerieri sono da sempre i migliori informatori dei giornalisti), oltre alla sacra trimurti avrebbe partecipato e dato la benedizione al patto anche il senatore Udc Taralli. Come si dice, sarà finita a tarallucci e vino?

Wednesday, September 15, 2004

Perestroika intervista Perestroika

Scusi l'impertinenza, ma chi si nasconde dietro questo pseudonimo?

Nessuno. Perestroika non è lo pseudonimo di nessuno. Perestroika è Perestroika. La voce, troppo spesso zittita o inascoltata del bancario che ne ha viste di tutti i colori ed ha accumulato quel po' di esperienza sufficiente per vedere in trasparenza attraverso i veli e le cortine con cui il potere cerca sempre di celare i suoi oscuri disegni, che poi non sono mai così tanto oscuri. E credo che nel nostro settore ci sia tanto bisogno di chiarezza, trasparenza, e democrazia per abbattere i santuari del potere che generano continuamente mostri. Perestroika, in una parola. 

Va bene, prendo atto che non mi vuole dare le sue generalità, ma nella sua dichiarazione scorgo un bel po' di megalomania.

Per carità, io cerco di mettere alla berlina il potere con un pizzico di ironia, dicendo delle cose, piccole cose, che altrimenti non potremmo mai dire. Purtroppo di fronte ad un mare di ipocrisia l'unico salvagente è un po' di ironia, per sorridere ma anche per riflettere e non accettare sempre quello che ci viene propinato. Le rivoluzioni le lascio agli uomini di potere. L'unica vera rivoluzione oggi sarebbe quella di fermarci un attimo e renderci conto verso quale baratro stiamo precipitando.

Parla del settore creditizio o di qualcos'altro?

Parlo della nostra civiltà, della nostra avidità, della violenza, della sopraffazione che c'è nel mondo. E anche nelle nostre banche.

Scusi se rimango sul tema "banche" e restringo i suoi orizzonti. La stampa oggi si esercita a disegnare gli scenari più impensati di un risiko bancario in cui le fantasie dei giornalisti non hanno limiti. E Antonveneta è al centro di ogni futuro scenario. Lei cosa ne pensa?

Sorvoliamo sul fatto che la cura sta uccidendo il paziente. Per i santuari del potere questo è secondario. Quello che è primario è abbattere la febbre (risanare i conti) in maniera che sul mercato l'Azienda produca un adeguato profitto per gli azionisti. Poi, con gli assetti di potere che abbiamo oggi in Italia e l'inefficienza che contraddistingue i soggetti sulla scena, qualsiasi soluzione è destinata a riprodurre su scala maggiore tutta l'inefficienza e la disorganizzazione che ben conosciamo. Credo che i lavoratori di Antonveneta oggi stiano imparando sempre meglio, purtroppo, cosa voglia dire "costruire un aereo in volo". E tutto questo solo per perpetuare il dominio di quella che una volta veniva definita "la razza padrona" ed è passata indenne per le prime repubbliche, mani pulite, cirio, parmalat e bond argentini. Purtroppo questa è la classe dirigente che ci ritroviamo e non ne vedo una alternativa all'orizzonte. Il resto sono tutte chiacchiere ed esercizi di fantafinanza ai quali siamo relativamente interessati, come il gossip su principesse e regine. Alla fine a rimetterci sono sempre i lavoratori.

Ultimamente si è accanito sui vertici della Banca, rei di rimanere incollati alle loro poltrone, nonostante i raggiunti limiti di età. Ma lei pensa davvero che questi giovani rampanti che dovrebbero sostituirli siano meglio di loro?

Ma lo sa' che mi ha proprio stufato? La sua intervista è veramente noiosa. Scommetto che qualsiasi lettore di Perestroika dopo aver abbondantemente sbuffato non sia neanche arrivato a metà intervista e sia passato ad un'altra pagina. E poi, scusi, ma lei fa le domande dandosi anche le risposte. Mi faccia una domanda da Perestroika, per cortesia.

Va bene, le faccio una domanda personale, alla quale mi aspetto una risposta "alla Perestroika": qual'è il più grande rammarico della sua vita?

Che so. Magari non aver sposato la figlia di Enrico Cuccia. Bellissima donna.

Saturday, September 11, 2004

Gianduiotti

Per una volta voglio spezzare una lancia a favore dei banchieri e solidarizzare con chi è fatto continuamente oggetto di fantasie giornalistiche. Per ora nessuno si è ancora spinto a disegnare l'ipotesi di una maxi fusione Sanpaolo-Capitalia-Antonveneta-Unicredit, ma, vedrete, si arriverà anche a questo.

Sempre a proposito di fantasie giornalistiche. In Sanpaolo fioriscono le rose. Ma hanno sempre pochi petali. L'ultima rosa ha un solo petalo e porta un nome: Montani.

L'inamovibilità dei vertici è inversamente proporzionale alle situazioni aziendali: più sono confuse e maggiori le chances di rimanere in sella, magari oltre gli 80 anni come Bernheim alle Generali. Non è il quarto principio della termodinamica, ma un teorema che funziona bene a piazzetta Turati.

Mi dicono che in Direzione Generale il 10 settembre (il giorno dello sciopero nazionale dei bancari) c'è stata una tale concentrazione di crumiri che, come dice il mio collega "tuttoèrelativo", hanno dovuto rinforzare i solai. Ma con i tempi che corrono capisco pure che la paura di non ritrovare più la poltrona o lo strapuntino faccia di questi scherzi.

Val Casies. Hotel "Quelle". Il risiko che sta per partire nel sistema creditizio italiano è stato concepito tra la quiete dei monti più belli del mondo, ha in Fazio lo stratega e in Geronzi e Fiorani i suoi valvassori. All'incontro non erano presenti le vittime cirio-parmalat-bond argentini. A quanto pare non era presente neppure Matteo Arpe il quale non è stato ancora messo al corrente. Si fa per dire.

Notizie sportive
Da Interbanca all'Inter. Mauro Gambaro, direttore generale in uscita della merchant bank di Antonveneta, assumerà la stessa carica nella squadra nerazzurra. No comment

Thursday, September 02, 2004

"Roma val bene una messa"

Mentre nel pollaio padovano i polli sono intenti a beccarsi l'un l'altro per la spartizione del mangime, a Roma, nei salotti che contano, le vecchie volpi pianificano nuove stragi di galline. Fatto fuori il ministro liberalfantasista, uscite per il momento (ma c'è da giurarci che non sarà facile riagguantarle) dai guai giudiziari con una spolveratina sulle spalle, lontane da ambienti dove circolano pericolosi tapiri e incuranti delle proteste chiassose dei piccoli risparmiatori truffati, le vecchie volpi hanno ripreso in mano il mai dimenticato dossier andreottiano della grande banca vaticandicciromana. Oggi la chiamano "grande banca del Centro con forti radici al Nord" ma la sostanza non cambia. La sostanza è come addizionando 1+1+1 si riesca a fare sempre 1. Che è storia dell'ultimo decennio: salvare dalla bancarotta la cassaforte della prima repubblica, depositaria di occulti e indicibili segreti finanziari, incorporando i forzieri (in qualche caso vuoti) di altri istituti e mettendo insieme ricche banche (dissanguandole) con altre decotte. Risultato: una pattumiera. E come Re Mida trasformava in oro tutto ciò che toccava, le nostre volpi in questi anni hanno trasformato in un'altra sostanza, meno gradevole e preziosa del metallo aureo, tutto quello che hanno toccato. Facendo buoni affari, comunque. Hanno comprato per quattro lire Interbanca e BNA e le hanno rivendute ad Antonveneta decuplicando il guadagno e rimpinguando le proprie casse vuote, per esempio. Poco importa se hanno distrutto e dilapidato risorse finanziarie pubbliche e private, rovinato i piccoli azionisti, calpestato la dignità e la professionalità di migliaia di lavoratori. Quello che importa è il risultato, spacciato per un grande progetto di espansione: la Banca del Centro con forti radici al Nord. Queste volpi, tra l'altro devono avere un pubblicitario spiritoso e doppiosensista avendola chiamata Banca del Centro. Per questo l'operazione piace tanto anche a vecchi e nuovi diccì, dall'Alpi alle Piramidi, da Padova a Palermo, e, vedrete, si farà. Parafrasando una frase celebre, "Roma val bene una messa".

Nota storica: Alla fine del '500, la Francia è sconvolta dalla cosiddetta guerra "dei tre Enrichi". Enrico di Navarra con gli Ugonotti, Enrico di Guisa con la cattolica Santa Lega, ed Enrico III, re di Francia. Enrico III, mandante dell'assassinio di Enrico di Guisa, viene ucciso da un frate domenicano della Santa Lega. L'unico Enrico superstite è Enrico di Navarra - ugonotto e futuro Re di Francia col nome di Enrico IV - che potrà entrare a Parigi, in stato d'assedio da molti mesi, solo dopo la conversione. Si dice che egli, prima di farsi cattolico, abbia detto. "Parigi val bene una messa".

Wednesday, July 28, 2004

Tutto bene, madama la marchesa - 2

Leggo sul nostro sito il comunicato delle OO.SS. dell'ex Area Marche e Abruzzo che, a proposito di una cena-premio riservata ai dieci migliori venditori di polizze delle due regioni, lamentano l'incongruenza di una tale iniziativa proprio nel momento di massima criticità e difficoltà dell'azienda non solo sul piano organizzativo ma anche operativo e commerciale, con orde di clienti inferociti e chiusure quotidiane di conti.

Ma dico, li leggono i giornali questi sindacalisti? ....rilancio dei business e dei ricavi...utili per 250 milioni di euro.... ricavi dai servizi in crescita del 15% e quant'altro dovrebbe rallegrarli invece di intristirli così profondamente.

Ma qualcuno crede veramente che tutto questo bendidio sia solo il frutto delle continue manovre su tassi e condizioni e che alla lunga queste politiche ci porteranno alla rovina e alla svendita per quattro lire...pardon, euro (caspita anche i vecchi detti si sono inflazionati)? Beata ingenuità!

Il futuro è radioso e il grande timoniere ci porterà alla "meta".

Tuesday, July 20, 2004

Tutto bene, madama la marchesa

Il ministero delle Politiche agricole e forestali, ha emesso il bando di un concorso pubblico, per esami, per la nomina di centodiciannove commissari forestali del ruolo direttivo dei funzionari del Corpo forestale dello Stato con scadenza 8 agosto 2004.

All'Art. 2 del bando, Requisiti di partecipazione, è richiesta...«Statura non inferiore a m 1,65 per gli uomini e 1,60 per le donne; (...)apparato dentario tale da assicurare la funzione masticatoria e, comunque, debbono essere presenti: i dodici denti frontali superiori e inferiori; è ammessa la presenza di non più di sei elementi sostituiti con protesi fissa; almeno due coppie contrapposte per ogni emiarcata tra i venti denti posteriori; gli elementi delle coppie possono essere sostituiti da protesi efficienti; il totale dei denti mancanti o sostituiti da protesi non può essere superiore a sedici elementi».

Pubblichiamo questa notizia non perché ci si possa più meravigliare di qualcosa in questa Italia balneare né per segnalare ad alcuni nostri lettori, in possesso dei necessari requisiti odontoiatrici, la possibilità di cambiare mestiere, ma per suggerire, in via sperimentale, l'introduzione di tali requisiti, anche in Antonveneta, per la selezione del personale da adibire ad alcune importanti funzioni.

Per esempio ai componenti della task force incaricata dei colloqui con i candidati all'esodo, in quanto non avendo altri argomenti a disposizione, possano almeno fare sfoggio di un sorriso convincente, per non parlare del personale adibito alla consulenza e gestione commerciale dove una sana e forte dentatura è diventata indispensabile non solo a fini estetici ma anche e soprattutto a scopo di tutela e difesa personale.

Capisco di essere greve ed eccessivo con queste conclusioni ma mi è difficile ironizzare con leggerezza e soavità quando si fanno sempre più numerose le denunce, da parte dei colleghi, di telefonate minatorie, minacce verbali e fisiche, scritte ostili ed intimidatorie sui muri esterni delle Filiali, da parte di una clientela che a fronte di continue manovre su tassi e condizioni, si sente come coinvolta in una guerriglia mediorientale. Non c'è da preoccuparsi? Tutto va bene madama la marchesa? Vedremo. Purtroppo.

P.S.: Un giovane lettore mi ha chiesto il significato del titolo di questo articolo e le origini di questo modo di dire. Questa beata ignoranza non mi scandalizza ma mi fa capire che gli anni passano inesorabili per tutti e ancora non è stata scoperta la fontana dell'eterna giovinezza anche se c'è in giro qualche valido surrogato e/o stimolante. Temo che pochi di voi ricorderanno Nunzio Filogamo e la frase con cui si presentava nelle case degli italiani attraverso gli schermi televisivi nei primi anni '50: "Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate". Un saluto rimasto impresso nella memoria storica del Paese insieme ad alcune sue popolarissime trasmissioni televisive e a canzoni che entrarono nel lessico collettivo come, appunto, "Tutto va bene madama la marchesa" divenuto un tormentone nazionale ed ancor oggi usato soprattutto a proposito di certi potenti personaggi pubblici che, davanti all'evidenza incontrovertibile di una realtà negativa, ostentano ottimismo e vedono grandi risultati anche quando stanno affondando con tutta la barca. La cosa potrebbe anche essere divertente se non fosse per il non trascurabile particolare che spesso noi siamo i passeggeri... più o meno ignari ed innocenti.

Friday, July 02, 2004

La banda dell'Attack

Una volta in gergo si parlava di "Radio scarpa", ora, per alimentare il gossip, precostituire posizioni difensive ed alzare le barricate non ci si fa scrupolo di utilizzare strumenti più sofisticati scomodando giornalisti (sempre pronti ad inzuppare) e addirittura coinvolgendo la Banca d'Italia. Presto anche il Quirinale sarà chiamato a scendere in campo dicendo la sua sulle presunte decapitazioni in Banca Antonveneta?

Non vorremmo cadere nell'infortunio accaduto qualche tempo fa a chi parlò di burattini, burattinai, pinocchi, fatine e pistole fumanti sui tavoli ma come diceva e ancora dice uno degli ultimi superstiti della prima repubblica, "a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca".

Banca mutilata, pelosi commiati, sussurri nei corridoi, epurazioni, al governatore di Bankitalia non piacerà, clima teso, Montani e Cartone non si parlano, gli azionisti divisi. Certo i giornalisti fanno il loro mestiere ma sappiamo tutti che alla base del loro lavoro ci sono le veline e le notizie "confidenziali" dell'informatore volontario di turno.

Cui prodest? Fate voi. Io un'idea ce la ho e se avete letto il mio precedente articolo capirete anche a chi mi riferisco.....la banda dell'Attack. Sull'argomento non devo perciò aggiungere altro, se non auspicare un ricambio "fisiologico e naturale" e un'ultima avvertenza: il "burattinaio", per sua natura, agisce sempre nell'ombra e le sue trame spesso servono a nascondere i suoi reali obiettivi.

Thursday, July 01, 2004

Incollati alle poltrone

Qualche tempo fa nella Rassegna stampa ho letto di quel curioso episodio, avvenuto a Vicenza, di un ex cliente Antonveneta incollatosi per protesta ad un pilone esterno della Banca. Il breve trafiletto segnalava che pompieri e polizia avevano dovuto lavorare due ore per staccare le sue mani dal pilone. 

Evidentemente la notizia non è poi così singolare se è vero, come è vero, che in Banca Antonveneta sono numerosi i casi di un ancor più appassionato attaccamento all'Istituto. Sicuramente il collante utilizzato da certi affezionati dirigenti deve essere molto più efficiente del semplice Attack, vista la resistenza con cui rimangono incollati alle poltrone, nonostante i superati limiti di età.

Ai primi di Giugno la Banca aveva scritto una lettera ai Sindacati dove si lamentava dei risultati particolarmente deludenti del piano di esodazioni, arrivando a prospettare l'eventualità di ricorrere, previa attivazione delle procedure di legge, all'esodazione coattiva di una quota di personale e chiedendo un confronto "a tutto campo". Salvo poi attuare una precipitosa marcia indietro quando il Sindacato, dichiarando la propria disponibilità a trovare una soluzione, ha premesso che, ovviamente, tale misura avrebbe dovuto riguardare non solo il personale impiegatizio e i quadri direttivi. 

In attesa dunque di ulteriori sviluppi e dei risultati della task-force mandata in giro per l'Italia "a supporto dei lavoratori interessati ai pensionamenti incentivati o agli esodi", non ci rimane che auspicare che le verifiche autunnali servano effettivamente a dimostrare che qualcosa sta cambiando e che, senza fare facile demagogia, i sacrifici per raddrizzare la barca li stanno facendo tutti. Altrimenti sarà sempre più difficile spiegarci le politiche a senso unico delle riduzioni dei costi, delle ristrutturazioni, dei fuori organico, di certi sistemi incentivanti.

Non occorrono pompieri e polizia in questo caso, ma solo coerenza, coraggio e rispetto dei lavoratori.